Cambiamenti climatici in Sardegna: modelli, politiche e nuove strategie
Scienza & Tecnologia Sardegna

Cambiamenti climatici in Sardegna: modelli, politiche e nuove strategie

sabato 5 febbraio, 2011

CAGLIARI, 4 FEBBRAIO -  Si è concluso ieri pomeriggio a Cagliari il primo Meeting annuale sui cambiamenti climatici del progetto WASSERMed coordinato da Roberto Roson, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università Ca’Foscari di Venezia con la collaborazione della professoressa Donatella Spano del Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei dell’Università degli Studi di Sassari (DESA).[MORE]

Durante la giornata di ieri, presso la sala conferenze del T-Hotel, i partner e i collaboratori del progetto WASSERMed (che fa parte di un cluster di ricerca che integra altri due progetti europei di cooperazione internazionale di durata quadriennale, CLIMB e CLICO, finanziati dal Settimo Programma Quadro della Commissione Europea) hanno illustrato la situazione della Sardegna dal punto di vista delle minacce indotte dai cambiamenti climatici. Attraverso la presentazione di ricerche e studi basati su dati raccolti negli ultimi venti anni sull'isola, si è cercato di individuare i problemi maggiori che riguardano la presenza sempre più massiccia di eventi shock (come inondazioni improvvise alternate a lunghi fenomeni di siccità) che a lungo termine porteranno al continuo degrado dei suoli fertili, alla diminuzione delle aree coltivabili e a processi di desertificazione che influenzeranno l’economia e la politica agraria della Sardegna.

Al workshop hanno partecipato direttamente i rappresentati di alcune istituzioni regionali tra cui l’ENAS (Ente Acque della Sardegna), CRENoS (Centro di ricerche economiche dell’Università di Cagliari e di Sassari) e il CAMP (Conservatorie delle Coste in Sardegna).

Tre gli obiettivi principali della discussione: al primo posto stabilire l’importanza delle fonti di pressioni ambientali determinate dalle attività umane che producono impatti sull’ambiente come emissioni, rifiuti, scarichi, sfruttamento del suolo. Al secondo posto si è parlato dell’ importanza del monitoraggio dello stato ambientale attraverso studi su suolo e bacino idrografico della Sardegna ed infine la necessità di un supporto tecnico alla pubblica amministrazione per definire le risposte messe in atto per fronteggiare le pressioni e migliorare lo stato dell’ ambiente delle aree più a rischio dell’isola.

“Sarebbe interessante” ha affermato Andrea Motroni dell’ARPAS (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Sardegna) "mettere a punto modelli climatici in grado di stimare con precisione il fabbisogno idrico per uso irriguo e civico in modo tale da riuscire a fronteggiare possibili periodi di carenza delle risorse. Il modo di agire più intelligente è quello di -pianificare- in maniera tale da risparmiare il più possibile attraverso, ad esempio, sistemi di irrigazione a goccia o micro irrigazione che limitino notevolmente la dispersione di acqua”.

Davanti ad un fenomeno complesso come questo bisognerà dunque intervenire attraverso l’emanazione di protocolli operativi, sistemi innovativi di rilevamento e norme tecniche per la prevenzione e la definizione dei processi di degrado delle risorse idriche in aree a rischio come quella della Nurra di Alghero.

Indispensabile inoltre, è stato il contributo dato dal CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici).
 

Per maggiori informazioni  visita il sito ufficiale del progetto www.wassermed.eu/


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