Pacchetto sicurezza, Nordio chiarisce lo “scudo penale”: nessuna impunità, più tutele e prevenzione. Video
Dal Consiglio dei ministri un segnale politico e giuridico: sicurezza, garanzie e Stato presente
Dopo il Consiglio dei ministri, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è intervenuto in conferenza stampa per chiarire i contenuti del nuovo pacchetto sicurezza, soffermandosi in particolare sul tema più discusso: il cosiddetto “scudo penale”. Un’espressione che, ha ribadito il Guardasigilli, è impropria e fuorviante, perché non introduce alcuna forma di impunità e non riguarda solo le forze dell’ordine, ma tutti i cittadini che agiscono in presenza di cause di giustificazione.
L’obiettivo dell’intervento normativo, inserito in una strategia più ampia dell’esecutivo, è duplice: rafforzare la prevenzione e rendere più equilibrato il sistema delle garanzie, evitando che strumenti nati a tutela dell’individuo si trasformino, nei fatti, in condanne anticipate mediatiche e professionali.
Perché non è uno “scudo penale”: cosa cambia davvero
Secondo Nordio, parlare di scudo penale significa evocare l’idea di una protezione totale da ogni responsabilità. Non è questo il caso. La riforma introduce invece un principio di civiltà giuridica:
quando appare evidente che un fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, non scatta automaticamente l’iscrizione nel registro degli indagati.
Al suo posto, il pubblico ministero utilizza una annotazione preliminare in un registro separato, che consente alla persona coinvolta di:
- partecipare alle indagini;
- nominare consulenti;
- tutelare i propri diritti,
- senza subire gli effetti distorsivi dell’etichetta di “indagato”.
Questo meccanismo non blocca le indagini né le rende infinite: decorrono comunque termini precisi entro i quali il PM dovrà decidere se archiviare, iscrivere nel registro degli indagati o procedere diversamente.
Le cause di giustificazione: cosa sono e perché contano
Per chiarire il senso della riforma, Nordio ha richiamato le principali cause di giustificazione previste dall’ordinamento:
- legittima difesa;
- uso legittimo delle armi;
- adempimento di un dovere;
- esercizio di un diritto;
- consenso dell’avente diritto.
A queste si affiancano cause non codificate, ma riconosciute dalla giurisprudenza, come:
- l’attività medica;
- l’attività sportiva.
In tutte queste situazioni, l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati si è rivelato negli anni più dannoso che garantista.
Non solo forze dell’ordine: esempi concreti
Nordio ha insistito su un punto chiave per la SEO dell’informazione corretta:
la norma non è riservata a poliziotti o carabinieri.
Forze dell’ordine
Un agente che spara in legittima difesa per salvare la propria vita oggi viene iscritto nel registro degli indagati solo per poter partecipare, ad esempio, a una perizia balistica. Domani potrà farlo senza subire una stigmatizzazione immediata.
Medici
Un medico coinvolto in un decesso sospetto, anche quando l’evento rientra nella normale attività sanitaria, viene spesso iscritto come indagato per poter nominare un consulente durante l’autopsia. La riforma evita che questo passaggio si traduca in danno reputazionale, mediatico e professionale.
Cittadini comuni
Il caso del cittadino che reagisce a un’aggressione armata in casa propria è emblematico: legittima difesa evidente, ma iscrizione automatica come indagato. Anche qui, la riforma corregge una stortura storica.
La lezione del passato: il richiamo alle Brigate Rosse
Nel suo intervento, Nordio ha evocato un’esperienza personale risalente agli anni Settanta, quando si occupò delle Brigate Rosse, sottolineando come una sottovalutazione iniziale della violenza organizzata abbia prodotto conseguenze drammatiche. Il messaggio è chiaro:
lo Stato non può permettersi di “arrivare tardi”, né sul piano repressivo né su quello preventivo.
La linea del governo: sicurezza senza norme liberticide
Il pacchetto sicurezza è stato rivendicato politicamente anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di misure strutturali e non spot, necessarie per garantire sicurezza e libertà ai cittadini e per superare quello che ha definito un certo doppiopesismo della magistratura.
In conferenza stampa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso derive liberticide, difendendo strumenti come il fermo preventivo (limitato nel tempo e sottoposto al controllo del magistrato) e la stabilizzazione delle zone rosse.
Il vicepremier Matteo Salvini ha invece rilanciato sul tema della cauzione, che la Lega intende portare in Parlamento, pur riconoscendo che il decreto già rafforza la responsabilizzazione degli organizzatori di manifestazioni non autorizzate.
Le principali novità del pacchetto sicurezza
Tra i punti qualificanti del decreto:
- furto con destrezza procedibile d’ufficio;
- pene più severe per borseggiatori;
- stretta sui coltelli e sanzioni per esercenti e genitori;
- divieto di manifestare per chi è stato condannato per terrorismo o gravi reati contro le forze dell’ordine;
- multe fino a 20mila euro per cortei non autorizzati o deviati;
- rafforzamento delle tutele per le forze dell’ordine;
- misure in vista della sicurezza dei Giochi Milano-Cortina.
Un equilibrio delicato tra garanzie e sicurezza
Il cuore del messaggio di Nordio è politico e giuridico insieme:
più sicurezza non significa meno diritti, così come più garanzie non devono trasformarsi in privilegi o impunità.
La riforma interviene su un nodo critico del sistema penale italiano, cercando di proteggere i cittadini dallo stigma preventivo, senza indebolire l’azione della magistratura. Un equilibrio difficile, ma che il governo rivendica come necessario e costituzionalmente solido.
In sintesi, dimenticare l’espressione “scudo penale” non è solo una richiesta lessicale, ma un invito a leggere il provvedimento per ciò che è: una correzione di sistema, non una scorciatoia punitiva o un lasciapassare.
Video integrale -Il Ministro Nordio in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri
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