Cerca

Ndrangheta e traffico di armi in Calabria: scoperto un arsenale collegato alla cosca Molé

Redazione
Condividi:
Ndrangheta e traffico di armi in Calabria: scoperto un arsenale collegato alla cosca Molé
Notizia in evidenza
Occhio alla notizia
Tempo di lettura: ~3 min

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Indagine della DDA di Reggio Calabria tra chat criptate e armi da guerra

Nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, si ricorda che tutte le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Un’importante operazione contro la ’ndrangheta in Calabria ha portato alla scoperta di un vasto traffico illecito di armi riconducibile alla cosca Molé di Gioia Tauro. L’indagine, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza, ha fatto emergere un sistema strutturato di detenzione e commercio di armi da guerra, armi clandestine e materiale esplosivo.

Tre arresti per traffico illecito di armi

Le Fiamme Gialle, con il supporto dello Scico e della componente aerea, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti:

  • Vincenzo Condello, 35 anni, arrestato e condotto in carcere
  • Salvatore Infantino, 39 anni, anch’egli in carcere
  • Vincenzo Severino, 43 anni, posto agli arresti domiciliari

A carico di Infantino, ritenuto figura centrale dell’inchiesta, è stata contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, per aver favorito gli interessi della cosca Molé.

Chat criptate e vendita di armi: come funzionava il sistema

L’indagine è partita dall’analisi di alcune chat criptate, utilizzate dagli indagati per comunicare in modo riservato. Dalle conversazioni è emersa l’esistenza di un vero e proprio arsenale illegale, con armi fotografate e condivise per essere vendute o scambiate.

Tra il materiale documentato figurano:

  • Kalashnikov
  • Pistole e fucili
  • Una pistola mitragliatrice di fabbricazione tedesca risalente alla Seconda guerra mondiale
  • Circa 600 grammi di tritolo proveniente dall’ex Jugoslavia

Le immagini delle armi hanno consentito agli investigatori di collegarle a un precedente ritrovamento avvenuto nel gennaio 2025, quando i Carabinieri scoprirono armi interrate nelle campagne di Gioia Tauro.

Il ruolo della cosca Molé e i legami con la criminalità organizzata

Secondo gli inquirenti, il gruppo operava come un vero supermarket delle armi, mettendo a disposizione un vasto assortimento destinato a clienti in parte ancora non identificati.

Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia collocano Salvatore Infantino, noto come Testazza, in ambienti vicini alla criminalità organizzata calabrese. Gli investigatori ritengono che il suo operato fosse funzionale al rafforzamento militare della cosca Molé e alla conservazione del suo potere sul territorio.

Tensioni tra cosche e riarmo della ’ndrangheta

L’inchiesta si inserisce in un contesto più ampio di equilibri criminali nella zona di Gioia Tauro, storicamente segnata dalle tensioni tra la cosca Molé e i Piromalli.

Sul piano investigativo, gli elementi raccolti suggeriscono un processo di riorganizzazione militare della ’ndrangheta, con l’obiettivo di rafforzare la capacità difensiva e offensiva del clan. Questo scenario appare collegato anche agli eventi del passato, come la faida culminata nel 2008 con l’omicidio del boss Rocco Molé.

Sicurezza e contrasto alla criminalità organizzata

L’operazione conferma l’importanza dell’azione coordinata tra magistratura e forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata in Calabria. Il sequestro di armi e l’arresto dei presunti responsabili rappresentano un passo significativo nella lotta contro il traffico illegale e il rafforzamento delle organizzazioni mafiose.

Allo stesso tempo, il quadro emerso evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione su fenomeni complessi come il traffico di armi della ’ndrangheta, che continua a rappresentare una minaccia concreta per la sicurezza pubblica e la stabilità del territorio.

Presunzione di innocenza

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.


Vuoi restare sempre aggiornato con le notizie più importanti?

Iscriviti ai nostri canali ufficiali:

Riceverai in tempo reale tutti gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Scritto da Redazione

Leggi altri articoli

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.