Golden Dome: il maxi scudo spaziale USA contro missili e minacce globali
Il progetto di difesa voluto da Trump riaccende il dibattito su Groenlandia, costi e legalità internazionale
ROMA, 18 gennaio – Il Golden Dome, inizialmente presentato come “Iron Dome for America”, è il nuovo e ambizioso sistema di difesa missilistica spaziale pensato per proteggere gli Stati Uniti da missili balistici, ipersonici e vettori lanciati dallo spazio, potenzialmente provenienti da potenze rivali come Cina e Russia.
Un progetto che mescola tecnologia militare avanzata, geopolitica artica e intelligenza artificiale, ma che solleva anche forti dubbi su fattibilità, costi e rispetto dei trattati internazionali.
Cos’è il Golden Dome e come dovrebbe funzionare
Il Golden Dome si configura come uno scudo difensivo multilivello, ispirato ai programmi di difesa strategica della Guerra Fredda, in particolare allo Strategic Defense Initiative (SDI) promosso da Ronald Reagan negli anni ’80 e poi accantonato per mancanza di risorse economiche e limiti tecnologici.
Il sistema prevederebbe:
una costellazione di satelliti dotati di sensori avanzati;
intercettori spaziali capaci di colpire i missili in fase di volo;
integrazione con sistemi terrestri e navali;
una rete di centri di comando interconnessi tramite intelligenza artificiale, per ridurre drasticamente i tempi di risposta.
L’obiettivo dichiarato è quello di neutralizzare la minaccia prima che i missili raggiungano il territorio statunitense.
Il ruolo strategico della Groenlandia nel progetto
Secondo l’amministrazione Trump, la Groenlandia rappresenterebbe un nodo chiave per il funzionamento del Golden Dome. La ragione è principalmente geografica:
le rotte più brevi dei missili balistici intercontinentali lanciati dalla Russia o dalla Cina verso il Nord America passano infatti sopra l’Artico e l’isola groenlandese.
Tuttavia, molti analisti militari e geopolitici mettono in discussione questa necessità. Gli Stati Uniti, infatti, dispongono già di ampio accesso militare alla Groenlandia grazie all’accordo del 1951 con la Danimarca, che consente la presenza di basi strategiche come Pituffik Space Base (ex Thule).
Secondo diversi esperti, non sarebbe indispensabile alcuna annessione: per installare nuovi sistemi di intercettazione sarebbe stato sufficiente un accordo bilaterale con Copenaghen.
Costi, tempi e dubbi sulla sostenibilità del Golden Dome
Donald Trump ha annunciato il Golden Dome come priorità nazionale il 27 gennaio 2025, stimando un costo iniziale di circa 175 miliardi di dollari e una piena operatività entro gennaio 2029, alla fine del suo mandato.
Le stime indipendenti raccontano però una realtà ben diversa. Il Congressional Budget Office (CBO) ha valutato che il progetto potrebbe arrivare a costare fino a 831 miliardi di dollari nell’arco di vent’anni, sollevando interrogativi sulla sostenibilità economica e sull’effettiva realizzabilità nei tempi annunciati.
Le aziende coinvolte e la tecnologia spaziale
Tra i principali appaltatori della difesa figurano colossi come:
Lockheed Martin
Northrop Grumman
Anduril Industries
Secondo indiscrezioni, SpaceX sarebbe candidata alla realizzazione di circa 600 satelliti, fondamentali per il tracciamento e l’intercettazione dei missili.
Il cuore tecnologico del progetto sarebbe l’uso massiccio di intelligenza artificiale militare, chiamata a gestire enormi flussi di dati in tempo reale e a coordinare le decisioni di ingaggio in pochi secondi.
Spazio e diritto internazionale: le critiche degli esperti
Uno degli aspetti più controversi riguarda il possibile conflitto con il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, che sancisce l’uso pacifico dello spazio e vieta l’installazione di armi di distruzione nello spazio orbitale.
Molti analisti temono che il Golden Dome possa rappresentare una militarizzazione permanente dello spazio, innescando una nuova corsa agli armamenti e aumentando l’instabilità globale.
Golden Dome: deterrenza o rischio geopolitico?
Il Golden Dome si presenta come uno dei progetti di difesa più ambiziosi e controversi del XXI secolo. Se da un lato promette una protezione senza precedenti contro le minacce missilistiche, dall’altro solleva interrogativi profondi su costi reali, efficacia strategica e conseguenze geopolitiche.
La sfida non è solo tecnologica, ma anche politica e diplomatica: il futuro dello scudo spaziale americano potrebbe ridefinire gli equilibri della sicurezza globale nei prossimi decenni.
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