Operazione Blizzard-Folgore: colpo alla cosca Arena, affari tra Calabria e Nord Italia
Cronaca Calabria Crotone

Operazione Blizzard-Folgore: colpo alla cosca Arena, affari tra Calabria e Nord Italia

martedì 25 marzo, 2025

Blitz contro la 'ndrangheta: sequestri, frodi fiscali e rituali mafiosi dal Sud al Nord

CATANZARO – Un duro colpo alla ’ndrangheta è stato inferto questa mattina con l’operazione congiunta Blizzard-Folgore, che ha colpito un locale storico della criminalità organizzata calabrese attivo a Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese. L’indagine ha fatto luce su un'organizzazione sopravvissuta a due guerre interne di mafia e già oggetto di inchieste prima ancora che esistesse il reato di associazione mafiosa.

“Parliamo di un locale storico, sopravvissuto a due cruente guerre di ’ndrangheta, già perseguito ai tempi in cui il reato di associazione mafiosa ancora non esisteva. Dopo la faida dei primi anni 2000 era stata siglata una tregua che, sorprendentemente, regge ancora oggi”, ha dichiarato il procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio in conferenza stampa.

La cosca Arena e le sue alleanze mafiose

Secondo l’ordinanza firmata dalla GIP Arianna Roccia, il locale smantellato è riconducibile alla cosca Arena, oggi risultante da un’alleanza consolidata nel tempo tra le famiglie Arena (rami Cicala e Chitarra), Pullano, Gentile, Lentini e Tipaldi. Queste a loro volta hanno intrecciato legami con altre potenti famiglie isolitane: Nicoscia, Capicchiano, Manfredi e Corda, tramite matrimoni e comparaggi.

L’inchiesta, sviluppata con il supporto della Procura di Trento, ha rivelato la capacità del locale calabrese di infiltrarsi nel tessuto economico di diverse regioni italiane, in particolare Trentino, Veneto e Lombardia, grazie a referenti ben inseriti nei territori settentrionali.

“La ’ndrangheta è ormai un fenomeno nazionale. Fa finanza, reinveste profitti e utilizza strumenti economici sofisticati”, ha sottolineato il procuratore di Trento Sandro Raimondi.

Riti mafiosi, armi e poligoni clandestini

Durante le indagini, sono emerse prove dell’adesione degli indagati ai riti di affiliazione della ’ndrangheta unitaria. In particolare, è stato ritrovato interrato in un campo un foglio manoscritto contenente una formula rituale del 1976, insieme a armi antiche, tra cui un fucile risalente alla Seconda Guerra Mondiale.

Il colonnello del ROS Massimiliano D’Angelantonio ha confermato che le intercettazioni contengono riferimenti a cerimonie di affiliazione e al rispetto rigoroso delle regole interne dell’organizzazione.

Frodi fiscali e società fittizie: la rete economica criminale

Le conversazioni intercettate rivelano inoltre la presenza di una struttura denominata “Lombardia”, a dimostrazione del radicamento della ’ndrangheta anche nel Nord Italia. La cosca operava attraverso un complesso sistema di frodi fiscali, usando società fittizie intestate a teste di legno per vantare crediti fasulli nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.

“In un caso, la cessione di una società è avvenuta non per vie legali, ma vendendo per 30mila euro una chiavetta USB contenente i dati del prestanome e registri contabili falsificati”, ha riferito Cosimo Mancini, capo centro della DIA di Padova.

Le armi e il pericolo militare della cosca

La consorteria mafiosa manteneva un arsenale e strutture addestrative clandestine. Come dichiarato dal comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone, Raffaele Giovinazzo, sono stati scoperti improvvisati poligoni di tiro vicino al mare, utilizzati per addestrare gli affiliati. Sono state rinvenute armi da fuoco e da guerra, confermando la piena operatività armata della criminalità organizzata nel territorio crotonese.

“È fondamentale seguire le linee di sviluppo economico della ’ndrangheta, che tende a confondersi con l’economia lecita, soprattutto nelle regioni più ricche”, ha ribadito Giovinazzo.


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