Sanità calabrese, la denuncia di un padre: "Mia figlia di 9 anni aspetta una risonanza urgente, ma non c'è posto"
Ho eliminato i passaggi ripetitivi, mantenendo intatta la denuncia del padre e rendendo il testo più scorrevole.
Bambina di 9 anni attende una risonanza urgente, la denuncia del padre
Una bambina di 9 anni, in possesso di una prescrizione con priorità B, non riesce a effettuare una risonanza magnetica nei tempi previsti. La famiglia denuncia liste d’attesa, informazioni contrastanti e l’impossibilità di ricorrere anche all’intramoenia.
Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un cittadino della provincia di Catanzaro, che racconta le difficoltà incontrate nel tentativo di ottenere una prestazione diagnostica urgente per la figlia.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il problema delle liste d’attesa nella sanità calabrese, il rispetto delle priorità indicate nelle prescrizioni mediche e le difficoltà affrontate dalle famiglie quando una prestazione deve essere eseguita in tempi brevi.
Una risonanza urgente per una bambina di 9 anni
«Nel 2026 è inaccettabile dover raccontare una storia come questa.
Mia figlia ha 9 anni e ha una prescrizione urgente, in classe B, per una risonanza magnetica. L’esame dovrebbe essere eseguito entro dieci giorni, ma dopo aver contattato diverse strutture sanitarie della Calabria la risposta è stata sempre la stessa: nessun posto disponibile.»
La priorità B identifica prestazioni da eseguire in tempi brevi. Nel caso raccontato dal genitore, però, il sistema di prenotazione non avrebbe consentito di rispettare la tempistica indicata dal medico.
Il contatto con il CUP e le indicazioni contrastanti
«Ho contattato anche il CUP regionale al numero 0961 789789, nella speranza di trovare una soluzione.
L’operatore, leggendo la disposizione interna prevista per i pazienti minorenni, mi ha comunicato che avrei dovuto rivolgermi direttamente alle segreterie degli ospedali per individuare una data disponibile.
Ho seguito questa indicazione, ma le strutture contattate mi hanno riferito che il CUP aveva fornito un’informazione errata e che le segreterie non potevano fissare alcun appuntamento.»
Il padre descrive così un rimpallo tra uffici e strutture sanitarie, mentre il tempo continua a trascorrere senza che venga individuata una soluzione.
La prima disponibilità soltanto a fine agosto
«L’unica possibilità proposta dal sistema sanitario pubblico è stata quella di effettuare l’esame a fine agosto negli ospedali di Polistena o Reggio Calabria.
Io vivo nella provincia di Catanzaro. Questo significa aspettare quasi due mesi e affrontare un viaggio di oltre due ore per un esame che, secondo la prescrizione medica, avrebbe dovuto essere effettuato entro dieci giorni.»
La soluzione proposta risulterebbe quindi difficilmente compatibile con il carattere urgente della prescrizione, sia per i tempi di attesa sia per la distanza da percorrere.
Nessuna possibilità nemmeno in intramoenia
Il genitore racconta di aver tentato anche la strada dell’attività libero-professionale intramuraria, nella speranza di abbreviare i tempi.
«Non è possibile eseguire l’esame nemmeno in regime intramoenia.
Sia all’Azienda Ospedaliero Universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro sia al Policlinico Universitario di Germaneto mi è stato riferito che il servizio non è attivo perché manca l’accordo tra medici e tecnici.»
Anche questa possibilità, secondo quanto riferito dal cittadino, non avrebbe permesso alla famiglia di ottenere la prestazione nei tempi necessari.
La scelta obbligata di rivolgersi al privato
«Alla fine non mi resta altra scelta: rivolgermi a una struttura privata e pagare 310 euro.
Non sono i soldi il problema. Per mia figlia spenderei anche dieci volte tanto. Il problema è il principio. Una bambina di 9 anni, con una richiesta urgente, viene lasciata sola da un sistema sanitario che dovrebbe proteggerla.»
La questione sollevata dal padre non riguarda soltanto il costo dell’esame, ma la possibilità concreta di ricevere nel servizio pubblico una prestazione prescritta come urgente.
«Mi domando: cosa dovrebbe fare una famiglia che quei 310 euro non li ha? Rinunciare? Aspettare? Sperare che nel frattempo non accada nulla?»
Il ricorso al privato può rappresentare una soluzione per chi dispone delle risorse economiche necessarie, ma rischia di diventare un ostacolo insormontabile per le famiglie in difficoltà.
La vicenda pone quindi anche un problema di uguaglianza nell’accesso alle cure, soprattutto quando si tratta di minori.
L’appello finale del padre
«Si parla continuamente di riforme, progetti e grandi annunci. Ma la realtà è fatta di genitori costretti a percorrere chilometri, di liste d’attesa interminabili, di servizi non disponibili e di cittadini obbligati a pagare di tasca propria per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito dal Servizio sanitario nazionale.
I veri problemi della Calabria sono quelli che riguardano la salute delle persone, soprattutto dei bambini.
Una società si misura da come si prende cura dei più fragili. E oggi, purtroppo, la sanità calabrese sta fallendo proprio su questo.»
Firmato
Un papà calabrese, padre di una bambina di 9 anni che chiede soltanto una cosa: poter essere curata.
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