• Scrivi una notizia
  • Sostienici
  • Spazi pubblicitari
  • Privacy Policy
  • Feed Rss

FIN SARDEGNA - Ilario Ierace compie 40 anni di attività con la Sport Full Time Sassari

Sardegna > Cagliari

CAGLIARI, 28 NOVEMBRE 2020 - Dipendesse da lui creerebbe immediatamente un bonus da elargire a tutte le famiglie italiane, soprattutto quelle bisognose che non possono permetterselo, affinché la prole abbia accesso a qualsiasi attività sportiva per la tutela del proprio benessere psico – fisico.

Il prossimo 7 dicembre Ilario Ierace, sardo d’adozione, festeggerà i suoi quarant’anni di permanenza a Sassari. Un lasso di tempo significativo nel quale ha avuto modo di diventare l’uomo simbolo delle piscine di Lu Fangazzu e Latte Dolce e soprattutto il faro della Sport Full Time, società modello che trae linfa dalle consulenze esterne.

Come dargli torto quando asserisce che sotto l’aspetto sociale lo sport è una miniera di rapporti umani? Si appoggia ad un recente studio dove si appura che investire nello sport produce rendite inestimabili da godersi nella terza età quando sotto l’aspetto salutistico si otterranno effetti tangibili. E con questo riconoscimento economico anche le società che lavorano per incentivare lo sport tra i giovani aiuterebbero concretamente le persone disagiate. “Lo sport è un diritto, per tutti, ed in particolare per i giovani. Specie in questo periodo, dove si comunica prevalentemente con gli elettrodomestici – continua Ilario Ierace - l’unica cosa che ci può salvare è lo sport. Difficilmente chi lo pratica prende strade sbagliate e aspetto nodale, continuerà ad allenarsi anche in età avanzata. Inoltre, raramente diventerà persona arrogante e prepotente, solleticata dalle scorciatoie. Colui che ha una visione sana dell’agonismo sa che per vincere e per arrivare si deve faticare. Se sudo faccio risultato, diversamente, per una questione di lealtà sportiva, non è giusto che prenda il posto di un altro. Torniamo ai valori di un certo periodo, lottiamo in questo senso aiutando i giovani a vivere gli spazi partecipativi”.

Conosciuta la terra promessa, Ilario si è sempre immedesimato nei panni di Giovanni Drogo, l’ufficiale protagonista del libro di Dino Buzzati “Il deserto dei Tartari”, spirato aspettando il nemico. Anche lui sarà felice di morire in Sardegna, isola che gli ha permesso di mettere su pure famiglia, circondato da tanti amici e conoscenti: “Assomiglio molto ai sardi, non ho mai trovato difficoltà nell’ambientarmi”.

In un periodo che sarà ricordato nei secoli a venire nei manuali di storia, lui non ha mai perso un attimo di tempo per dare la possibilità ai suoi atleti di riprendere confidenza con le gare vere e proprie. E infatti pochi giorni fa, seguendo i protocolli, la società che dirige ha organizzato una tre giorni di gare. Per garantire il distanziamento e non favorire l’assembramento, era riservata ai soli atleti delle società cittadine, più una di Alghero.

La felicità dei partecipanti è stata tangibile e pure i responsi del cronometro fanno gioire gli organizzatori perché Anna Conti (atleta allenata proprio da Ilario) ha polverizzato tre record sardi assoluti (400 misti, 200 e 100 dorso, più due tempi utili per gli assoluti nazionali).

Ma come si profila il pensiero del presidente Ierace nelle varie tematiche che investono la pratica del nuoto e non solo?

I SUOI ESORDI PIEMONTESI

“Ho frequentato l’ISEF presso l’Università di Torino. Sono stato allenatore di pallavolo e pallacanestro. Per mantenermi agli studi ho fatto l’istruttore di nuoto presso la blasonata società torinese Libertas Safa, all’epoca campionessa italiana nella classica Coppa Brema. Ci sono stato per quattro anni, dopodiché il presidente della società Veniero Vanni mi propose di andare a Sassari ad avviare due nuove piscine all’avanguardia. Non ho avuto nessun indugio, ero forestiero a Torino (sono nativo di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria) e ambientarmi di nuovo non mi costava nulla”.

QUANDO LAVORO E PASSIONE COINCIDONO

“Costituita la società Sport Full Time, il nostro primo step doveva prendere in considerazione la gestione della sopravvivenza, salvaguardando l’economia che doveva conciliare lavoro e passione per lo sport. In quaranta anni abbiamo formato più di duemila agonisti. Molti di loro hanno brillato a livello regionale, tanti altri a livello nazionale.

Come squadra abbiamo militato in serie C, sfiorando diverse volte l’accesso alla B. Ma l’exploit che rimarrà negli annali è stata la promozione in serie A avvenuta nell’aprile del 2017. Un traguardo che non è mai riuscito a nessun’altra squadra isolana”.

GLI ANNI EMBRIONALI

“Prima del 2000 partecipavamo all’attività nazionale, ma tutto il mondo natatorio sardo veniva agevolato dal Progetto Sud, grazie al bonus che la federazione si era inventata per allungare dell’1 o del 2% i tempi limite. Tale privilegio era stato concesso per dare la possibilità alle società del meridione d’Italia di poter accedere alle manifestazioni nazionali. Bonus che a noi non stava bene perché in piscina i veri valori non venivano rispecchiati. Continuavamo a non essere competitivi e ci sembrava inutile avere questo tipo di elemosina. All’epoca dicevo che per essere alla pari con tutte le società blasonate del nord dovevamo semplicemente metterci sotto col lavoro e non aspettare aiuti artificiali”.

QUESTIONE DI RISULTATI

“Dal 2000 siamo sempre stati presenti ai campionati italiani di categoria, salendo anche diverse volte sul podio. In un’edizione ne abbiamo qualificati 21, comprese le staffette: un numero elevatissimo. Un altro anno sono partiti in dieci per i campionati assoluti.

Abbiamo sempre piazzato nostri tesserati tra i primi otto a livello assoluto. Andrea Farru è andato addirittura a medaglia nei 50 farfalla, meritandosi poi la convocazione in nazionale, e poi tantissimi altri si sono messi in luce in palcoscenici di prestigio. Mi vengono in mente Federico Abis, e la stessa Anna Conti, tredicesima agli assoluti.

Deteniamo ancora diversi record regionali, segno che il polo settentrionale abbia contribuito a sventolare con orgoglio la bandiera della Sardegna”.

A PROPOSITO DI ANNA CONTI

“È una ragazza semplice e umile che lavora con passione, si applica moltissimo ed è anche talentuosa. Aspetti che completano e irrobustiscono la sua forza: è normale che i risultati arrivino. Nel giro di qualche anno ha realizzato miglioramenti notevoli in tutte e quattro le nuotate. Capisce al volo, non ho mai dovuto ripetermi nella spiegazione di un esercizio; con lei vale il detto “buona la prima”. Costruendo un atleta si deve puntare prima di tutto all’aspetto tecnico/fisico, ma nel caso di Anna, avendo una particolare sensibilità all’acqua, sviluppiamo un lavoro superiore alla media imperniato sulla tecnica. E questo fa sì che col minimo sforzo ottenga ottimi risultati. Non a caso è una buona mistista, ma potrebbe andare bene nel dorso dove detiene i record nei 50, 100 e 200 e pure nello stile libero: il primato regionale nei 1500 è suo. Ma sappiamo benissimo che per competere con i big di una potenza mondiale del nuoto come l’Italia, il percorso da intraprendere è abbastanza lungo. Noi ci proveremo, non siamo neanche all’università, forse alle superiori. Prima di prendere la laurea, la specializzazione e diventare un “buon ingegnere”, passerà ancora del tempo”.

TRA CRISI NORMALI ED EFFETTI COVID-19

“Il nuoto attraversa un periodo di asperità, sono sempre meno i ragazzi che praticano perché non la prendono come un’attività continuativa. Adesso c’è un mordi e fuggi generale, si iscrivono per pochi mesi, apprendono e poi vanno via. Alcuni di questi, anche se bravi, non se la sentono di intraprendere un’attività agonistica perché la ritengono troppo impegnativa.

Soprattutto ora dobbiamo essere eccellenti in mezzo alle difficoltà partecipative, da compensare con i risultati ottenuti dai pochi che rimangono”.

LA RICERCA SISTEMATICA DEL SAPERE

“La chiave del successo di questi quaranta anni penso che sia la rete di consulenze esterne intessute con figure professionali di altissimo livello. Solo così i nostri tecnici possono tenersi aggiornati. Dal 2000 invitiamo figure professionali di grido, ma spesso andiamo anche noi a trovarle. Organizziamo dei collegiali con i ragazzi che vengono seguiti sia dal punto di vista nutrizionale, sia da quello biomeccanico, atletico, psicologico”.

“I nostri allenatori devono mantenersi bravi e per far ciò sono necessarie le consulenze. Largo quindi ai corsi di aggiornamento, ma soprattutto ai corsi pratici, quelli dove luminari della materia ti fanno vedere esattamente gli esercizi e ti spiegano piccoli trucchi del mestiere. È il vissuto che fa cambiare l’atteggiamento del gruppo, sia nella gestione, sia nella tecnica. La formazione da noi si è radicata, divenendo più approfondita, più appropriata perché troviamo collaboratori all’altezza. Non è un caso l’aver raggiunto la massima serie con atleti capaci di conquistarsi anche l’accesso ai campionati italiani individuali. Gestire un atleta anche a livelli alti è un obiettivo che ogni società dovrebbe avere”.

PERCHE’ PIACE LA SPORT FULL TIME

“Abbiamo creato una filosofia gestionale e partecipativa dove ci sforziamo di capire esattamente le esigenze del cliente, cercando di essere sempre all’altezza. Anche con gli aspiranti nuotatori ci approcciamo alla stessa maniera, accompagnando i più piccoli in un percorso graduale che dalla vaschetta li condurrà verso stadi più impegnativi stando molto attenti a non creare dei vuoti di apprendimento nella progressione atletica.

I ragazzi che si sono formati nella nostra società, a distanza di anni, si sentono sempre atleti della Sport Full Time. Si genera un senso di appartenenza che mi inorgoglisce perché i nostri insegnamenti sono serviti a educarli al rispetto e alla correttezza”.

VARIAZIONI SUL TEMA

“La Sport Full Time è anche una polisportiva e tra le varie discipline intraprese ci siamo dedicati al Pentathlon Moderno. Un nostro atleta, Fabio Poddighe, ha vinto quattro titoli italiani assoluti, ha partecipato a cinque mondiali e a cinque europei. In un’edizione continentale, nel 2016 è arrivato quinto individuale e primo a squadre”.

UNA GARA DI NUOTO NELL’ERA COVID

“Quando la federazione si è resa conto che non poteva avere a disposizione l’impianto di Terramaini, a Cagliari, le gare previste in calendario sono state giustamente annullate perché non c’erano strutture alternative in grado di garantire il giusto distanziamento.

Noi della Sport Full Time, avendo la piscina, abbiamo chiesto di poter organizzare una gara ad invito, coinvolgendo le società autoctone. L’abbiamo sviluppata in cinque parti, riducendo i limiti di partecipazione (ogni atleta poteva iscriversi al massimo a quattro gare) e suddiviso maschi e donne per una media di 40 persone per parte (con 6 corsie a disposizione). Ogni gara è durata in media mezz’ora, e devo dire che nonostante tutto è venuta fuori una bella manifestazione. Siamo orgogliosi di averla fatta, voleva essere anche un messaggio rivolto ai nostri atleti: continuate ad allenarvi perché fin dove abbiamo la possibilità di potervi mettere in condizioni di gareggiare, noi lo faremo.

PILLOLE DI PREPARAZIONE

“In allenamento si può provare e simulare tutto, tranne che la competizione vera e propria. La gara si prova solo nella gara, diceva Gennadi Touretski, allenatore di Aleksandr Popov. Siccome abbiamo dei ragazzi che fanno uno sport continuo, non avendo mai mollato, diamo loro questa possibilità. È importante che la fiammella non si spenga, perché altrimenti, farla ripartire è un gran bel problema. Rischiamo di perdere una generazione e anche tutto l’ambiente tra cui gli allenatori che si vedrebbero costretti a trovarsi altrove un’altra collocazione. Il nostro sforzo è volto a rinvigorire l’ambiente, a costo di andare in perdita. Si tratta di fare delle compensazioni, tra il mero costo economico e il guadagno che ne deriva dall’aver mantenuto intatto l’ambiente.

I nostri dirigenti non arrivano dal settore management, ma sono esclusivamente istruttori di nuoto. Incide esclusivamente il fattore passionale e questa è la nostra forza. Lavoriamo gratis quando non possiamo fare altrimenti, ma tale sforzo ci permette di realizzare manifestazioni come questa”.

ALTRUISMO SU TUTTO IL TERRITORIO

“Mi dispiace per i colleghi di Cagliari che non hanno potuto partecipare al nostro meeting ristretto. Ma se volessero testare i loro vivai, proprio come abbiamo fatto noi, saremmo disponibilissimi nel mettere a disposizione la piscina di Lu Fangazzu, magari l’evento si può spalmare in due fine settimane per distribuire al meglio le gare.

Ci sta a cuore andare d’accordo con tutte le società dell’isola; non solo non c’è rivalità ma sussiste una sana amicizia, un buon confronto e una costante consulenza reciproca, soprattutto con gli amici dirigenti e tecnici di Cagliari e hinterland. Il movimento sardo non si può permettere di fermarsi, tutti insieme dobbiamo fare squadra affinché il nuoto continui con questa escalation. D’altronde dal 2000 abbiamo fatto passi da gigante: col Progetto Sud agli Italiani partecipavano 2-3 nuotatori sardi, perché agevolati dal bonus. Adesso quaranta specialisti si presentano ad ogni edizione; anche nelle annate meno fortunate, noi ci siamo. Questo perché la collaborazione a livello regionale ha fatto sì che i risultati venissero fuori”.

VITA DA COVID

“Non appena giungevano le autorizzazioni, senza perdere neanche un minuto, facevamo nuotare i nostri ragazzi. Quando è spettato agli agonisti di livello, l’8 maggio noi eravamo pronti. Il 21 maggio abbiamo spalancato le porte a tutti gli altri. Stessa sorte è capitata successivamente agli esordienti: opportunità e direttive le abbiamo sfruttate per tutti i nostri associati.

“Durante l’estate è venuto a trovarci Filippo Magnini con cui abbiamo organizzato un remind dove ai nostri ragazzi, soprattutto agli esordienti, ha spiegato alcune tecniche esperienziali molto pregnanti. Ciò è potuto accadere grazie alla grande amicizia che ci lega al suo allenatore Claudio Rossetto e allo stesso campione che già in passato era stato in visita da noi. Il loro intervento ha dato ulteriori stimoli, il rinforzo motivazionale è stato notevole”.

VOGLIA DI MIGLIORIE

“A parte qualche ristrutturazione, le piscine di Lu Fangazzu e Latte Dolce non sono cambiate. Sicuramente necessitano di un new look generale ma nonostante gli otto lustri se la cavano ancora. Facciamo gare e si sta ancora bene. Se si desse una aggiustata andrebbe ancora meglio, però funzionano alla grande. Una rivista specializzata ha definito la piscina di Lu Fangazzu come una delle più complete in Italia grazie alla vasta dotazione di vasche e vaschette dedicate che caratterizzano il centro benessere e la palestrina. Insomma, si trova tutto quello che dovrebbe esserci in un complesso natatorio”.

ILARIO IERACE TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

“Non mi sento mai appagato. Dopo cinquant’anni da istruttore vorrei restare ancora più tempo possibile con il cronometro in mano perché questo lavoro è frutto di passione autentica. Ho pochi hobby, non mi piace andare al bar sport, mi gratifica stare in mezzo ai giovani. Quando mi accorgerò di non trasmettere più niente, neanche una punta di entusiasmo, allora mi ritirerò dalle scene”.