Cultura e Spettacolo

Sul concetto di volto nel figlio di Dio, cattolici sul piede di guerra

MILANO, 24 GENNAIO 2012 - “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, uno degli spettacoli più discussi di Romeo Castellucci, ha girato tutta l'Europa suscitando un acceso dibattito di carattere religioso e culturale e scatenando l'ira di gruppi di cattolici oltranzisti, con tanto di gazzarre davanti al Théatre de la Ville a Parigi, che accusano la piece di blasfemia poiché oltraggia l'immagine del Cristo vituperandola.
Pare dunque che anche a Milano, dove l'opera che è in cartellone al teatro Franco Parenti verrà messa in scena questa sera, le frange dei cattolici più estremisti si stiano mobilitando per boicottare la rappresentazione, e se c'è chi si limiterà a rosari pubblici, veglie di preghiere e messe di riparazione, su You tube , il Comitato San Carlo Borromeo ha realizzato uno spot allarmante, in cui delle scritte invitano all'azione contro lo spettacolo, il tutto accompagnato da una musica marziale. La protesta stavolta, anche se quella espressa in toni e forme civili, è supportata dalla segreteria di Stato Vaticana che condanna formalmente l'opera teatrale in quanto "offensiva nei confronti di nostro Signore Gesù Cristo e dei cristiani"...Sua Santità auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio e i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori". [MORE]

La nota più curiosa è che la piece era già stata rappresentata a Oslo, Atene, Mosca, Londra, e addirittura a Roma, culla del cristianesimo, nell'ottobre del 2010, senza suscitare nessun impeto di intolleranza ne sdegno da parte del mondo cattolico.


Le immagini messe in scena da Castellucci lasciano aperte molte possibilità di lettura , l'opera parla del rapporto tra un padre in uno stato di totale decadenza fisica e il figlio che lo accudisce con affetto e devozione. Questo sentimento si accompagna all'indignazione che sente nel contemplare il degrado del progenitore ed è così che l'opera si interroga sulla vecchiaia e sull'amore filiale ma anche sulla fragilità e sulla miseria umana. Fa riflettere sul bisogno di dialogare con un essere superiore, rappresentato dalla gigantografia del volto benedicente del Cristo di Antonio da Messina, ma anche sull'impotenza dell'uomo e del divino di fronte al male e alla decadenza. Che cos'è allora che ha scatenato le proteste degli oltranzisti cattolici? La scena che ha dato il via alle contestazioni è quella in cui un gruppo di bambini lancia delle finte granate contro l'iconografia del Cristo con l'intento di esprimere la rabbia che questo figlio sente contro quel Dio che ha permesso che suo padre si riducesse a una condizione di vita che è mera sopravvivenza priva di dignità, mentre appare la scritta “tu sei il mio pastore” con un “non” in caratteri più scuri che si mostra e scompare tanto che la dicitura può anche essere letta come “tu no sei il mio pastore”. E' lo stesso Castellucci a chiarire il senso delle scene incriminate, in una lettera inviata ai media e pubblicata da Repubblica:

Questo spettacolo ha scelto proprio il dipinto di Antonello a causa dello sguardo che il pittore ha saputo imprimere all’espressione ineffabile del volto di Gesù. Questo sguardo è in grado di guardare direttamente negli occhi ciascuno spettatore. Lo spettatore guarda lo svolgersi della scena ma è a sua volta continuamente guardato dal volto. Questa economia dello sguardo obbliga, perché interroga, la coscienza di ciascuno spettatore come spettatore. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora. Questo ritratto di Antonello cessa di essere un dipinto per farsi specchio.
Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche lo rendono possibile, vede l’ingresso di un gruppo di bambini. Entrano in scena con le loro cartelle di scuola che svuotano presto del loro contenuto: si tratta di granate giocattolo. Uno a uno cominciano a lanciare queste bombe sul ritratto.
E’ un crescendo. Ad ogni colpo corrisponde un frastuono. Nel climax delle deflagrazioni, imitanti degli autentici colpi di cannone, nasce dapprima una voce che sussurra il nome di Gesù, poi si moltiplicano fino a diventare tante e tutte ripetono quel nome. Poi, sul finire dell’azione e come fosse il prodotto di quei colpi, nasce un canto: il “ Gloria Patri – Omnis Una “ di Sisak. I colpi delle bombe diventano la musica del suo nome. In questa scena non ci sono adulti.
Ci sono innocenti contro un innocente. La violenza rimane nel gesto adulto mentre l’intenzione è quella del bambino che vuole l’attenzione del genitore distratto. Il bambino ha fame, come si dice nel salmo 88: Dio non nascondermi il tuo Volto...
Questo spettacolo mostra la tela del dipinto che viene lacerata come una membrana, come un sideramento dell’immagine. Un campo vuoto e nero in cui campeggia luminosa una scritta di luce, scavata nelle tavole del supporto del ritratto: Tu sei il mio pastore. E’ la celebre frase del salmo 23 di Davide. La scrittura della Bibbia ha perso il suo inchiostro per essere espressa in forma luminosa. Ma ecco che quando si accendono le luci in sala si può intravedere un’altra piccola parola che si insinua tra le altre, dipinta in grigio e quasi inintelligibile: un non, in modo tale che l’intera frase si possa leggere nel seguente modo: Tu non sei il mio pastore.
La frase di Davide si trasforma così per un attimo nel dubbio. Tu sei o non sei il mio Pastore?
Il dubbio di Gesù sulla croce Dio perché mi hai abbandonato? espresso dalle parole stesse del salmo 22 del Re Davide. Questa sospensione, questo salto della frase, racchiude il nucleo della fede come dubbio, come luce. E allo stesso tempo è sempre lei, la stessa domanda: essere o non essere?


L'augurio è quello espresso da Andrèè Ruth Shammah, ossia che le autorità religiose e civili intervengano “per allentare le inutili e pericolose tensioni e riportare la discussione nella dimensione più appropriata di quello che è uno spettacolo teatrale, che, semplicemente, può essere visto o non visto, piacere o non piacere, fare discutere o meno. In modo totalmente disarmato.”

foto da altritalaini.net

Maria Assunta Casula