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Delusione Italia. Ora bisogna solo vincere

Giuseppe Corasaniti
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Delusione Italia. Ora bisogna solo vincere
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Non ci sono altre alternative. L’unica speranza è quella della vittoria con la nazionale slovacca giovedì. Il pareggio di oggi, dove la vittoria avrebbe dato la tranquillità necessaria per raggiungere gli ottavi, è stata una vera sorpresa. A differenza della partita giocata con il Paraguay, gli azzurri sono sembrati decisamente più lenti e fuori forma. Innanzi a una Nuova Zelanda, difensiva e fisicamente molto forte, si è vista la totale carenza d’inventiva, classe e fantasia. In partite come queste, dove per passare necessita il colpo di genio, quel Cassano ripudiato da Lippi, sarebbe sicuramente tornato comodo. I forse e i ma nel calcio però non servono a nulla.[MORE]
L’allenatore azzurro conferma gli undici della prima partita, modificando il modulo. Un 4-4-2 con Marchisio sulla sinistra, Pepe sulla destra, Montolivo e De Rossi centrali di centrocampo. E’ proprio il giovane juventino, decisamente fuori ruolo, ad essere la pedina meno efficace dello schieramento tattico. La partita inizia malissimo: al 7’ la Nuova Zelanda passa in vantaggio sfruttando un calcio di punizione messo in area, che Smeltz devia nella porta trafiggendo un incolpevole Marchetti. Grave il doppio errore arbitrale: fuorigioco di Smeltz e fallo su Gilardino. La partita prosegue a ritmi blandi e l’Italia si limita a collezionare una serie infinita di calci d’angolo. L’unico a rendersi realmente pericoloso è Montolivo, che con una bella conclusione di collo esterno dai 25 metri, colpisce il palo interno. Tra i migliori in campo si conferma De Rossi, che dopo aver segnato all’esordio si procura il fallo da rigore, per aver subito una trattenuta in area. Iaquinta infila al 28’ spiazzando il portiere: è 1-1. Si aspetta l’arrembaggio, ma la fisicità della Nuova Zelanda e il pressing asfissiante, rallentano il gioco degli azzurri che vanno al riposo sul pareggio.


La ripresa inizia con un duplice cambio: fuori Gilardino e Pepe, dentro Camoranesi e Di Natale. Appare subito strano il cambio del “frizzantino” Pepe invece dello spento Marchisio, che viene però spostato in posizione centrale, per dar vita a un 4-3-3 con Iaquinta prima punta e i due nuovi entrati sui lati a supporto. La partita prosegue con l’Italia arrembante senza rendersi pericolosissima. Al 60’ Lippi decide di togliere proprio Marchiso, che anche nel nuovo ruolo non brilla, per l’attaccante viola Pazzini. La musica non cambia. Ancora Montolivo con un bolide mette in seria difficoltà il portiere che in tuffo devia in angolo. Altra occasione sempre da fuori, la procura Camoranesi, che dopo aver recuperato un pallone perso, lascia partire un tiro a giro che impegna il portiere avversario. Continua il ritmo troppo lento degli azzurri che non riescono nell’assalto finale a procurare alcun grattacapo alla difesa avversaria. Anzi, vicino allo scadere, gli avversari rischiano di passare addirittura in vantaggio con il 18enne Wood, che dopo aver saltato Cannavaro incrocia un sinistro dentro l’area che sfiora il palo. La sfida si conclude in pareggio.


Ci avviamo così a giocare la partita della vita, dentro o fuori. Se è vero che è difficile creare gioco contro squadre che si chiudono in maniera sistematica, è altrettanto vero che la difesa avversaria ha dimostrato una notevole lentezza. Gli azzurri non hanno creato un fraseggio veloce degno di nota negli ultimi metri, dove la mancanza di un giocatore che velocizza il gioco con un tocco di fantasia, inizia a far sentire e molto. Sugli scudi ancora De Rossi, Montolivo e uno Zambrotta in forma mondiale 2006; assolutamente deludente Marchisio (per colpe non tutte sue) e ancora una volta lo statico Gilardino, autore di diversi fuori gioco e mai nel centro della manovra. Il rientro di Pirlo contro la Slovacchia potrebbe essere la svolta decisiva per creare le geometrie necessarie e velocizzare il tutto. La nazionale che andremo ad affrontare, è costretta a vincere come noi; quasi sicuramente gli spazi a disposizione, saranno più ampli permettendo un gioco più fluido. Certo è, che siamo costretti solo a vincere. Dopo due partite e con la qualificazione ancora aperta, è forse presto dover criticare Lippi per le scelte fatte, ma se il buongiorno si vede dal mattino…
 


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Scritto da Giuseppe Corasaniti

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