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Covid. Operatori sci, "stagione finita, ristori o falliamo

Lazio > Roma

Covid. Operatori sci, "stagione finita, ristori o falliamo". "Ci sentiamo presi in giro, milioni di euro buttati"

ROMA, 14 FEB - Considerano la stagione invernale ormai finita e, a fronte del nuovo stop alla riapertura degli impianti sciistici, chiedono ristori immediati. Altrimenti "tutto il comparto andrà in fallimento". E' un grido di dolore quello che arriva dagli addetti ai lavori, dopo il divieto last-minute per le piste arrivato a causa dell'allarme varianti. 

"Ci sentiamo presi in giro di fronte a tutto quello che abbiamo speso per l'apertura di domani, in vista della quale abbiamo assunto altro personale", dice l'Anef, che rappresenta tutti gli esercenti delle funivie. L'associazione snocciola l'elenco degli inizi mancati. "Dopo il 3 dicembre, il 7 gennaio, il 18 gennaio e il 15 febbraio, adesso la proroga al 5 marzo. Ormai la stagione è saltata. 

Siamo il settore più penalizzato: da 12 mesi senza un euro di incasso ma con spese e stipendi da pagare - l'accusa -. La cassa integrazione è arrivata a dicembre, da luglio lavoravamo per preparare l'inverno". E anche se i nuovi ministri della Lega si affrettano a rivendicare subito indennizzi adeguati per la montagna, il sentimento dominante tra chi con la neve ci lavora è la rabbia e lo scoramento. 

Gli operatori di Valtellina e Valchiavenna domani erano pronti a ripartire con gli impianti da sci con una capienza del 30%: lo stop è stato una doccia fredda. "Abbiamo raccolto, in via elettronica, migliaia di prenotazioni da tutta la Lombardia - spiegano dalla società impianti di Aprica - per la ripartenza organizzata in tutta sicurezza". Mariangela Bozzi dell'omonimo hotel di Aprica non usa mezzi termini: "Siamo in ginocchio per una stagione invernale mai partita. 

E gli hotel, in queste ore, stanno già ricevendo numerose disdette". "Non è possibile venire a sapere la domenica pomeriggio che per il lunedì mattina è tutto cambiato - le fa eco Michela Calvi dell'hotel Stelvio di Bormio -. Non se ne può più con la politica dell'apri e chiudi. Ci sentiamo presi in giro". 

Massimo Fossati, presidente degli esercenti funiviari della Lombardia e amministratore del comprensorio di Valtorta-Piani di Bobbio era entusiasta di poter riaprire. Il mondo dello sci bergamasco stava puntando tutte le speranze sul silenzio-assenso del ministro Roberto Speranza. E invece, alla fine, è tutto saltato. Il no all'apertura degli impianti, ovviamente, non trova d'accordo nemmeno i Comuni montani, insieme a tutti gli operatori economici. "Abbiamo buttato al vento milioni di euro in quest'ultima settimana. Uno spreco. 

Ora contiamo i danni - tuona Marco Bussone, presidente dell'Uncem -. Per il personale serve immediatamente un'indennità, la cassa integrazione. Il Governo Draghi si attivi immediatamente".