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Appalti sottosoglia e Pnrr, Fillea Cgil Sicilia: “Rischio di una nuova economia della spartizione”

Redazione
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Articolo segnalato da: Paola Altomonte
Appalti sottosoglia e Pnrr, Fillea Cgil Sicilia: “Rischio di una nuova economia della spartizione”
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Tempo di lettura: ~3 min

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“Il recente rapporto dell’Anac sugli affidamenti diretti consegna al Paese un dato che non può essere ignorato: tra il 2021 e il 2024 oltre il 95% delle procedure per servizi e forniture è avvenuto senza gara. Una dinamica formalmente legittima ma che, letta insieme alla crescita delle soglie e alla diffusione delle procedure semplificate, apre interrogativi profondi sulla qualità della spesa pubblica e sulla tenuta dei principi di concorrenza e trasparenza”. Lo afferma Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, che spiega: “Se questo è il quadro nazionale, in Sicilia assume contorni ancora più delicati. Qui, al netto dei grandi interventi Pnrr, che stanno catalizzando una parte significativa delle risorse, la stragrande maggioranza delle attività economiche legate agli appalti pubblici si colloca nel perimetro del sottosoglia. Parliamo di percentuali che superano il 95% che è la media nazionale”. 

 

Pistorio ne è certo: “È proprio in questo spazio che si annida il malaffare in tutte le sue articolazioni. Il principio di rotazione, nato per evitare rendite di posizione, nella sua applicazione concreta finisce spesso per produrre un effetto opposto: l’unico vero escluso è chi ha appena vinto, mentre tutti gli altri operatori continuano a ruotare all’interno di una platea ristretta. In assenza di reale apertura del mercato, il sistema può facilmente trasformarsi in una ‘rotazione chiusa’, dove gli stessi soggetti si alternano sistematicamente negli affidamenti”.

 

E secondo il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia “il passaggio, da qui a forme di coordinamento tra imprese, è breve. Non è difficile immaginare, e in alcuni contesti vi sono fondati motivi per sospettarlo, che gruppi di operatori economici possano accordarsi, esplicitamente o implicitamente, per determinare a turno il vincitore delle procedure, svuotando di significato sia la concorrenza sia il principio di rotazione. Se a questo si aggiunge la complicità o la debolezza delle stazioni appaltanti, si è ricreato il tristemente famoso tavolino di Siino ma in forma più capillarmente diffusa”. 

 

“Oggi - prosegue Pistorio - non servono più regie centralizzate o figure simboliche: il sistema criminale può funzionare in modo diffuso, adattivo, quasi invisibile, sfruttando le pieghe della normativa e la discrezionalità concessa dalle procedure sottosoglia. Ma proprio per questo risulta ancora più difficile da individuare e contrastare. Il contesto del Pnrr rende tutto ancora più urgente. La necessità di spendere rapidamente le risorse, unita all’uso esteso di strumenti semplificati, aumenta il rischio di infiltrazioni criminali, soprattutto nei settori delle forniture e dei servizi meno standardizzati. In territori già esposti alla pressione delle economie illegali, questo rappresenta un fattore di allarme che non può essere sottovalutato. Così nei fatti si è alterato profondamente il funzionamento del mercato pubblico. Per questo è necessario accendere i riflettori”. 

 

Pistorio conclude: “Serve rivedere la normativa. Serve la tracciabilità delle relazioni tra operatori, controlli mirati sulle concentrazioni di affidamenti e, soprattutto, una capacità reale di leggere i dati per individuare anomalie e schemi ricorrenti. Ma serve anche un’assunzione di responsabilità politica e istituzionale: non basta rispettare formalmente le norme, occorre garantirne la sostanza. Servono protocolli di legalità sul modello di quelli firmati a Napoli, a Roma e a Torino. La posta in gioco è alta. Non riguarda soltanto la correttezza delle procedure ma la qualità dello sviluppo economico, la tutela del lavoro e la credibilità delle istituzioni. Ignorare questi segnali oggi significherebbe accorgersene troppo tardi domani”.

 


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