Criminologia

La sindrome di Stoccolma

ROMA 26 AGOSTO 2019 La sindrome di Stoccolma prende il nome da una rapina nell’omonima Città nel 1973.  Questo termine fu coniato dopo che gli ostaggi di quella rapina in banca, nonostante passarono dei giorni in condizioni terribili provarono compassione ed empatia per i rapinatori.  Situazioni riscontrate in diversi casi di rapimento noti, dimostrano che le vittime mettono in atto strategie di sopravvivenza come l’obbedienza assoluta a qualunque richiesta del loro aguzzino e questo contribuisce alla creazione di uno strano legame tra vittima e aggressore e all’instaurarsi di questo fenomeno psicologico il quale consiste in un processo di adattamento che nasconde un preciso intento : sopravvivere per poter scappare. 

Un’ esperienza traumatica quella del rapimento che provoca un alternarsi di stati emotivi nella vittima e i meccanismi di difesa utilizzati sono principalmente due: la regressione e l’identificazione . 

Nella regressione il soggetto vittima ritorna ad un livello di maturità inferiore e c’e uno scostamento dalla realtà. 

L’aggressore diventa una figura dalla quale dipendere e c’e  un attaccamento da parte della vittima.

L’identificazione è un processo in cui si assimilano uno o più tratti di un altro individuo, in questo caso il carnefice. 

Questi meccanismi aumentano la capacità di sopravvivenza della vittima e anche le probabilità di poter fuggire poiché agli occhi dell’aggressore può instaurarsi un processo di umanizzazione che porta il soggetto a vedere la persona rapita non più come una semplice preda, ma come essere umano. 



Foto fonte web 

Linda Corsaletti