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Mafie: Gratteri, cosche non hanno confini, ovunque c'è denaro. Leggi i dettagli

Calabria > Catanzaro

Mafie: Gratteri, cosche non hanno confini, ovunque c'è denaro. Seguito Rinascita. Indagato, 'ci sta fruttando più della droga'
CATANZARO, 08 APR -  "L'operazione congiunta condotta oggi dimostra come barriere, steccati, confini sono un problema degli Stati e delle procedure. Le mafie non hanno di questi problemi ma sono presenti dove c'è da gestire denaro e potere". Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha sintetizzato l'operazione Petrolmafie Spa che stamani ha portato al sequestro di beni per un miliardo di euro e all'esecuzione di una settantina di misure cautelari.

"Siamo riusciti a superare questo gap, che fortunatamente esiste essendo in democrazia - ha aggiunto - perché contestualmente 4 Procure si sono trovate ad indagare sullo stesso oggetto che un indagato, intercettato, dice 'ci sta fruttando più della droga'. Il filone di Catanzaro è un seguito di Rinascita Scott, è uno degli aspetti del riciclaggio della famiglia Mancuso di Limbadi ed è stata condotta dal Ros dei carabinieri e della Guardia di finanza".

cosche volevano chiudere affare con impresa Kazakistan. Riunione a pranzo con boss, voleva far togliere licenze a Eni

Le cosche di 'ndrangheta del vibonese volevano chiudere un accordo per l'importazione in Italia con la società Kmg, la più grande industria estrattiva di gas e petrolio del Kazakistan. Lo ha riferito il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della conferenza stampa sull'operazione "Petrolmafie Spa". Alla riunione, svoltasi in una osteria di Vibo Valentia, ha riferito Gratteri, era presente "l'imprenditore D'Amico che ha un grosso deposito carburanti a Maierato. In quella occasione era presente un rappresentante della Kmg, arrivato con l'interprete e due broker lombardi, che sono stati arrestati stanotte a Milano, il cui obiettivo era fare arrivare il petrolio a Vibo Valentia. Al pranzo era presente anche Luigi Mancuso, capo locale del Clan, ed altre persone, Pasquale Gallone, Gaetano Molino, marito della nipote di Mancuso e Antonio Prenestì.

Si è discusso di creare una boa al porto di Vibo Valentia per fare attraccare le petroliere e con un tubo far arrivare il petrolio all'industria di D'Amico. Quando è stato fatto presente che c'era anche il porto di Gioia Tauro, è stato risposto che non ce n'era bisogno perché altrimenti avrebbero dovuto trattare con le cosche del posto". Nel corso del pranzo, qualcuno ha anche fatto notare che a Maierato ci sono i depositi dell'Eni ma Mancuso, ha riferito Gratteri, "ha detto che gli avrebbe fatto ritirare le licenze dagli enti locali e che avrebbero usato anche le cisterne dell'Eni. Questo per dire le mafie non hanno frontiere e sono capaci di interagire con chiunque, a qualsiasi livello. L'operazione si è interrotta perché il collettore tra i broker e Mancuso, Prenestì è stato arrestato per omicidio e tentato omicidio".