Pilota giordano prigioniero dell'Isis: pubblicate foto e intervista
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Pilota giordano prigioniero dell'Isis: pubblicate foto e intervista

martedì 30 dicembre, 2014

SIRIA, 30 DICEMBRE 2014 – Pubblicata da qualche ora, la foto del pilota giordano catturato dall’Isis sta già facendo il giro del web: l’uomo è ripreso con una maglietta arancione, lo sguardo basso e quasi assente. L’immagine è accompagnata da un’“intervista” in cui il pilota afferma: “L’Isis mi ucciderà”. Tuttavia, se la foto è autentica, non è detto che le parole riportate sulla rivista jihadista Dabiq lo siano altrettanto: sulla testata online, Maaz al Kassasbeh avrebbe, infatti, testimoniato qualcosa di molto diverso rispetto a quanto ipotizzato nei giorni scorsi dalle autorità giordane e americane: “Ho udito e sentito il colpo, l’altro pilota giordano nella missione mi ha contattato e mi ha detto che ero stato colpito e che il fuoco proveniva dal motore posteriore”. Al contrario, precedentemente, era stata esclusa la possibilità che gli jihadisti avessero abbattuto il caccia. A questo punto, quindi, è possibile pensare che tutta l’intervista sia un falso e che sia stata usata dall’Isis a mero scopo propagandistico.


Indipendentemente da come l’aereo ha finito per cadere in mare, però, restano ancora dei drammatici dubbi sulla sorte che potrebbe toccare al ventiseienne giordano: proprio oggi su Twitter è stato aperto l’inquietante sondaggio dei membri dell’Isis con il quale si chiedeva agli altri jihadisti di votare in che modo il pilota dovrà morire. “Suggerisci un modo per uccidere quel maiale del pilota giordano” è l’hashtag che in migliaia hanno potuto vedere sul noto social network.[MORE]


Naturalmente, c’è anche chi ha risposto al sondaggio lanciando un’iniziativa umanitaria denominata ʻBring Him Homeʼ (ossia, riportatelo a casa). Alle voci di chi chiede che Kassasbeh sia liberato si unisce quella, commossa e disperata, del padre: “Mio figlio è un buon musulmano, è appena tornato dalla Mecca. Ai nostri generosi fratelli dello Stato islamico chiedo di trattarlo con ospitalità generosa”.
 

(foto: www.globalist.it)
 

Sara Svolacchia
 

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