Furto di farmaci oncologici in Calabria: 4 arresti dopo l’indagine tra Reggio Calabria, Napoli e Benevento
Operazione coordinata tra più procure: smantellato un presunto gruppo criminale
Un’operazione investigativa coordinata tra diverse procure ha portato a quattro arresti per il furto di farmaci oncologici dall’Ospedale di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. La vicenda, definita “molto grave e onerosa per le casse pubbliche”, è stata illustrata dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, nel corso di una conferenza stampa con i vertici dell’Arma dei Carabinieri.
L’inchiesta ha evidenziato un sistema organizzato di furti di farmaci salvavita, sottratti dalla struttura sanitaria e destinati presumibilmente a circuiti illegali di distribuzione. Le indagini hanno coinvolto le procure di Reggio Calabria, Napoli e Benevento, che hanno operato in maniera coordinata per ricostruire l’intera rete criminale.
Furti di farmaci oncologici: indagini partite nel 2024
Secondo quanto emerso dagli investigatori, i furti dei farmaci oncologici sono avvenuti tra aprile e giugno 2024. Gli episodi non sarebbero stati commessi sempre dalle stesse persone, ma da soggetti riconducibili a un gruppo che operava principalmente nella provincia di Napoli.
Il procuratore Giuseppe Borrelli ha sottolineato la gravità della vicenda, non solo per il valore economico dei medicinali sottratti ma soprattutto per il loro ruolo essenziale nella cura dei pazienti oncologici.
“Si tratta di una vicenda particolarmente grave, che ha richiesto una sinergia tra diverse procure”, ha spiegato Borrelli.
Parallelamente, la Procura di Napoli sta approfondendo l’eventuale esistenza di una rete di distribuzione illegale dei farmaci, che potrebbe aver immesso sul mercato nero medicinali provenienti dal furto.
Nessuna complicità interna all’ospedale
Un punto chiarito dagli investigatori riguarda l’assenza di complicità interne all’Ospedale di Melito Porto Salvo. Le indagini non hanno evidenziato la presenza di “basisti” o collaboratori all’interno della struttura sanitaria.
La pm Chiara Greco ha spiegato che all’epoca dei fatti i sistemi di sicurezza e di controllo dei farmaci non erano particolarmente avanzati, circostanza che avrebbe facilitato le azioni dei ladri.
Questo elemento, tuttavia, non implica responsabilità del personale sanitario, che resta completamente estraneo alla vicenda.
Indagini complesse senza videosorveglianza
Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Melito Porto Salvo, guidati dal tenente Alessio Santagata, con il coordinamento del capitano Daniele Barbero e del comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, generale Cesario Totaro.
Uno degli aspetti più complessi dell’attività investigativa è stato l’assenza di sistemi di videosorveglianza nel luogo dei furti.
Nonostante questo limite, gli investigatori sono riusciti a ricostruire i movimenti dei sospettati grazie a:
- analisi massive dei dati telefonici
- tracciamento delle celle telefoniche
- ricostruzione dei movimenti delle automobili
Un dettaglio significativo riguarda l’utilizzo di telefoni intestati a cittadini stranieri non censiti sul territorio nazionale, elemento che ha reso ancora più articolato il lavoro investigativo.
Il problema del traffico illegale di farmaci oncologici
Il caso riporta l’attenzione su un fenomeno preoccupante: il traffico illegale di farmaci oncologici, medicinali estremamente costosi e fondamentali per le cure dei pazienti.
Questi farmaci, quando sottratti dagli ospedali, possono essere:
- rivenduti nel mercato nero internazionale
- reimmessi illegalmente nella filiera sanitaria
- esportati verso paesi dove il controllo sui farmaci è più debole
Per questo motivo, operazioni come quella condotta tra Reggio Calabria, Napoli e Benevento sono considerate fondamentali per contrastare le organizzazioni criminali che lucrano sulla salute dei pazienti.
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