'Ndrangheta: operazione Dia, arrestato sindaco in Calabria
Cronaca Calabria Reggio Calabria

'Ndrangheta: operazione Dia, arrestato sindaco in Calabria

martedì 10 maggio, 2022
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REGGIO CALABRIA, 10 MAG - Il sindaco di Cosoleto, Comune del Reggino, Antonino Gioffré è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta "Propaggine" condotta dalla Direzione investigativa antimafia. Il suo nome compare nell'elenco dei 34 soggetti raggiunti da un'ordinanza di custodia emessa dal gip su richiesta della Dda reggina contro la cosca Alvaro-Penna di Sinopoli. L'indagine è collegata a quella della Dda di Roma. Nel filone calabrese, 29 persone sono finite in carcere e 5 ai domiciliari. Gioffré è accusato di scambio elettorale politico-mafioso. In sostanza avrebbe favorito l'assunzione di un altro soggetto indagato.

Gli altri reati contestati dai pm sono l'associazione mafiosa, il favoreggiamento commesso al fine di agevolare l'attività del sodalizio mafioso e la detenzione e vendita di armi comuni da sparo ed armi da guerra aggravate. Le indagini sviluppate dal Centro Operativo Dia di Roma hanno fornito gravi indizi sull'esistenza dell'associazione di 'ndrangheta denominata cosca Alvaro-Penna, i cui sodali, secondo l'accusa, risultano detentori di un radicato controllo del territorio e delle attività economiche, nonché infiltrate nella gestione di alcune amministrazioni locali. Il possesso di armi, anche da guerra, da parte dei componenti dell'associazione criminosa determina la pericolosità dell'associazione stessa.


Un'operazione della Direzione Investigativa Antimafia è in corso a Roma e provincia, in Lazio, a Reggio Calabria e in Calabria per l'esecuzione di un'ordinanza cautelare del gip di Roma su richiesta della Dda romana nei confronti di 43 persone. Alcuni sono accusati di far parte di una locale di 'ndrangheta, radicata nella capitale e finalizzata ad acquisire la gestione e il controllo di attività economiche in svariati settori, ittico, panificazione, pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti. in corso anche perquisizioni e sequestri e l'esecuzione di misure cautelari disposte dal Gip su richiesta della Dda reggina.

L'organizzazione, secondo quanto riferito dagli inquirenti, faceva poi sistematicamente ricorso ad intestazioni fittizie al fine di schermare la reale titolarità delle attività. Inoltre, secondo quanto emerso dalle indagini sviluppate dal Centro operativo Dia di Roma - denominate "Propaggine" - l'organizzazione si proponeva anche il fine di commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l'incolumità individuale e in materia di armi, affermando il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio, realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe. A Reggio Calabria le misure sono state emesse all'esito del coordinamento investigativo con la Direzione distrettuale antimafia di Roma. 

In aggiornamento

'Ndrangheta: a Roma cosca guidata da due boss Operavano dopo avere ottenuto ok da 'casa madre' in Calabria

Era formata da una diarchia la 'ndrina "locale" che operava a Roma da alcuni anni dopo avere ottenuto il "via libera" dalla casa madre in Calabria. E' quanto emerge dall'indagine della Dda della Capitale e Dia, coordinata dai procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò e che ha portato alla emissione di 43 misure cautelari. A capo della struttura criminale c'erano Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, entrambi appartenenti a storiche famiglie di 'ndrangheta originarie di Casoleto, centro in provincia di Reggio Calabria.

Le risultanze investigative hanno evidenziato come fino al settembre del 2015 non esistesse una "locale" nella Capitale, anche se sul territorio cittadino operavano numerosi soggetti appartenenti a famiglie e dediti ad attività illecite. 

Nell'estate del 2015 Carzo avrebbe ricevuto, secondo quanto accertato dagli inquirenti, dall'organo collegiale posto al vertice dell'organizzazione unitaria (la Provincia e Crimine) l'autorizzazione per costituire un struttura locale che operava nel cuore di Roma secondo le tradizioni di 'ndrangheta: riti, linguaggi, tipologia di reati tipici della terra d'origine. Il gruppo agiva su tutto il territorio di Roma con una gestione degli investimenti nel settore della ristorazione (locali, bar, ristoranti e supermercati) e nell'attività di riciclaggio di ingenti somme di denaro. 

Nei confronti degli indagati si contesta, tra gli altri, l'associazione mafiosa, cessione e detenzione di droga, estorsione e fittizia intestazione di beni.

In aggiornamento

Ndrangheta: indagati, 'noi a Roma propaggine di là sotto' 

"Noi a Roma siamo una propaggine di là sotto". E' quanto affermano in una intercettazione i soggetti indagati dalla Dda e Dia nel procedimento della Procura di Roma che ha portato oggi all'arresto di 43 persone. L'attività degli inquirenti ha fatto emergere l'esistenza nella Capitale della prima 'ndrina riconosciuta ufficialmente dalla "casa madre " in Calabria.

Il gruppo criminale era guidato dai boss Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo. Tra le persone raggiunte oggi da misura cautelare anche alcuni professionisti accusati di "avere messo a disposizione" della cosca il loro bagaglio di conoscenze. Si tratta di un commercialista, al quale il gip ha applicato la misura del carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, e un dipendente di una banca. Contestualmente le forze ordine (questure, i carabinieri e guardia di finanza di Roma e Reggio Calabria) hanno proceduto ad un sequestro preventivo nei confronti di una serie di società ed imprese individuali operanti a Roma e intestate a prestanome

In aggiornamento

Gip, vittime non denunciavo per paura ritorsioni

"L'insieme delle circostanze hanno dato prova del metodo mafioso e della paura di coloro che si sono trovati sulla strada dei capi e degli associati della 'locale'" 'ndrina "che professava la sua aperta vicinanza alla 'ndrangheta ("dietro di me c'è una nave"), impedendo alle vittime così di denunciare alle Forze dell'ordine avendo paura di ritorsioni". E' quanto scrive il gip di Roma, Gaspare Sturzo, nell'ordinanza con cui ha disposto 43 misure cautelari nell'ambito dell'indagine della Dda e della Dia. Per il giudice "siamo di fronte ad un complesso di vicende che a partire dal 2015/2016 si sono sviluppate, alcune ancora in corso sino al settembre 2020 e comunque con effetti di permanenza quanto a società ed aziende ad oggi gestite con capitali di illecita provenienza, o oggetto di riciclaggio, mostrando come gli indagati sono stati in grado di impedire - scrive il gip - ogni forma di collaborazione con le autorità giudiziarie, sia delle vittime, come di professionisti non collusi con costoro, nonché degli stessi dipendenti delle aziende e società".


In aggiornamento

Confiscati beni a presunto affiliato a cosca

I carabinieri della Compagnia di Taurianova hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di uno dei principali imputati del processo "Spes contra Spem" relativamente a conti correnti e partecipazioni sociali per un valore superiore ai 50.000. L'indagine era stata condotta dai militari fra il 2020 e il 2021 e aveva permesso di riscontrare l'operatività della cosca di 'ndrangheta Zagari-Avignone nel territorio del comune di Taurianova.

Per tali fatti, la Dda di Reggio aveva chiesto ed ottenuto provvedimenti cautelari per 11 indagati, ritenuti a vario titolo dediti in maniera capillare e sistematica a soffocare il tessuto imprenditoriale del territorio taurianovese, attraverso vessazioni ed innumerevoli richieste estorsive ai danni di commercianti. L'esecuzione del provvedimento patrimoniale è stata disposta nei confronti di un appartenente alla consorteria mafiosa che, sulla base di accertamenti di natura patrimoniale compiuti dai militari dell'Arma, è risultato essere l'unico amministratore nonché rappresentante di un'impresa che commercializza caffè in cialde. È stato anche accertato che, ancorché detenuto, l'imputato ha continuato a gestire l'attività commerciale attraverso la moglie. L'esecuzione del sequestro è stata attuata dai carabinieri congiuntamente all'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Reggio Calabria, in ottemperanza alle disposizioni sancite del Codice Antimafia.




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