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Calcio Juve, un record mostruoso. Ecco i Campioni d’Italia. Ancora. Stron9er

Piemonte > Torino

TORINO, 27 LUG - Quello che è accaduto in questa stagione non lo dimenticheremo mai. Non lo dimenticheremo più.
Sono stati giorni di esultanze strozzate, di lacrime e sorrisi, di motori (mai) spenti e di una gran voglia di tornare a esultare. E ad abbracciarci.

E adesso siamo qui, in un giorno di fine luglio, a celebrare qualcosa che siamo dolcemente abituati a vincere: il nostro Scudetto, il numero 38.

Siamo abituati a celebrarlo, è vero, ma non certo così.

Non certo alla fine di una stagione così.

Resilienza. Sostantivo femminile che indica la capacità di un materiale di assorbire un urto, senza rompersi. In senso lato, la capacità di affrontare una difficoltà e di superarla. Di piegarsi, senza spezzarsi.

DI ESSERE PIÙ FORTI. STRONGER.

Il romanzo di ogni stagione, da otto anni a questa parte, recitava lo stesso finale, fatto di abbracci, sorrisi, applausi. Sempre, solamente, in bianconero.

Logico quindi, che la prima cosa di cui quest’anno abbiamo dovuto essere più forti è stata la concorrenza. Mai così agguerrita, mai così decisa a cambiarlo, quel finale.

Ma questa storia è stata diversa, fin dall’inizio: un inizio di cambiamento. Profondo, radicale, coraggioso: il cambio della guida tecnica, dopo anni di successi indimenticabili.

Ecco, un altro appello a essere più forti: della curiosità di chi ci aspettava ancora una volta al varco, di chi aveva dubbi sulla nostra fame e sulla nostra voglia di ripeterci ancora.

I numeri, come sempre, hanno parlato.

Ogni romanzo ha i momenti alti e quelli più bassi. Quelli complicati, in cui la macchina sembra non funzionare come dovrebbe. Per noi è stato l’inverno, a cavallo fra il 2019 e il 2020: qualche difficoltà, alcuni passaggi a vuoto, come a Riad, a Napoli o a Lione.

Essere più forti è esattamente questo: vivere il pericolo come un’opportunità di crescita, come ci insegna l'ideogramma cinese Weiji, che indica la parola “crisi” e che è composta da due caratteri.

Pericolo e opportunità.

E allora, anche in questo caso, la Juve ha risposto nell’unico modo che conosce: sul campo. Dopo la Coppa Italia, e la voglia di sorridere strozzata in gola dai calci di rigore di Roma, ha inanellato una serie di vittorie e una quantità di gol incredibile. Con grinta e orgoglio, con forza ed esultanze. Con sudore e sorrisi ritrovati.

Ma fermiamoci un attimo, siamo andati troppo avanti. Perché fra quelle partite d’inverno e questa pazza estate c’è qualcosa di cui non possiamo non parlare.

L’emergenza che ha colpito il mondo, l’Europa e l’Italia, lo sapete, ha toccato anche noi. Sono stati giorni irreali, di pausa forzata, di voglia di vedersi e di impossibilità a farlo, di abbracci trattenuti e vicinanza virtuale.

Sono stati giorni di bollettini medici, di positività o negatività al virus finora sconosciuto ma prepotentemente balzato in testa a qualsiasi notiziario per settimane.

Giorni di voglia di tornare.

Ma tornare non è facile, in una stagione prima sventrata e poi ricomposta, in luoghi, giorni e orari mai visti prima. Anche in questo caso siamo stati forti: abbiamo continuato a stare insieme, vi abbiamo fatto entrare in casa nostra e siamo entrati nelle vostre, abbiamo continuato a tenervi compagnia, a starvi vicino. Noi, con voi, e voi sempre presenti.

Distanti, ma uniti.

E poi la palla ha ricominciato a correre, e in un certo senso è come se non si fosse mai fermata.

VIVERE UN PASSO AVANTI, LIVE AHEAD.

Significa anche questo: ripartire, dopo qualcosa di mai visto, e avere la capacità di continuare a essere leader.

Non a caso, proprio dopo la ripresa abbiamo messo quel vantaggio, fra noi e gli avversari, che ci ha portato fino a oggi.

E ora siamo qui, alla fine di questa storia così inedita. Ma con un finale che, ancora una volta, è simile agli anni scorsi; simile, ma non uguale. Perché manca una parte, fondamentale.

Mancano gli applausi dell’Allianz Stadium, il boato di gioia del nostro pubblico, il fiato sospeso prima di un rigore o le lacrime per una giornata indimenticabile, mentre il nostro pensiero già corre avanti, alle nuove sfide che ci aspettano, cominciando fra pochi giorni, in Europa.

Sappiamo però che, presto o tardi, tutto questo ritornerà, che voi ritornerete.

Ed è per questo che dedichiamo a voi la nostra Nona Sinfonia.

Perché voi, con noi, siete stati più forti di tutto.

#STRON9ER.