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Contagi a quota 21mila positivi al Covid, per medici Dpcm ultima chance

Lazio > Roma

Contagi a quota 21mila, per medici Dpcm ultima chance. Crisanti, non risolutivo. Conte, rinnovo contratto su nuovi compiti
ROMA, 25 OTT - Con i contagi da Covid-19 che per la prima volta dall'inizio della pandemia superano quota 20mila in sole 24 ore, toccando il record di 21.273, cresce l'allarme tra medici e infettivologi per la tenuta degli ospedali proprio nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte ha illustrato le misure restrittive del nuovo dpcm. Misure che, avvertono i sanitari, rappresentano ormai l'ultima chance prima di un inevitabile lockdown generale. "Non dobbiamo solo vedere il numero dei decessi ma dobbiamo anche vedere lo stress delle strutture ospedaliere e sanitarie. E' anche questa una delle motivazioni che ci ha spinto ad agire in modo più risoluto con questo dpcm", ha spiegato Conte. Ed il ministro della Salute Roberto Speranza ha avvertito che bisogna reagire "subito e con determinazione se vogliamo evitare numeri insostenibili".

Ma i numeri continuano a salire e la curva epidemica appare "ormai fuori controllo", osserva Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali (Simit), sottolineando come la preoccupazione sia crescente anche perchè il picco ancora non è stato raggiunto. Il balzo dei nuovi contagi si è registrato a fronte di 161.880 tamponi fatti, oltre 15.700 meno di ieri. In calo invece le vittime: 128 nelle ultime 24 ore (ieri erano 151). E tra le regioni è ancora la Lombardia a far segnare il numero più alto di nuovi casi, 5.762, seguita da Campania (+2.590), Piemonte (+2.287), Toscana (+1-.863), Lazio (+1.541). A preoccupare sono pure i numeri dei ricoveri: 12.006 quelli nei reparti ordinari, con un incremento rispetto a sabato di 719, altri 1.208 sono invece quelli nelle terapie intensive (+80) e 209.027 sono le persone in isolamento domiciliare. Una fotografia della pandemia nel Paese dinanzi alla quale le misure adottate col nuovo dpcm per limitare i contatti vengono giudicate dai medici come l'ultima possibilità, con il forte timore che possano non essere sufficienti. Rappresentano "l'ultimo tentativo del governo prima di un inevitabile lockdown totale, se non dovessero funzionare", afferma il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli.

Quella del governo, rileva, "è una grande scommessa per mantenere insieme produzione e tutela della salute, ma se nel giro di 15 giorni gli indicatori peggioreranno, credo sia responsabilità del governo adottare misure ancora più drastiche con un lockdown totale". Parla di situazione "già gravissima" negli ospedali Carlo Palermo, il segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri, l'Anaao-Assomed: "Pronto soccorso e reparti sono ormai intasati ed il 118 subissato di chiamate. Con questo ritmo di contagi entro la seconda settimana di novembre si satureranno le terapie intensive". Anche secondo Palermo, il dpcm è "un punto di equilibrio tra esigenze economiche e sanitarie, ma potrebbe non bastare" perchè la pressione sugli ospedali "sta diventando insostenibile, dal momento che è praticamente saltata la possibilità di contenimento dell'epidemia attraverso i servizi territoriali". Anche il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini chiede di riorganizzare l'attività di tracciamento individuando le priorità, con tamponi prima ai sintomatici .

Le misure decise, comunque, sono solo "ad effetto temporaneo e non risolutive", è invece il giudizio di Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova, e "finchè non si elaborerà un piano di sorveglianza per consolidare i risultati eventualmente derivanti dalle misure, continueremo inevitabilmente in questa spirale di contagi". Intanto, il premier Conte, illustrando il nuovo dpcm, si è rivolto ai medici di base definendoli "preziosi alleati in questa strategia di contrasto al Covid-19" ed annunciando che il ministro della Salute sta già lavorando e sul tavolo c'è un rinnovo contrattuale che servirà anche a motivare i medici di base per coinvolgerli nei nuovi compiti di diagnosi e tracciamento. Proprio domani, 26 ottobre, è previsto un tavolo tra sindacati medici e Regioni per definire gli indirizzi per l'utilizzo dei tamponi rapidi negli studi dei medici di famiglia e le novità contrattuali.