• Scrivi una notizia
  • Sostienici
  • Spazi pubblicitari
  • Privacy Policy
  • Feed Rss

Il sogno di Musa Juwara: da minore straniero non accompagnato alla prima rete in serie A

Calabria > Catanzaro

CATANZARO, 10 LUGLIO - Musa Juwara, classe 2001, è un calciatore gambiano cresciuto nelle file delle giovanili della Virtus Avigliano con cui ha vinto il campionato under 17 regionale della Basilicata. Essendo un’ala molto veloce e disponendo di una buona tecnica, nel 2017 viene notato e acquistato dalla primavera del Chievo. Nel marzo del 2019 è stato ceduto in prestito al Torino e l’otto luglio è stato trasferito a titolo definitivo al Bologna, aggregato in prima squadra. Pochi giorni fa il diciottenne ha segnato il suo primo gol in serie A in casa dell’Inter, avviando la rimonta del Bologna. Il primo gol nel calcio dei professionisti ha in sé qualcosa di speciale ma questa non è la semplice storia di un calciatore esordiente, perché Musa Juwara ha un vissuto particolare avendo lasciato il suo piccolo villaggio, Tujereng, alla volta del Senegal, per poi approdare in Sicilia dopo un viaggio tanto pericoloso quanto costoso nel Mediterraneo.

Il quindicenne Musa è stato accolto dalla Croce Rossa nel giugno del 2016 ed è uno dei moltissimi minori stranieri non accompagnati che giungono in Italia, tramite gli sbarchi, a piedi o via terra attraverso il confine balcanico.

È triste ma doveroso ricordare che secondo i rapporti statistici dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, soltanto nel 2019 tra le persone in fuga nel mondo il 40% sono minori ed in particolare risultano circa 138.600 minori stranieri non accompagnati, di cui 5156 presenti sul territorio italiano. Ma dietro numeri e statistiche ci sono le vite di sedicenni e diciasettenni che, pur sentendosi già degli uomini, hanno diritto alla parità di trattamento, in materia di protezione, con i minori italiani ed europei. Questo principio, sancito dalla legge Zampa del 2017, insieme al diritto alla salute e all’iscrizione nel Sistema sanitario nazionale, sono delle conquiste importanti soprattutto per preservare la vulnerabilità di chi si ritrova in un paese ospitante senza figure di riferimento. Attualmente i minori stranieri non accompagnati sono ospitati nelle strutture di accoglienza dei SIPROIMI e spesso è possibile il loro affidamento familiare a parenti, se presenti sul territorio, o ad un nucleo familiare estraneo che possa assicurargli i bisogni prioritari come l’istruzione, l‘educazione e le relazioni affettive. Anche Juwara, dopo un primo periodo in un centro di accoglienza in provincia di Potenza, è stato affidato ad una coppia che lo ha aiutato facendolo studiare e assecondando i suoi sogni e le sue inclinazioni naturali. Non sono mancati gli ostacoli in quanto il regolamento della Federcalcio vietava il tesseramento ai minori stranieri non accompagnati e così, per iniziare la carriera calcistica, è stato necessario il ricorso d’urgenza al Tribunale di Potenza.

Domenica è stato impossibile nascondere l’emozione e Musa, attraverso un urlo liberatorio, ha festeggiato un gol segnato in un tempio sacro come quello di San Siro e forse ha riempito di colore la desolazione degli stadi vuoti durante il Coronavirus. Al triplice fischio finale, il connazionale Barrow è corso a chiedere la maglia con il numero 26 dell’autore della rete, un modo per condividere uno dei momenti più felici di Musa che vede un po’ come un fratello minore. Il gol è stato dedicato alla sua famiglia d’origine, al suo procuratore e all’allenatore del Bologna, Sinisa Mihaijlovic, un mister simbolo della resilienza che insegna al suo gruppo a giocare sempre senza paura, migliorando partita dopo partita.

Quella di Juwara è una storia esemplare, di riscatto attraverso il pallone e di umanità in quanto, in un momento storico caratterizzato da dibattiti sulla chiusura delle frontiere, è apprezzabile che esistano famiglie affidatarie disposte a dare sostegno, nella società di accoglienza, ad un minore con un percorso di vita difficile e diverso. Altra figura che è importante menzionare è quella del tutore volontario che protegge il minore straniero non accompagnato, rappresentandolo nel compimento degli atti di natura patrimoniale di ordinaria e straordinaria amministrazione, promuovendo il suo benessere psicofisico, vigilando sulle condizioni di sicurezza e presentando la richiesta di permesso di soggiorno per minore età o la domanda di protezione internazionale. Qualsiasi cittadino dotato di empatia e di disponibilità può assolvere questi compiti, seguendo un corso di formazione e iscrivendosi all’Albo dei tutori presso i Tribunali per i minorenni competenti per il territorio.

Per dare speranza a tutti questi giovani con storie simili a quella di Juwara, evitando che siano immessi in circuiti delinquenziali, è fondamentale la sinergia tra le Istituzioni del territorio e la comunità affinché insieme possano proteggere i sogni dei ragazzi che, dopo aver affrontato il mare e il terrore, sono giunti in una terra di nuove possibilità.

                         Viola Mancuso