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L’università Popolare In Corde Scientia ricorda Daniela Muggia a un anno dalla morte

Redazione
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Articolo segnalato da: Luciana Salato
L’università Popolare In Corde Scientia ricorda Daniela Muggia a un anno dalla morte
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A un anno esatto dalla morte della tanatologa Daniela Muggia, l’Università Popolare In Corde Scientia (Upics) ne ricorda la figura e l’eredità scientifica e umana con un incontro online in programma il 27 febbraio alle ore 19. Un momento di commemorazione accompagnato da una meditazione con la pratica tibetana del phowa, il “trasferimento della coscienza”, in coerenza con il percorso di ricerca e divulgazione che Daniela Muggia ha portato avanti per oltre vent’anni nel campo dell’accompagnamento alla fine della vita. Chi desidera partecipare può contattare il numero 375 7840688 oppure scrivere all’indirizzo e-mail: [email protected].

Premio Terzani per l’Umanizzazione della Medicina nel 2008, Daniela Muggia è stata ricercatrice, autrice e docente, oltre che membro fondatore e responsabile scientifico per la tanatologia dell’Upics. È stata inoltre membro e tutor dell’équipe di accompagnamento dell’associazione di volontariato Tonglen, di cui ha ricoperto la presidenza, ed educatrice senior nei corsi di accompagnamento spirituale dell’associazione Rigpa.

Nel 2004 aveva elaborato il metodo Ecel, Empathic Care of the End of Life, un modello di accompagnamento empatico alla fine della vita diffuso a livello internazionale. L’approccio, fondato anche sull’integrazione di metodologie contemplative tibetane, promuove nello stesso accompagnatore uno stato di empatia eticamente orientata, senza alcuna appartenenza confessionale e nel pieno rispetto della tradizione religiosa o laica della persona morente. Centrale, nella sua impostazione, è il riconoscimento della dimensione spirituale come patrimonio universale, declinato nei valori positivi che emergono con particolare intensità nell’ultima fase dell’esistenza, come evidenziato dagli studi tanatologici tibetani.

Il tratto umano e professionale di Daniela Muggia emerge con forza dalle testimonianze di chi l’ha incontrata.
Delia Ravetti, presidente Upics: «Quello che intendo portare avanti si muove su due piani. Da un lato, come presidente dell’Università Popolare In Corde Scientia, sento la responsabilità di proseguire l’importante lavoro avviato da Daniela Muggia, affinché il metodo Ecel trovi sempre più spazio nei luoghi di cura. Dall’altro, l’incontro con lei ha avuto per me un valore profondamente personale, mi ha aiutata ad attraversare e rielaborare molti lutti della mia vita, restandomi accanto in ognuno di quei passaggi».

Giovanna Erra, presidente Tonglen Odv: «Ho incontrato Daniela quando ho capito che il dolore dei lutti vissuti sarebbe rimasto sterile se non condiviso. Lei è arrivata proprio allora, con un ascolto accogliente ma mai indulgente, donandomi strumenti per accompagnare con coscienza e cura. Ha reso l’accompagnamento alla morte e al lutto uno scambio reciproco, rompendo tabù e solitudini, con semplicità e naturalezza. Sempre presente, vigile, capace di orientare. Oggi la sua presenza vive nell’opera dei volontari che ha formato. Sono grata di averla incontrata ancora in questa vita. Ciao Daniela, alla prossima».

Silvia Finavera, volontaria Tonglen, ricorda come la tanatologa sapesse trasformare il dolore in responsabilità consapevole e compassione attiva: «Si tratta – come spesso ricordava Daniela – di accompagnare chi amiamo, non di lasciarlo andare. Lo si accompagna anche dopo la morte, perché l’amore incondizionato non è limitato da un corpo». Parole che restituiscono la profondità di un metodo capace di sostenere le persone nel lutto senza negare il dolore, ma evitando che diventi paralizzante.

«Daniela è stata una presenza profondamente trasformativa nel mio cammino umano e formativo» - racconta Paola Di Betta, tutor e vicepresidente Tonglen - Dai suoi insegnamenti ho imparato il valore dell’ascolto, del silenzio e della presenza consapevole. La sua eredità resta viva come pratica quotidiana di pace e compassione».

Un approccio fatto di essenzialità, capace di dare profondità anche ai gesti più semplici. «Amava citare il proverbio “Piuttosto che niente è meglio piuttosto”» ricorda Adriana Dana, operatore e tutor Ecel. «Nel suo insegnamento anche ciò che appare minimo, un silenzio condiviso, un respiro, un sorriso, diventa forma autentica di accompagnamento e cura».

Molte testimonianze raccontano percorsi di trasformazione personale. Mariarosaria Cavallo, volontaria Tonglen, ricorda: «Nel suo accompagnamento ho trovato ascolto e strumenti concreti per attraversare il lutto. Il passaggio da accompagnata ad accompagnatrice nasce da quella esperienza di cura ricevuta». Dello stesso tenore il ricordo di Grazia Roncaglia, insegnante: «Il mio percorso nell’accompagnamento del lutto dei bambini nasce dall’incontro con Daniela Muggia, che ha saputo portare nella scuola uno sguardo empatico e profondamente rispettoso. Da quell’esperienza è nato un cammino educativo e umano che continua ancora oggi, fondato sulla presenza, sull’ascolto e sulla fiducia nelle risorse interiori di ogni bambino. A Daniela devo radici solide e pratiche vive che continuano a orientare il mio lavoro».

Per chi ha condiviso con lei il lavoro formativo, resta soprattutto un’eredità professionale e umana. «L'incontro con Daniela ha cambiato la mia vita - sottolinea Cristina Corrieri, docente Ecel - Le sarò sempre grata e continuerò a fare tutto ciò che posso per portare avanti il suo preziosissimo lavoro».

Anna Tamburini, giornalista e scrittrice, ricorda invece la nascita di un progetto concreto: «Dalla nostra amicizia è nato “Sos per chi resta”, un servizio di ascolto e accompagnamento nell’elaborazione del lutto che continua ancora oggi ad aiutare molte persone».

Numerose anche le testimonianze dal mondo sanitario. Paola Vivalda, medico: «Daniela mi ha accompagnata in un momento di grande vulnerabilità, insegnandomi la forza della presenza e della gratitudine. Negli anni ho potuto restituire quella cura, riconoscendo in lei una guida autentica nell’arte di vivere e di morire», mentre la psichiatra Maria Antonietta Bàlzola ricorda «una svolta profonda nel cammino interiore, capace di trasformare il dolore in consapevolezza e fiducia».

Tra le voci più toccanti, quelle di chi ha ricevuto direttamente accompagnamento. «Nel momento più doloroso della mia vita ho trovato parole e gesti capaci di accompagnarmi nel buio» racconta Silvana. «Il suo insegnamento continua a essere luce e orientamento». E Stefano Aldegani aggiunge: «Con competenza e amore seppe offrire strumenti concreti, lasciando un segno indelebile».

Un’eredità che continua a vivere anche nelle nuove generazioni di allievi. «Ho conosciuto Daniela durante il percorso formativo Ecel e ne ho colto subito l’essenzialità», conclude Marina Penna, volontaria e componente del Consiglio direttivo di Tonglen. «Ci ha ricordato che ciò che conta davvero è la continuità del metodo e dei valori trasmessi. Un insegnamento che resta vivo e orientante».

Accanto all’attività didattica e formativa, Daniela Muggia ha sviluppato una produzione saggistica che attraversa ambiti diversi dell’accompagnamento empatico. Con la psichiatra Emilia Costa ha firmato Giù le mani da Pierino, dedicato all’accompagnamento dei bambini con Adhd - Sindrome da iperattività e deficit di attenzione; con il veterinario Stefano Cattinelli ha pubblicato Tenersi la zampa fino alla fine, sulle cure palliative e l’accompagnamento empatico degli animali; nel 2022 ha scritto Di morte non si muore per Edizioni Amrita, un’opera che affronta il tema del morire con uno sguardo scientifico e insieme profondamente umano.

L’incontro del 27 febbraio intende essere un momento di ricordo, ma anche un’occasione di continuità con il lavoro di ricerca e formazione che Daniela Muggia ha lasciato in eredità. Una testimonianza viva di un metodo che ha contribuito a ridefinire il modo di intendere l’accompagnamento alla fine della vita, restituendogli dignità, consapevolezza e profondità relazionale.

 

Torino, 18 febbraio 2026

 


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