Spari vicino alla Casa Bianca, assalitore ucciso dal Secret Service: Trump in lockdown
Momenti di paura a Washington: un 21enne avrebbe aperto il fuoco contro un checkpoint di sicurezza. Ferito anche un passante, indagini affidate alle autorità federali
Nuovo allarme sicurezza negli Stati Uniti dopo una sparatoria avvenuta nei pressi della Casa Bianca, a Washington. Un uomo armato ha aperto il fuoco vicino a un checkpoint del Secret Service, provocando l’immediata risposta degli agenti e il lockdown temporaneo dell’edificio presidenziale. Secondo le prime ricostruzioni, il presidente Donald Trump si trovava all’interno della Casa Bianca al momento dell’episodio, insieme ad alcuni giornalisti presenti nell’area stampa, ma non sarebbe rimasto coinvolto.
Sparatoria alla Casa Bianca: cosa è successo
L’episodio si è verificato nella serata di sabato 23 maggio 2026, intorno alle 18 ora locale, nell’area tra 17th Street e Pennsylvania Avenue Northwest, uno dei punti sensibili del perimetro di sicurezza della residenza presidenziale.
Secondo quanto riferito dal Secret Service, l’uomo si sarebbe avvicinato al checkpoint, avrebbe estratto un’arma da una borsa e avrebbe iniziato a sparare contro gli agenti. La risposta delle forze di sicurezza è stata immediata: il sospetto è stato colpito dal fuoco degli agenti e trasportato in ospedale, dove è stato successivamente dichiarato morto.
Durante lo scambio di colpi è rimasto ferito anche un passante. Le autorità non hanno ancora chiarito se la persona sia stata raggiunta dai proiettili esplosi dall’assalitore oppure dal fuoco di risposta degli agenti. Nessun membro del Secret Service risulta ferito.
Identificato l’assalitore: si tratta di Nasire Best
Il sospetto è stato identificato da fonti investigative come Nasire Best, 21 anni. Secondo quanto riportato dai media statunitensi, il giovane era già noto alle autorità per precedenti episodi legati alla sicurezza della Casa Bianca e sarebbe stato destinatario di un ordine giudiziario che gli imponeva di restare lontano dall’area presidenziale.
Alcune fonti citate dalla stampa americana riferiscono inoltre che il giovane avrebbe manifestato in passato comportamenti instabili e convinzioni deliranti, tra cui l’idea di essere una figura religiosa. Si tratta, tuttavia, di elementi ancora legati alle prime ricostruzioni giornalistiche e non di una valutazione ufficiale conclusiva sul movente dell’attacco.
Casa Bianca in lockdown, giornalisti portati al riparo
Dopo i primi colpi, la Casa Bianca è stata posta in lockdown. I giornalisti presenti sono stati fatti spostare in sicurezza nella sala stampa, mentre gli agenti hanno blindato l’area e presidiato il giardino e i punti di accesso.
La giornalista di ABC Selina Wang ha raccontato di aver udito numerosi colpi mentre si trovava nella zona nord della Casa Bianca per registrare un video. Subito dopo, ai reporter sarebbe stato ordinato di correre verso la briefing room.
Il lockdown è stato poi revocato dopo il ripristino delle condizioni di sicurezza.
FBI e Secret Service al lavoro sulle indagini
Sul posto sono intervenuti anche gli agenti dell’FBI, chiamati a supportare le attività investigative. Gli inquirenti dovranno ricostruire con precisione la dinamica della sparatoria, il numero di colpi esplosi, la traiettoria dei proiettili e le ragioni che hanno portato l’uomo ad avvicinarsi armato al perimetro della residenza presidenziale.
L’episodio riapre il tema della sicurezza presidenziale negli Stati Uniti, soprattutto in un periodo segnato da forte tensione politica e da ripetuti episodi di allarme nelle aree frequentate dal presidente e dalle istituzioni federali. Secondo AP, si tratta del terzo episodio con colpi d’arma da fuoco nelle vicinanze del presidente Trump nell’arco di circa un mese.
Trump illeso dopo gli spari vicino alla Casa Bianca
Il presidente Donald Trump non è rimasto ferito. La sua presenza all’interno dell’edificio ha però reso l’episodio ancora più delicato, trasformando la sparatoria in una nuova emergenza di sicurezza nazionale.
La zona della Casa Bianca è rimasta presidiata a lungo da agenti armati, con controlli rafforzati e accessi limitati. Le autorità federali hanno avviato gli accertamenti per chiarire se l’azione sia stata isolata, premeditata o collegata a precedenti tentativi dell’uomo di avvicinarsi alla residenza presidenziale.
Paura a Washington, ma minaccia neutralizzata
La sparatoria nei pressi della Casa Bianca si è conclusa con la morte dell’assalitore e il ferimento di un passante. Il rapido intervento del Secret Service ha evitato che l’uomo riuscisse ad accedere al complesso presidenziale, ma l’episodio conferma quanto resti alta l’attenzione intorno alla protezione del presidente e dei luoghi simbolo del potere americano.
Le indagini proseguono per definire il movente, verificare i precedenti del 21enne e stabilire con certezza la dinamica del ferimento del passante.
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