Dramma in Calabria: quattro corpi restituiti dal mare, ipotesi naufragio fantasma sulla rotta dei migranti. Video
Mareggiate lungo la costa tirrenica calabrese riportano a riva quattro cadaveri tra Scalea, Amantea, Paola e Tropea: gli investigatori valutano la pista di un possibile naufragio di migranti nel Tirreno
La Calabria tirrenica torna al centro dell’attenzione nazionale dopo il ritrovamento, nell’arco di dieci giorni, di quattro cadaveri sulle spiagge di Scalea, Amantea, Paola e Tropea. Un susseguirsi di recuperi che alimenta un’ipotesi drammatica: quella di un possibile naufragio “fantasma” di un’imbarcazione carica di migranti.
Al momento non esistono certezze ufficiali, ma il quadro investigativo che si sta delineando suggerisce uno scenario complesso e ancora tutto da chiarire.
Ritrovamenti sulla costa tirrenica: le località coinvolte
I corpi sono stati rinvenuti in diversi punti del litorale tirrenico calabrese:
- 8 febbraio – Scalea (Tirreno Cosentino)
- 12 febbraio – Amantea
- Paola – ultimo recupero sulla stessa fascia costiera
- Tropea, località “Le Roccette”, nel vibonese
Proprio a Tropea, il corpo – apparentemente di una donna – è stato avvistato in mare da alcuni studenti. Le condizioni meteo avverse e il mare agitato hanno reso difficoltose le operazioni di recupero. Solo quando le correnti hanno spinto il cadavere verso riva, i militari della Guardia Costiera sono riusciti a intervenire, operando tra le onde per portarlo a terra.
L’ipotesi del naufragio di migranti nel Tirreno
Tra le piste al vaglio degli inquirenti emerge quella di un possibile naufragio lungo la rotta Algeria-Sardegna, una delle poche tratte che attraversano il Mar Tirreno. Questa ipotesi spiegherebbe la presenza dei corpi sulle coste calabresi, dal momento che le altre principali rotte migratorie verso l’Italia interessano prevalentemente il Mar Ionio.
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, se si fosse trattato di persone cadute accidentalmente in mare da imbarcazioni da diporto o da pesca, sarebbe probabilmente arrivata una denuncia di scomparsa. Al contrario, non risultano segnalazioni compatibili con i ritrovamenti effettuati.
Il termine “naufragio fantasma” viene utilizzato proprio per indicare eventi non tracciati ufficialmente, in cui imbarcazioni sovraccariche di migranti possono affondare senza che venga lanciato un SOS o senza che vi siano superstiti in grado di raccontare l’accaduto.
Il caso del peschereccio “Luigino”: esclusa la correlazione
Nel Tirreno risultano due dispersi: Antonio Morlè (53 anni) ed Enrico Piras (63 anni), scomparsi l’11 febbraio nell’affondamento del peschereccio “Luigino”, al largo di Santa Maria Navarrese, in Ogliastra (Sardegna).
Tuttavia, secondo le prime valutazioni, lo stato di decomposizione dei corpi recuperati in Calabria non sarebbe compatibile con una permanenza in mare così breve. Inoltre, il primo ritrovamento – quello di Scalea – risale all’8 febbraio, quindi antecedente al naufragio del peschereccio sardo.
Per questo motivo, al momento, non emergono elementi che colleghino i due episodi.
Indagini in corso: Procure di Paola e Vibo al lavoro
Sui ritrovamenti stanno indagando la Procura di Paola e, per il caso di Tropea, anche la Procura di Vibo Valentia. Le autorità stanno lavorando per:
- stabilire l’identità delle vittime
- determinare sesso ed età, in alcuni casi non immediatamente riconoscibili
- ricostruire eventuali movimenti in mare attraverso correnti e condizioni meteo
Il procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi, ha dichiarato che non vi sono al momento elementi certi per collegare i cadaveri a uno specifico naufragio, sottolineando inoltre che eventuali dettagli investigativi non possono essere resi pubblici in questa fase.
Calabria e migranti: un’emergenza che interroga il Mediterraneo
La vicenda riaccende i riflettori sulla questione migratoria nel Mediterraneo e sulle rotte sempre più pericolose percorse da chi tenta di raggiungere l’Europa. Il Mar Tirreno, meno citato rispetto al Canale di Sicilia o allo Ionio, può comunque diventare teatro di tragedie silenziose.
Le mareggiate che hanno colpito la costa calabrese negli ultimi giorni potrebbero aver riportato a riva corpi rimasti in mare per settimane, se non mesi. Un dettaglio che rende ancora più difficile ricostruire tempi e dinamiche dell’eventuale tragedia.
Un dramma ancora senza nome
Al momento resta una sola certezza: quattro vite spezzate, quattro identità ancora da accertare e una comunità costiera che si trova, ancora una volta, a fare i conti con il volto più duro del Mediterraneo.
Se dovesse essere confermata l’ipotesi del naufragio di migranti in Calabria, si tratterebbe dell’ennesima tragedia consumata lontano dai riflettori, senza testimoni né superstiti. Un dramma che richiama l’urgenza di un monitoraggio più efficace delle rotte e di una cooperazione internazionale capace di prevenire simili eventi.
Le indagini proseguono, nella speranza di dare un nome alle vittime e una risposta ai tanti interrogativi ancora aperti. (Immagine archivio)
ATTENZIONE Le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità.
Vuoi restare sempre aggiornato con le notizie più importanti?
Iscriviti ai nostri canali ufficiali:
Riceverai in tempo reale tutti gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.