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Camorra e narcotraffico internazionale: il finto blitz per rubare 10 chili di cocaina ai narcos sudamericani

Redazione
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Camorra e narcotraffico internazionale: il finto blitz per rubare 10 chili di cocaina ai narcos sudamericani
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Maxi inchiesta tra Roma, Reggio Calabria e Catania: sequestri, arresti e una raffineria clandestina scoperta in Calabria

Un presunto traffico internazionale di cocaina gestito attraverso una rete criminale ramificata tra Italia e Sud America è al centro di una vasta operazione investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L'indagine ha portato all'esecuzione di numerosi provvedimenti cautelari e ha fatto emergere dettagli sorprendenti su metodi, strategie e rapporti tra organizzazioni criminali italiane e cartelli della droga sudamericani.

Tra gli episodi più clamorosi ricostruiti dagli investigatori figura una vera e propria truffa ai danni dei narcotrafficanti colombiani: alcuni esponenti della camorra napoletana avrebbero simulato un intervento delle forze dell'ordine per impossessarsi di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente appena giunto in Italia.

Il finto blitz che avrebbe ingannato i narcos

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo criminale avrebbe organizzato una messinscena accuratamente pianificata per sottrarre circa 10 chilogrammi di cocaina, per un valore stimato di oltre 280 mila euro.

La droga era stata appena consegnata da intermediari collegati ai cartelli sudamericani quando i presunti truffatori avrebbero simulato un controllo di polizia, inducendo i presenti a credere che fosse in corso un vero blitz delle forze dell'ordine. In questo modo il carico sarebbe stato sottratto senza lasciare apparenti tracce.

L'episodio avrebbe provocato forti tensioni all'interno delle organizzazioni criminali coinvolte, generando una crisi nei rapporti tra i fornitori esteri e i referenti italiani del traffico di droga.

Come arrivava la cocaina dal Sud America all'Italia

L'inchiesta ha consentito di ricostruire alcune delle modalità utilizzate per introdurre la droga in Italia aggirando i controlli doganali e portuali.

Uno dei sistemi più sofisticati prevedeva l'utilizzo di rotte marittime internazionali. I carichi partivano da porti sudamericani, tra cui quello di Guayaquil, in Ecuador, a bordo di navi commerciali dirette verso l'Europa.

Durante il viaggio, i borsoni contenenti la sostanza stupefacente venivano gettati in mare in punti prestabiliti. Successivamente, grazie all'utilizzo di coordinate GPS condivise con i complici, il carico veniva recuperato da imbarcazioni incaricate del trasporto finale verso la costa.

Si tratta di una tecnica già osservata in altre operazioni antidroga internazionali, utilizzata per ridurre il rischio di sequestri durante i controlli nei porti.

Una struttura criminale organizzata come un'azienda

Gli investigatori avrebbero individuato una complessa organizzazione con base operativa tra Roma e il litorale nord del Lazio.

La rete sarebbe stata suddivisa in diversi livelli operativi:

  • broker internazionali incaricati dei rapporti con i fornitori sudamericani;
  • intermediari responsabili della logistica;
  • referenti territoriali per la distribuzione della droga sul mercato italiano;
  • soggetti incaricati del recupero dei crediti e della gestione delle controversie.

Le intercettazioni avrebbero documentato una gestione estremamente strutturata del traffico di stupefacenti, con trattative economiche, definizione dei margini di profitto e strategie per massimizzare i guadagni.

Secondo gli inquirenti, la cocaina veniva acquistata all'ingrosso a prezzi compresi tra 16 mila e 17 mila euro al chilogrammo per poi essere rivenduta fino a circa 24 mila euro, generando profitti elevatissimi.

I rapporti con l'organizzazione criminale ecuadoriana Los Choneros

Nel corso delle attività investigative sarebbero emersi contatti con Los Choneros, una delle più note organizzazioni criminali operanti in Ecuador e coinvolta da anni nei traffici internazionali di droga.

Gli investigatori ritengono che tali collegamenti abbiano favorito l'approvvigionamento della cocaina destinata al mercato europeo, confermando il carattere transnazionale dell'organizzazione.

Scoperta una raffineria clandestina in provincia di Reggio Calabria

Un altro elemento centrale dell'indagine riguarda il ritrovamento di una presunta raffineria clandestina di droga nelle campagne di Sant'Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria.

All'interno del laboratorio sarebbero stati rinvenuti:

  • presse idrauliche;
  • stampi professionali;
  • strumenti per la lavorazione degli stupefacenti;
  • oltre 500 chilogrammi di sostanze da taglio.

Questi materiali sarebbero stati utilizzati per aumentare il volume della cocaina e incrementarne il valore economico prima della distribuzione sul mercato illegale.

Otto arresti e undici persone coinvolte

L'operazione dei carabinieri ha interessato diverse aree del territorio nazionale, tra cui Roma, L'Aquila, Reggio Calabria e Catania.

L'attività investigativa ha portato all'esecuzione di otto misure cautelari e al coinvolgimento complessivo di undici persone ritenute, a vario titolo, parte integrante della rete criminale.

L'inchiesta rappresenta l'ennesima conferma di come il narcotraffico internazionale continui a evolversi attraverso sistemi logistici sempre più sofisticati, collegamenti tra organizzazioni criminali di diversi Paesi e una struttura operativa capace di muovere ingenti quantitativi di droga lungo le principali rotte commerciali mondiali.


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Scritto da Redazione

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