'Ndrangheta: pentito, portavo telefoni per parlare con carceri
Cronaca Calabria Catanzaro

'Ndrangheta: pentito, portavo telefoni per parlare con carceri

venerdì 2 aprile, 2021

'Ndrangheta: pentito, portavo telefoni per parlare con carceri. Figlio boss, dopo arresto mio padre accusarono me di soffiata
CATANZARO, 01 APR - "A volte portavo a mio zio Luigi Mancuso i telefoni dedicati per parlare con gli istituti penitenziari". A dirlo il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, di 33 anni, figlio del boss Pantaleone alias "l'ingegnere", rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci nel corso del processo Rinascita Scott. In una occasione, il fratello del collaboratore, Giuseppe, si trovava in carcere e grazie ai telefonini portati da Emanule, ha avuto modo di parlare con lo zio, il boss Luigi Mancuso. Parlarono nel bagno della casa del boss, ricorda il collaboratore.

«Vedi come mi puoi aggiustare questo processo disse mio fratello - ricorda Mancuso - perché il collaboratore Arcangelo Furfaro, era il timore, farà prendere l'ergastolo a parecchia gente". Il collaboratore ha anche parlato dell'arresto di suo padre e di una falsa notizia fatta trapelare nell'occasione. Luigi Mancuso aveva dato un appuntamento a Joppolo a Pantaleone Mancuso "L'ingegnere" per incontrarsi con tutta la sua squadra. In quel periodo entrambi erano irreperibili.

Ma quando "L'ingegnere" si presentò sul luogo dell'appuntamento non trovò nessuno e poco dopo arrivarono i carabinieri ad arrestarlo. "Com'è logico che sia ho pensato che qualcuno di loro abbia potuto fare una soffiata" ha detto Mancuso il quale ha aggiunto che in seguito è stata fatta trapelare una notizia falsa per scaricare la colpa dell'arresto del padre sul figlio, ovvero "che i carabinieri stavano cercando Emanuele Mancuso e casualmente invece di trovare me hanno trovato mio padre.

Notizia falsa fatta trapelare dalla stampa ma anche da altri. Perché dopo che si sono portati via mio padre io ero nascosto dietro casa e poi sono entrato dentro e c'era mia madre e l'avvocato mi accusava: 'se tu ti fossi consegnato a quest'ora tuo padre sarebbe stato ancora irreperibile'". Il pm ha contestato il fatto che in sede di interrogatorio Emanuele Mancuso avesse addebitato la falsa notizia anche a Luigi Mancuso.

"Sì dottoressa - ha risposto il collaboratore - vi spiego perché: siccome l'avvocato non l'ha detto solo a mia madre, l'ha detto a me perché io ero dietro casa mia, quando se ne sono andati sono rientrato e l'avvocato mi ha rimproverato: se tu ti presentavi tuo padre poteva ancora stare tranquillamente irreperibile.

Dopo che se n'è andato, dopo circa 15/20 minuti, subito la notizia era trapelata e siccome io collego l'avvocato più a Luigi che a mio padre perché prima stava con mio padre poi stava con Luigi, è normale, per come la vedo io, che la notizia è stata diffusa dall'avvocato per conto di Luigi Mancuso". Lei ho ha semplicemente dedotto? ha chiesto il pm. "Eh ma, ripeto dottoressa, Luigi e l'avvocato sono la stessa cosa".


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