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Orrico M5S: "Si al reddito artistico valorizzando i nostri borghi"

Calabria > Cosenza

CATANZARO, 29 APR - La nostra redazione ha intervistato l'Onorevole Anna Laura Orrico (M5S), già Sottosegrario. Ecco di seguito l'intervista:
Lei é una delle Deputate calabresi che ha avuto l'onore e l'onere di rivestire il ruolo di Sottosegretario. Ci racconta il momento più bello di quell'esperienza di governo?

"A dire il vero il grande onore di poter servire il mio Paese da una postazione di governo come sottosegretario ai Beni culturali per 17 mesi non ha avuto un solo momento topico bensì tanti frangenti che considero felici. Sia sul piano personale che su quello politico. Umanamente come non ricordare il giuramento al cospetto dell’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la felicità delle persone che mi sostengono da sempre? Mentre dal punto di vista istituzionale le soddisfazioni maggiori sono derivate dai risultati che sono riuscita a portare a termine per la Calabria. Penso certamente ai 90 milioni di euro per la riqualificazione della parte antica di Cosenza attraverso la firma del Contratto istituzionale di sviluppo – la stessa cifra è stata destinata con il medesimo strumento per ognuno dei centri storici di Napoli, Palermo e Taranto -, o l’impegno per i Parchi Archeologici di Sibari, con il conferimento dell’autonomia speciale e la destinazione di 3 milioni di euro, e di Palmi con il finanziamento di due milioni di euro per attività di scavo, di conservazione e valorizzazione del sito. Oppure l’attività di tutela di un sito iconico per la Calabria come Capo Colonna: il Mibact è stato, infatti, il primo ente a intervenire concretamente col reperimento di risorse e con un progetto specifico al fine di salvaguardare il promontorio dall’azione di erosione costiera sottovalutata per decenni e aggravata dal maltempo dello scorso inverno".

 Di recente sul suo blog lei ha scritto di ZES (Zona economica speciale), una grande opportunità per la Calabria. Può essere il volano per la ripresa nel periodo post pandemico?

Le Zes rappresentano delle grandi occasioni per il sud e per la Calabria le cui potenzialità sono ancora inespresse a cominciare dalla nostra Gioia Tauro. Non solo perché consentono di sfruttare le opportunità che offrono le grandi rotte commerciali di respiro internazionale, ma andrebbero messe a profitto anche come veri e propri hub per costruire sistemi economicamente virtuosi favorendo le vocazioni produttive delle aree circostanti e sviluppando l’innovazione tecnologica: nella nostra regione, ad esempio, non mancherebbe il know-how necessario. Inoltre, proprio come in Calabria, alcune delle aree incluse nelle Zes hanno una dimensione turistica che può essere implementata favorendo così la destagionalizzazione e una gestione allargata dei flussi turistici. Per avere questo cambio di marcia le Zes devono essere supportate da strutture e infrastrutture e amministrate da un management visionario.

 Lei ha spesso organizzato eventi sui borghi in splendide location che tutti ci invidiano, ma come é noto, oggi il turismo é in enorme difficoltá a causa del Covid-19. Come intendete agire per dare supporto ad alcuni piccoli centri che oggi vivono enormi difficoltá?

"Ha ragione, mi sono molto spesa e interessata sul tema dei borghi. Come deputata nel momento in cui ho avviato il progetto-percorso di Borghi in Movimento in giro per la Calabria in modo da stimolare l’autoconsapevolezza dei cittadini e poi, come membro del governo, lavorando ad esempio a Borghi in Festival, il progetto nazionale del Mibact per rigenerare i piccoli comuni italiani. La pandemia ha portato con sé inevitabili problematiche e criticità nel comparto turistico, però, come dico spesso, nelle difficoltà si possono trovare le occasioni. Come ripensare il sistema decongestionando i grandi attrattori del Paese e sostenendo al contempo il cosiddetto turismo sostenibile, anche di prossimità. I borghi potrebbero essere pensati come luoghi, in rete fra loro, dove costruire e sperimentare nuovi modelli economici basati sulla valorizzazione delle risorse culturali e naturalistiche, della capacità di creare servizi di comunità e imprese collettive che nascano dalla produzione artigianale e agricola, oltre che diventare destinazione di ciò che è diventato un fenomeno conseguenza della pandemia ovvero lo smart working e in particolare il south working. Per realizzare questi ambiziosi obiettivi dobbiamo dotare i nostri borghi di infrastrutture tecnologiche e connessioni intermodali, favorendo lo sviluppo di tutti quei servizi che ad oggi mancano in un ottica di complementarietà e circolarità con i centri urbani".

Lei ha parlato di "reddito artistico" in una recente intervista. Ci spieghi come funzionerebbe.

"Anche in questo caso servirebbe un approccio differente alla questione. Andrebbe operato un cambiamento culturale per modificare la prospettiva. In Italia, infatti, spesso, quando parliamo di Cultura e quando parliamo di chi lavora nel mondo della Cultura, questa non viene percepita, considerata, come una vera e propria professione, e chi vi è coinvolto come un vero e proprio lavoratore. Mentre, al contrario, tutto ciò che sta dietro la professione dell'artista è tanto studio e tanta preparazione. Ecco perché ritengo che, proprio come avviene in altri stati europei avanzati sui temi del welfare e penso innanzitutto alla Germania, dovremmo quantomeno iniziare a riflettere sull’opportunità della istituzione di un “Reddito Artistico”, i cui meccanismi possiamo e dobbiamo discutere, che permetta a chi lavora nel mondo dello spettacolo di avere un sussidio da parte dello Stato quando non si trova nella condizione di lavorare bensì in quella fase di creazione e di studio, che è propedeutica e preparatoria alle perfomances e ai prodotti culturali che amiamo consumare. Stiamo andando sempre di più verso una società dove una buona parte del lavoro sarà la formazione continua e nel campo artistico questo aspetto ha un peso molto importante, quindi lungo la vita un artista ha bisogno di studiare e dedicarsi alla fase creativa ed è importante che abbia degli strumenti di sostegno al reddito che rendano questa professione una opportunità e non una questione di semplice fortuna. Poi, ad esempio, si potrebbe legare il reddito artistico e dunque la fase di pausa creativa alla valorizzazione dei nostri borghi e delle nostre periferie, creando meccanismi di benefit per gli artisti che trascorrono e impegnano il proprio tempo nei luoghi solitamente lontani dai circuiti della produzione artistica, contribuendo così a generare una economia diffusa della cultura".