L'ultimo appuntamento, la violenza sulle donne in scena con la Compagnia di Irene
Cultura e Spettacolo Calabria Catanzaro

L'ultimo appuntamento, la violenza sulle donne in scena con la Compagnia di Irene

sabato 4 dicembre, 2021

Catanzaro, 2 Dicembre - C’è festa su Corso Mazzini, riapre il bar Imperiale, locale storico. Una ferita al cuore della città era stata la sua chiusura. Noi siamo felici e non soltanto per questo. Torniamo a teatro al Supercinema dopo due anni e lo facciamo per assistere ad un’opera che sappiamo sarà interessante. Ne siamo certi perché conosciamo le qualità del laboratorio teatrale Nuovascena, diretto da Romina Mazza e presieduto da Salvatore Conforto.

Il Supercinema è un gioiellino nel cuore della città ed è una gioia rivederlo gremito. Il pubblico è quello delle grandi occasioni: molti sono attori e registi di altre compagnie cittadine, tanti sono anche i giovani.

Si spengono le luci in sala e la breve e poetica narrazione della voce fuoricampo di Salvatore Conforto ci chiarisce subito che ci scontreremo con una società che vuole il controllo sulle donne, ma, nella quale, ci sono anche donne che non sono più disposte ad accettare: “I fili, una donna, se li tira da sola”.

Si accendono le luci sul palco e si svela la sala di un bar, con tanti alcolici e musica dance. A mano a mano si anima con tante donne che sperano di lenire il dolore nell’alcol e nel ballo. In compagnia trovano, invece, il coraggio di raccontare la propria storia.

Ha inizio così un’opera di quelle che ti prende e non ti lascia, nemmeno alla fine, neanche l’indomani mattina al risveglio. Tanto è graffiante.

È un cuore che batte, forte. Di un battito che ti rimbomba in testa e tiene alta l’attenzione. Corre, rallenta e poi corre ancora. E insieme a lui batte il tuo. Ti accompagna in un viaggio che attraversa emozioni e sentimenti forti, lungo più di duemila anni. Si, perché il delitto d’onore c’era nell’antica Roma e si è evoluto fino ai giorni nostri. Anche l’idea che la donna sia inferiore all’uomo ha percorso secoli sostenuta pure da uomini che celebriamo come grandi pensatori.

La qualità di scrittura di Romina Mazza e la bravura delle attrici consentono di entrare in empatia con i personaggi e le loro storie. E così ci ritroviamo a sentire come nasce un amore, quali aspettative e quali sogni porta con sé, e poi la delusione e il dolore quando lascia con gli occhi gonfi o pubblica le foto intime sul web o, addirittura, costringe a prostituirsi. Quando si spinge fino a uccidere. Ci fa provare il dramma di chi ha il mostro in casa e non se ne accorge o di chi viene violentata da un estraneo per strada. Ci fa vivere tutta la forza di quelle donne che hanno il coraggio di ribellarsi.

Non è, però, soltanto un’opera che vive, pensa anche. Ed ecco che indaga sul perché si accettano le violenze dal proprio uomo che dovrebbe, invece, soltanto amare; sui motivi che inducono paura a denunciare; perché suocere, uomini e, a volte, anche altre donne, sostengono che “è stata lei a cercarsela”? Perché chi dovrebbe proteggerle spesso arriva troppo tardi?

Un’opera che grida forte: “Ogni donna violentata sono io, perché nessuna donna va a cercarsi una violenza. Io ho scelto di parlare!”

Tutto ciò, e molto di più, è stato possibile grazie a interpretazioni di grande spessore.

Romina Mazza, sceneggiatrice e regista, incanta anche come protagonista. Straordinaria  nella donna siciliana che per prima ha avuto il coraggio di ribellarsi al delitto d’onore mettendo in moto un movimento di pensiero che ha portato finalmente all’abrogazione.

Azzurra Conforto è una miscela esplosiva di talenti. Interpreta, canta, collabora alla regia, con grande qualità. Canta T’appartengo di Ambra Angiolini; Vorrei che fosse amore di Mina; Giudizi Universali di Samuele Bersani; La prima cosa bella di Nicola di Bari; Diego e Io di Brunori Sas. Le sue interpretazioni inducono alla riflessione: una ragazza dell’est Europa convinta a venire in Italia da chi diceva di amarla, che poi la fa schiava e la costringe a prostituirsi; un’altra che cede alle lusinghe di un ultimo appuntamento; un’altra ancora in cui sfoggia un accento romanesco molto curato e ci fa entrare nella psicologia di una donna che crede di poter gestire la situazione, ma non ce la farà.

Vanessa Curto, nonostante la giovane età, porta in scena una grande esperienza. È sempre un piacere ammirare la sua presenza scenica. Perfetta in tutto, straordinaria nei panni di Saman Abbas, la ragazza pakistana scomparsa mentre si trovava in casa con i genitori, colpevole di voler studiare e pretendere di innamorarsi seguendo il suo cuore.

Roberta Paparazzo, super applaudita per le intense interpretazioni, in particolare quando mostra che può essere anche una donna ad uccidere il proprio uomo.

Ilenia Pia Ciambrone, brava a farci vivere il dramma delle ragazze vittime di Revenge Porn. A dimostrare quanto sia importante denunciare. Appassionata nel monologo di Francesca che racconta l’amore e poi la tragedia vissuti con Paolo.

Daria Mirante Marini, la conosciamo da alcuni anni. Cresciuta nel laboratorio possiamo oggi apprezzare i progressi artistici. Non soltanto interpreta ma ci offre  una grande prestazione suonando l’ukulele e cantando Skinny Love.

Maria Rita Galati, a lei va un plauso particolare. È entrata da poco in questo mondo e tiene bene il palcoscenico. Utilizza la sua esperienza di giornalista per raccontare la drammaticità dell’argomento, denunciare chi legittima la violenza, muovere una critica ai consigli che le donne dovrebbero seguire per difendersi, in quanto alcuni di essi limitano la loro libertà. Invitare, piuttosto, a interventi di tipo preventivo. Non manca, però, la sua verve ironica, apprezzata dal pubblico.

Una lunga standing ovation sottolinea l’alto gradimento di tutti i presenti.

Nel dare merito alle attrici ci torna in mente ciò che sosteneva Ennio Flaiano: “Sono gli ottimi autori a fare i buoni attori e non viceversa”. Il nostro applauso più grande va, quindi, a Romina Mazza.

Ottimo il lavoro di Mattia Procopio, scenografo e tecnico luci e suono.

Salvatore Conforto chiude la serata con il commovente annuncio che da questa sera il laboratorio si esibirà con il nome di Compagnia di Irene. Irene era una ragazza che frequentava il laboratorio, scomparsa prematuramente a quattordici anni, che, come ci spiega Salvatore, “sarebbe stata una grandissima attrice e, forse, una grandissima regista. Aveva l’occhio, osservava, e consigliava come muoverci anche noi”.

Presto saranno comunicate le date delle prossime repliche.

Saverio Fontana

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