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Lettera e petizione per aprire un centro per i disturbi alimentari in Calabria

Calabria > Catanzaro

CATANZARO, 1 MARZO 2021- 

In poche ore raccolte quasi 200 firme per l'apertura di un centro per i disturbi alimentari (DCA). Tra i firmatari di questa iniziativa anche diversi parlamentari. Riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata al Ministro della Salute, Roberto Speranza, al Commissario Guido Longo, ai parlamentari calabresi e al Consiglio Regionale della Calabria. 

Al Ministro della salute, On. Roberto Speranza

Al Commissario della sanità Calabrese, Guido Longo

Al Consiglio Regionale Calabrese

Ai Parlamentari Calabresi


P.c.

Ai sottosegretari del Ministero della Salute, Pierpaolo Sileri e Andrea Costa


Necessità: apertura di un centro per DCA residenziale (Disturbi Comportamento Alimentare) 


Egregio Ministro,egregio Commissario,egregi Consiglieri.

Vogliamo oggi portare alla vostra attenzione un grave problema sanitario che affligge migliaia di giovani, ragazze e ragazzi, di cui poco si parla ma che merita altrettanto un piccolo riflettore che non ha mai avuto. 

La Calabria in campo sanitario, come già sappiamo, ha grossi problemi sotto vari aspetti che da tempo aspettiamo siano risolti, ma l'assenza di un centro residenziale per dca, non può essere ignorato. 

Tante ragazze e ragazzi soffrono di disturbi alimentari: anoressia, bulimia e binge eating, che spesso, in modo superficiale, vengono associati dalla società a un problema puramente estetico. Ma non è così.

Dietro a questi disturbi si nascondono disagi esistenziali, che partono da una profonda fragilità della persona con conseguenze drammatiche se non trattate adeguatamente ed in tempi rapidi. 

Specialmente in questo periodo che stiamo attraversando, con una pandemia in corso che ha portato isolamento e carenze sanitarie, questo tipo di problema richiede ancora più attenzione, in quanto come ogni patologia di natura psicologica, vengono accentuati i sintomi spesso con risvolti preoccupanti. 

Questa lettera ha lo scopo di denunciare e mettere in risalto un fatto grave.

In Calabria,nella nostra amata terra, non esistono centri specializzati residenziali per la cura dei disturbi alimentari, per cui chi ha bisogno di un ricovero per questo tipo di malattia, è costretto a curarsi fuori regione. 

Tutto ciò genera due cortocircuiti nella gestione del problema: 

1. la regione Calabria deve pagare le cure al paziente in un'altra regione, con un conseguente esborso economico altissimo per ogni paziente trattato, per un periodo che può variare dai 3 ai 6 mesi se non ancora più a lungo;

2. i tempi di gestione e le procedure di queste pratiche sono spesso lunghissime ed estenuanti per un paziente che ogni giorno vede aggravarsi la sua condizione nel totale abbandono da parte della sanità locale. 


Ora immaginate ad esempio una persona affetta da anoressia nervosa, che arriva al punto di smettere quasi completamente di nutrirsi, con il rischio di un arresto cardiaco, e che in un attimo di lucidità riesce a trovare la forza di chiedere aiuto e rivolgersi ad un centro residenziale specializzato.

Immaginate a quel punto cosa significhi dover subire l'incubo dell'iter per poter ricevere le prime cure.

Il paziente deve cercare un centro fuori regione, fare le prime visite propedeutiche per l’inserimento in uno di questi, fare richiesta alle ASL e vivere mesi in attesa con l'ansia che la pratica venga rifiutata magari per fondi insufficienti per le cure fuori regione.

 Alcune volte, in alternativa, l'asl  propone di seguire una terapia in un reparto DCA di qualche ospedale magari a svariati km di distanza 1 volta a settimana, che in molti casi si rivela inutile e controproducente. 

Immaginate, mesi e mesi di ansia in cui il problema può aggravarsi o il paziente può cambiare idea con conseguenze che possono essere fatali o con il rischio di compromettere gli organi irrimediabilmente. 

Immaginate se dopo mesi di attesa la pratica viene accolta, e un paziente che avrebbe bisogno di tutto l'aiuto possibile si trova davanti al bivio di dover rinunciare agli affetti per andare a centinaia di km di distanza a curarsi per mesi.

Tutto questo comporta il fatto che la stragrande maggioranza dei pazienti affetti da tale disturbo rinunci alle cure con conseguenze catastrofiche.

Ricoveri ospedalieri, nutrizione forzata, danni irreversibili, condannandosi ad una vita da invisibile tra gli invisibili fino alla completa autodistruzione.


Pertanto chiediamo in nome di chi ha rinunciato a lottare ed in nome di chi continua a farlo che venga presa in esame la creazione di un centro residenziale per il trattamento dei disturbi alimentari e che ciò avvenga in tempo brevi e chiari.

Nessuno dovrebbe più rinunciare alle cure,ed alla propria vita per colpa di un problema che per troppi anni è stato ignorato o sottovalutato.


Distinti Saluti


Dalila Di Lazzaro 

Giuseppe Oriolo

Marco Mancuso