L'Alfabeto della fede: Esorcismo e Fede
Parola e Fede Lazio

L'Alfabeto della fede: Esorcismo e Fede

domenica 8 ottobre, 2017

Cari lettori, continua il nostro cammino di approfondimento con la rubrica "l'alfabeto della fede". Le parole che prenderemo in esame oggi sono: Esorcismo e Fede. Inoltre, vi ricordo che potete leggere sempre su InfoOggi i numeri precedenti della InfoOggi i numeri precedenti della rubrica. [MORE]

ESORCISMO
L’esorcismo è un rito attraverso il quale si intima al diavolo di lasciare un corpo nel quale lui ha stabilito la sua dimora. Nella Chiesa la celebrazione di questo rito spetta al Vescovo e ad una persona da Lui autorizzata che è chiamata esorcista. Nessuno non autorizzato dal Vescovo potrà celebrare questo rito. Il rituale da seguire è complesso e molte sono in esso le preghiere. Gesù ha dato questo potere ai suoi Apostoli quando li ha mandati a svolgere la loro prima missione in terra di Palestina.

Negli Atti degli Apostoli è detto che quanti erano tormentati da spiriti immondi erano guariti. Non vi è però alcun caso concreto, così come avveniva nel Vangelo. Sempre negli Atti degli Apostoli caso concreto, anche se non si può parlare di vera e propria possessione diabolica, è il comando dato da San Paolo allo spirito di divinazione di lasciare quella donna che andava dietro di loro gridando e svelando l’identità di Paolo.

Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una schiava che aveva uno spirito di divinazione: costei, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. Ella si mise a seguire Paolo e noi, gridando: «Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza». Così fece per molti giorni, finché Paolo, mal sopportando la cosa, si rivolse allo spirito e disse: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei». E all’istante lo spirito uscì.

Ma i padroni di lei, vedendo che era svanita la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città. Presentandoli ai magistrati dissero: «Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare». La folla allora insorse contro di loro e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi (At 16,16-24).

Nella Sacra Scrittura il primo caso di cacciata dello spirito immondo avviene con Tobia. Ma neanche in quella circostanza si può parlare di vera possessione diabolica.

Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì verso le regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.

Ma Raguele si alzò; chiamò i suoi servi e andarono a scavare una fossa. Diceva infatti: «Se mai morisse, non diventeremo così motivo di scherno e di vergogna». Quando ebbero terminato di scavare la fossa, Raguele tornò in casa; chiamò sua moglie e le disse: «Manda una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo seppelliremo senza che nessuno lo sappia». Mandarono quella serva, accesero la lampada e aprirono la porta; quella entrò e trovò che dormivano insieme, immersi nel sonno. La serva uscì e riferì loro che era vivo e che non era successo nulla di male. Resero lode al Dio del cielo e dissero: «Tu sei benedetto, o Dio, degno di ogni benedizione perfetta. Ti benedicano per tutti i secoli! Tu sei benedetto, perché mi hai ricolmato di gioia e non è avvenuto ciò che temevo, ma ci hai trattato secondo la tua grande misericordia. Tu sei benedetto, perché hai avuto compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia e salvezza e falli giungere fino al termine della loro vita in mezzo alla gioia e alla grazia». Allora ordinò ai servi di riempire la fossa prima che si facesse giorno.

Raguele ordinò alla moglie di fare pane in abbondanza; andò a prendere dalla mandria due vitelli e quattro montoni, li fece macellare e cominciarono così a preparare il banchetto. Poi chiamò Tobia e gli disse: «Per quattordici giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare e a bere e così allieterai l’anima già tanto afflitta di mia figlia. Di quanto possiedo prenditi la metà e torna sano e salvo da tuo padre. Quando io e mia moglie saremo morti, anche l’altra metà sarà vostra. Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi apparteniamo a te come a questa tua sorella, da ora per sempre. Coraggio, figlio!» (Tb 8,1-21).

Satana è il maestro dalle tenebre, dall’inganno. Se si impossessa di un corpo, questo è permesso dal Signore perché l’uomo, specie il cristiano, nega la sua esistenza. Il Signore, per mezzo di una possessione diabolica ci rivela la potenza distruttrice di Satana per avvisarci che nell’anima e nello spirito questa potenza è quasi infinita, senza limiti nella falsità, nell’errore, nell’inganno. Il Signore permette la manifestazione visibile perché si creda in quella invisibile. Di questa possessione invisibile siamo quasi tutti suoi prigionieri.

Satana una cosa sola vuole: il pensiero dell’uomo. Oggi c’è un solo pensiero nella Chiesa – parlo per iperbole, esageratamente – che non appartenga a Satana? C’è una sola verità che non sia stata inquinata da esso? C’è un solo principio di fede ancora intatto? C’è qualcuno che crede nella Parola del Signore? Non è stata essa ridotta a menzogna?

Il Signore per sua grande misericordia ci mostra la potenza visibile di Satana perché noi ci convinciamo quanto “onnipotente” sia la sua forza invisibile. Lui è capace di distruggere tutta la comunità cristiana. Se a contrastarlo non ci fosse lo Spirito Santo, saremmo tutti suoi prigionieri. Invece il Signore manda il suo Santo Spirito e la verità divina brilla in molti cuori.

FEDE
Per la Scrittura “fede” ha un significato particolare. “Fede” è consegnare la propria vita alla Parola del Signore. “Fede” è costruirsi solo ed esclusivamente sulla Parola di Dio e di Cristo Gesù. Parola e fede devono essere una cosa sola, sempre, inscindibile e inseparabile. Come ci si consegna alla Parola? Prestando ad essa immediata obbedienza.

Ecco allora i tre principi della vera fede: Dono della Parola, Accoglienza di essa, Pronta e immediata obbedienza. Se uno di questi tre principi manca non si può parlare mai di fede. O non c’è il dono della Parola, o non c’è accoglienza, o manca la pronta e sollecita obbedienza. Poiché questi tre principi devono essere una cosa sola, può avvenire che non ci sia fede o perché la Parola non è data, o perché non è accolta, o perché si viene meno nell’obbedienza.

Don Francesco Cristofaro


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