Terremoto al Garante Privacy: le dichiarazioni di Guido Scorza (Video)
Terremoto al Garante Privacy: le dichiarazioni di Guido Scorza
Terremoto al Garante Privacy: Guido Scorza si dimette dopo l'inchiesta di Report
Il componente del Collegio annuncia il passo indietro sui social: "Una scelta sofferta ma necessaria per tutelare l'istituzione" in seguito alle indagini per peculato e corruzione.
L'autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali è al centro di una tempesta giudiziaria senza precedenti che ha portato alle dimissioni irrevocabili di Guido Scorza, uno dei membri più attivi e noti del Collegio. L'annuncio è arrivato direttamente dall'interessato tramite un video e un post sui propri canali social, segnando la fine di un mandato durato oltre cinque anni.
L'origine della bufera: l'inchiesta della Procura di Roma
La decisione di Scorza matura in un contesto estremamente delicato. La Procura di Roma ha infatti aperto un fascicolo che vede coinvolto l'intero Collegio dell'Authority — incluso il presidente Pasquale Stanzione — per le pesanti ipotesi di reato di peculato e corruzione.
Le indagini hanno tratto ispirazione da una serie di servizi giornalistici trasmessi dal programma Report su Rai 3. Le puntate avevano acceso i riflettori su presunte irregolarità nella gestione delle spese di rappresentanza, sull'uso improprio di auto di servizio e su potenziali conflitti di interesse legati a dossier sanzionatori.
Le dichiarazioni pubbliche di Guido Scorza
Nel suo messaggio di commiato, contrassegnato dall'hashtag #cosedaexgarante, Scorza ha voluto chiarire le ragioni del suo gesto, rivendicando la correttezza del proprio operato ma sottolineando la priorità del bene dell'istituzione:
"Ho appena trasmesso al Presidente e al Segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio. Ho deciso di fare un passo indietro, credo si tratti di una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione".
Proseguendo nella sua nota ufficiale, Scorza ha aggiunto:
"Non ho nessuna remora né imbarazzo nel confessare che è stata una delle decisioni più sofferte della mia vita. Lascio, ne sono convinto, uno dei lavori più belli che a una persona possa capitare. Lascio un lavoro che ho fatto con più determinazione e passione di qualsiasi altro fatto sin qui".
Cosa succede ora al Garante per la Privacy?
Le dimissioni di un componente di tale rilievo aprono una fase di incertezza per l'Autorità, chiamata a gestire dossier complessi sulla sicurezza informatica e l'intelligenza artificiale. Mentre l'inchiesta prosegue per accertare eventuali responsabilità personali, il Garante dovrà ora avviare le procedure per il reintegro dell'organico, in un clima di forte pressione mediatica e istituzionale.
Di seguito le dichiarazioni ufficiali di Guido Scorza
Prima le notizie, poi le ragioni e le riflessioni.
Ho appena rassegnato al Presidente e al Segretario Generale dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio.
Ho deciso di fare un passo indietro.
Ritengo che questa sia una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’Istituzione, anche se — permettetemi di dirlo — non posso fare a meno di considerarla ingiusta nella sostanza e nelle modalità che mi hanno portato ad assumerla.
Non ho alcuna esitazione né imbarazzo nell’ammettere che questa è stata una delle decisioni più dolorose della mia vita.
Lascio — ne sono convinto — uno dei lavori più belli che una persona possa mai svolgere. Lascio un incarico che ho esercitato con determinazione e passione più di qualsiasi altro ruolo ricoperto finora.
Lascio un ruolo che non ho mai considerato semplicemente un lavoro, ma una missione civica, prima ancora che professionale e istituzionale.
Un’opportunità unica per fare, nel mio piccolo, la mia parte nel promuovere e difendere un diritto che non è mai stato così centrale e indispensabile nella vita delle persone e della società.
Una missione alla quale ho dedicato ogni singolo giorno degli ultimi cinque anni.
Lascio un incarico che, per me, ha sempre rappresentato anche un modo per restituire — almeno in parte — a un Paese che mi ha dato tanto: permettendomi di acquisire competenze ed esperienze importanti, di realizzarmi personalmente e professionalmente, e di credere in un futuro migliore da lasciare alle mie figlie.
Lascio un incarico che avevo sognato sin da quando, trent’anni fa, incontrai per la prima volta Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli, impegnati nel lavoro che avrebbe portato alla prima legge italiana sulla protezione dei dati personali.
Lascio — e qui arrivo alle ragioni di una scelta così dolorosa — principalmente per rispetto del loro sogno, quello di Stefano e Giovanni, ma anche di tutte le donne e gli uomini che diedero vita a quella che sarebbe poi diventata l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
Un sogno che è diventato anche il mio: rendere forte un diritto fragile e gentile come la privacy.
Un sogno reso possibile dal lavoro di un’Autorità indipendente e autorevole, capace di garantirne promozione e tutela.
Quell’Autorità, oggi, sta attraversando uno dei momenti più difficili dei suoi trent’anni di storia.
Un giorno — che non è oggi — si comprenderà che questo momento non è dovuto a errori o omissioni di chi lavora nell’Autorità, né a ciò che ho fatto o non fatto, ma a fattori esterni, a patologie e distorsioni di un sistema che non ha ancora trovato un equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri.
Ma proprio perché quel giorno non è oggi, non può essere atteso.
Il Paese oggi ha bisogno di un’Autorità che abbia autorevolezza, non solo effettiva, ma anche percepita. Senza questa fiducia, un diritto già fragile — poco conosciuto e mal tollerato dai più potenti — è quasi impossibile da promuovere e proteggere.
È solo per questo motivo che ho deciso di fare un passo indietro.
Me ne vado con la certezza assoluta di non avere alcuna responsabilità rispetto alle accuse che mi sono state rivolte.
Restare sarebbe stata la scelta più comoda, forse più saggia, ma incompatibile con ciò in cui credo, con la mia storia e con il mio modo di rispettare le Istituzioni.
Sono cresciuto con il senso dello Stato, che si dimostra con i fatti, non con le parole.
E voglio insegnarlo alle mie figlie, anche attraverso l’esempio.
L’Autorità viene prima di me e dei miei interessi personali.
La calma che segue l’intensità degli eventi mi ha suggerito questa scelta.
Ribadisco che considero l’inchiesta giornalistica e l’indagine giudiziaria giuste, utili e democraticamente preziose.
Ma non credo che, in una democrazia matura, esse debbano compromettere — prima dell’accertamento delle responsabilità — il funzionamento di un’Autorità indipendente chiamata a tutelare un diritto fondamentale.
La responsabilità non è di chi indaga, ma di una parte della società, di media sensazionalistici, degli algoritmi dei social network e di una politica con la “p” minuscola, più attenta al consenso che alle idee.
Questo rappresenta una fragilità grave del nostro sistema democratico.
Ringrazio le donne e gli uomini dell’Autorità, la mia segreteria, la comunità internazionale, i colleghi dell’EDPB, dell’EDPS e della Global Privacy Assembly, il Collegio, le istituzioni, la società civile e l’industria.
Il mio ultimo ringraziamento va alla mia famiglia, che ha pagato il prezzo più alto, con pazienza, vicinanza e affetto.
Arrivederci — dalla stessa parte di sempre: quella dei diritti, delle libertà e della democrazia.
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