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Fallimenti e frode fisco, 29 arresti e sequestro 40 milioni.

Toscana > Firenze

Fallimenti e frode fisco, 29 arresti e sequestro 40 milioni. Operazione Gd di Firenze contro presunta associazione criminale
FIRENZE, 27 LUG - Da questa mattina, la Guardia di finanza di Firenze sta procedendo, con la collaborazione di altri reparti del Corpo, nelle province di Firenze, Arezzo, Prato, Grosseto, Rovigo e Vibo Valentia, all'arresto di 29 persone, ritenuti, a vario titolo, responsabili di un'associazione criminale e della commissione di reati fallimentari e tributari, e al sequestro di ingenti patrimoni per oltre 40 milioni di euro. 

I dettagli dell'operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 al Palazzo di giustizia di Firenze, presenti il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo e il comandante regionale della Guardia di finanza della Toscana Bruno Bartoloni.

In aggiornamento

'Regia' svolta da professionisti 'A consulenti gestione associazione, clienti 95% cinesi'

Erano i professionisti dello studio associato coinvolto nelle indagini, tra cui un commercialista, un consulente del lavoro e tre collaboratori, a gestire l'associazione per delinquere ipotizzata nell'inchiesta che oggi ha portato a 29 arresti da parte della guardia di finanza di Firenze. Secondo quanto spiegato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, ai professionisti, finiti agli arresti in carcere, era affidata "la regia" dell'attività criminale finalizzata a commettere reati fiscali e fallimentari. "Si tratta di un'indagine spartiacque - ha detto Creazzo - perché abbiamo colpito il livello più elevato, il livello di gestione di decine e decine di imprese".

Questo livello, ha aggiunto ancora Creazzo, era rappresentato da "cinque professionisti che gestivano e assistevano l'attività organizzata di devianza criminale basata su un sistema di apri e chiudi delle aziende". I cinque, ha precisato il procuratore aggiunto Luca Tescaroli, titolare dell'inchiesta insieme al pm Fabio Di Vizio, "erano garanti di un meccanismo molto esteso". A tutti e cinque i professionisti è contestata l'associazione per delinquere. Il loro studio, hanno precisato ancora gli inquirenti, avrebbe rappresentato "una torre di controllo", "la centrale operativa" che dirigeva l'attività criminale.

Lo studio aveva assunto anche alcuni interpreti per poter tenere i rapporti con gli imprenditori cinesi. Su circa 900 clienti dello studio, il 95% sarebbe stato composto da ditte gestite da cinesi. Sempre secondo quanto emerso, le ditte individuali coinvolte nelle indagini avrebbero prodotto articoli di pelletteria e tessili destinati a marchi di lusso. Coinvolte poi anche aziende operanti nei settori della ristorazione e della cura della persona. Tra i beni sequestrati oggi figurano anche immobili, auto e orologi di lusso.