Medio Oriente, possibile accordo Usa-Iran su Hormuz: verso la riapertura dello Stretto
Medio Oriente, bozza Usa-Iran su Hormuz: verso la riapertura dello Stretto e la fine del blocco navale
Secondo la tv iraniana, il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz potrebbe tornare ai livelli precedenti alla guerra entro 30 giorni. Intanto restano alta tensione a Gaza e nuovi raid nel sud del Libano
La crisi in Medio Oriente entra in una fase delicata, tra segnali diplomatici e nuove tensioni militari. Secondo quanto riferito dalla tv di Stato iraniana, sarebbe pronta una bozza di intesa tra Stati Uniti e Iran per arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Il documento, indicato come Memorandum di Islamabad, non sarebbe ancora definitivo, ma rappresenterebbe un possibile passo verso una riduzione del conflitto.
La notizia è stata ripresa anche da Reuters, che conferma come la bozza preveda il ritorno del traffico commerciale attraverso Hormuz ai livelli precedenti alla guerra entro un mese, in cambio del ritiro delle forze militari statunitensi dalle aree vicine all’Iran e della fine del blocco navale.
Stretto di Hormuz, cosa prevede la bozza di accordo
Il punto centrale dell’intesa riguarda lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico e per gli equilibri geopolitici del Golfo Persico.
Secondo la bozza illustrata dalla tv iraniana, Teheran si impegnerebbe a ripristinare il transito delle navi commerciali entro 30 giorni, riportandolo ai livelli precedenti alla guerra. La gestione del traffico marittimo avverrebbe in collaborazione con l’Oman, Paese che negli ultimi anni ha spesso svolto un ruolo di mediazione nei dossier regionali più complessi.
L’accordo, tuttavia, non sarebbe automatico. La stessa televisione iraniana ha precisato che il testo è ancora “non definitivo” e che la Repubblica islamica non intraprenderà alcuna azione senza una verifica concreta degli impegni previsti.
Accordo Usa-Iran, possibile passaggio al Consiglio di Sicurezza Onu
Un altro elemento rilevante riguarda il possibile coinvolgimento delle Nazioni Unite. Se entro 60 giorni si dovesse arrivare a un’intesa definitiva, il memorandum potrebbe essere sottoposto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per essere trasformato in una risoluzione vincolante.
Si tratterebbe di un passaggio politico importante, perché darebbe maggiore forza internazionale all’accordo e potrebbe contribuire a stabilizzare una delle aree più sensibili del Medio Oriente.
Resta però aperta la questione della fiducia reciproca. Da Teheran arrivano messaggi prudenti: l’Iran chiede garanzie concrete e considera Hormuz una leva strategica fondamentale nella trattativa con Washington.
Iran e Oman al lavoro su un nuovo meccanismo di gestione
Il vice capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Bagheri, ha confermato che Iran e Oman stanno discutendo un nuovo sistema per regolare il transito delle navi attraverso lo Stretto.
Secondo Bagheri, le condizioni di passaggio potrebbero essere diverse rispetto al periodo precedente al conflitto. Il dirigente iraniano ha inoltre sottolineato che i contatti indiretti tra Teheran e Washington proseguono, ma che un’intesa su Hormuz potrà essere raggiunta solo se ci sarà accordo anche sulle altre questioni ancora aperte.
Tra queste resta escluso, almeno secondo la posizione iraniana, il tema delle scorte di uranio altamente arricchito, che Teheran non considera parte dei colloqui per la fine della guerra.
Gaza, Israele conferma l’uccisione di Mohammed Odeh
Mentre si apre uno spiraglio diplomatico sul fronte iraniano, la situazione a Gaza resta estremamente tesa. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato l’uccisione di Mohammed Odeh, indicato da Israele come nuovo capo militare di Hamas. Secondo Associated Press, l’attacco è avvenuto a Gaza City e avrebbe provocato anche vittime civili, con fonti palestinesi che parlano di morti e feriti.
Katz ha collegato l’operazione alla volontà israeliana di colpire tutti i responsabili degli attacchi del 7 ottobre 2023. Nel suo intervento è tornato anche sul tema della cosiddetta “emigrazione volontaria” da Gaza, affermando che il piano sarà portato avanti “nei tempi e nei modi appropriati”.
Libano, nuovi raid israeliani su Nabatiye e tensione con Hezbollah
La tensione resta alta anche nel sud del Libano, dove sono stati segnalati bombardamenti israeliani nell’area di Nabatiye e in diversi centri della regione meridionale. Le operazioni sono arrivate dopo un ordine di evacuazione diffuso dall’esercito israeliano.
Secondo le informazioni riportate nel liveblog, Hezbollah avrebbe rivendicato scontri ravvicinati con le forze israeliane a nord del fiume Litani, mentre l’esercito israeliano ha riferito di droni esplosivi lanciati da Hezbollah e caduti nel nord di Israele, nella zona di Shlomi.
Medio Oriente, diplomazia e guerra corrono su binari paralleli
Il quadro complessivo conferma una fase estremamente instabile. Da un lato, la bozza di accordo tra Usa e Iran sullo Stretto di Hormuz potrebbe rappresentare un primo segnale di de-escalation. Dall’altro, i fronti di Gaza e del Libano meridionale continuano ad alimentare il rischio di un allargamento della crisi.
Il punto decisivo sarà capire se il Memorandum di Islamabad potrà trasformarsi da bozza politica a intesa concreta. Per ora, la prudenza resta d’obbligo: l’accordo non è ancora definitivo e le parti continuano a muoversi in un equilibrio fragile, tra trattative indirette, pressione militare e necessità di garanzie internazionali.
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