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Ruggero Pegna: “La Musica ha contribuito ad emancipare e migliorare il mondo!”

Calabria > Catanzaro

“La Musica ha contribuito ad emancipare e migliorare il mondo!”. Il commento di Ruggero Pegna, autore del romanzo antirazzismo “Il cacciatore di meduse”
LAMEZIA TERME (CZ) 4 MAG - <<La musica leggera, talvolta leggerissima, o come si voglia definirla, ancora una volta ha dimostrato di essere la più micidiale fionda per lanciare messaggi, soprattutto sociali, umanitari e perfino politici.

Senza voler scomodare la narrazione biblica, con tanto di paragone con l’improbabile vittoria del bene e del coraggio rappresentati dal temerario pastorello, sul gigante Golia, bisogna ammettere che protagonisti delle “canzonette” mettono spesso alle corde, se non al tappeto, giganti della politica o presunti tali. Chi vuole sminuirne l’importanza e, spesso, etichetta così la musica popolare, non ha compreso fino in fondo la sua impareggiabile capacità di arrivare immediatamente alla gente.

Se è vero che “nei sogni di bambino, la chitarra era una spada e chi non ci credeva era un pirata”, come cantava Edoardo Bennato, chi pensa che un artista sia solo un saltimbanco e debba limitarsi a fare il giullare, commette un grave errore di sottovalutazione e, soprattutto, dimostra di ignorare la storia del mondo. Una storia che ha perfino elevato un cantautore pacifista come Bob Dylan, impegnato sul fronte dei diritti umani, a Premio Nobel per la letteratura, o che ha visto James Taylor, altro  cantautore, al fianco di Obama alla cerimonia del suo insediamento davanti a miliardi di persone.

Federico Lucia, in arte Fedez, pilastro dell’ormai celeberrima ditta Ferragni, ha mostrato anche da noi tutta la potenza di un palcoscenico musicale, un luogo creativo che, grazie al coraggio e all’intelligenza di alcuni artisti, può trasformarsi in un pulpito di libertà e ideali.

Indipendentemente dal coraggio che ci ha messo, a molti è bastato il contenuto di ciò che ha detto e il clamore che abbia suscitato ma, soprattutto, che lo abbia detto sfidando la censura e chi voleva impedirglielo. La storia di sacrifici e battaglie in suo nome, ci dice che la libertà non ha prezzo e, incredibilmente, che la musica ha contribuito a conquistarla ogni giorno, cambiando il mondo, con la politica spesso costretta ad accodarsi, travolta dal vento di cambiamento partito da un palco.

E’ strano, ma lo attesta la storia recente e contemporanea: la musica, rock e non solo, manda messaggi per alcuni rivoluzionari da sempre, precorrendo l’azione della politica, emancipando le generazioni, facendo conseguire all’umanità vittorie straordinarie di civiltà, legate innanzitutto ai diritti umani, civili e sociali. Da sempre, veicola valori come l’amore, la pace, l’uguaglianza, il rispetto di ogni uomo e di ogni tipo di diversità, dalla fede al colore della pelle, contro ogni forma di razzismo.

“Lo ha fatto senza contraddittorio!”, afferma qualcuno, senza tenere conto che la televisione, oggi, è tutta un talk show di cosiddetto pluralismo delle idee. Peccato che i protagonisti siano spesso uomini talmente piccoli da far diventare un gigante anche un semplice cantante che non le manda a dire.

Indipendentemente se si è studiosi degli aspetti letterari dei brani di Fedez, o estimatori della sua musica, sono indiscutibili il suo impegno socio-umanitario e l’uso della sua popolarità a scopo di beneficienza. Questo dovrebbe essere sufficiente per stimarlo e apprezzare l’autenticità di ogni sua esternazione, evidentemente fondata su convinzioni umane profonde.

Parole forti, con nomi e cognomi, accuse precise, modi che gli stessi leader politici hanno ormai perso, insieme al coraggio di scardinare tabù arcaici, accomunati dal gioco delle poltrone. Parole che hanno già inciso più di qualsiasi chiacchiera ferma su posizioni anacronistiche e preconcette, rimarcando il senso irrinunciabile della libertà, alla faccia di un sistema che vorrebbe controllare perfino il pensiero di un artista.

Piaccia o non piaccia la sua musica, come accade per qualsiasi musicista, Fedez si è guadagnato sul campo tutta la credibilità che ha dato la vera forza alle sue parole e fatto esplodere il caso. Dette da altri, probabilmente non avrebbero sortito alcun effetto. Chiunque potrebbe sparare raffiche di predicozzi in una diretta tv ma, senza riconoscerne attendibilità all’autore, potrebbero perfino trasformarsi in un boomerang oltremodo pericoloso per chi ha popolarità e successo.

Ancor prima di parlare del Ddl Zan, rimanendo nel tema del Concerto, si è speso per i lavoratori dello spettacolo, ormai fermi da più di un anno, privi di vere prospettive di ripresa e senza che nessuno comprenda realmente l’autentico dramma delle centinaia di migliaia delle loro famiglie.

“A parole siamo tutti bravi”, ha commentato qualcun’altro. In realtà, Fedez ha promosso finanche un progetto tra artisti che ha raccolto, nei mesi scorsi, oltre quattro milioni di euro per tutti i lavoratori dello spettacolo dal vivo.

Un impegno verso gli altri che già aveva concretizzato per cause altrettanto importanti e scottanti, come i vari milioni di euro raccolti insieme alla moglie per aumentare i posti letto nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele e fornire gratuitamente cure mediche e assistenza necessarie ai pazienti che ne avrebbero avuto bisogno. Fedez, a dispetto di ogni pur legittima critica o simpatia e al di là di ogni illazione, perplessità o appartenenza politica, interpreta perfettamente il ruolo di musicista concretamente impegnato nel sociale, traducendo il successo anche in solidarietà.

La musica è emozioni che possono più di ogni altra cosa cambiare la vita della gente, anche perché, come scriveva Ivano Fossati in “Mio fratello che guardi il mondo”, uno dei brani più belli della canzone italiana: “Se non c’è strada dentro al cuore degli altri, prima o poi si traccerà”. >>