Economia

Il Tesoro replica al FT sui derivati: «Non esiste nessun alcun pericolo per i conti dello Stato»

ROMA, 26 GIUGNO 2013 – Dopo «le illazioni avanzate da alcune testate», nello specifico dal Financial Times, il Dipartimento del Tesoro del Mef con una nota rassicura: « Non esiste nessun alcun pericolo per i conti dello Stato legato ai contratti su derivati stipulati negli anni Novanta», aggiungendo di voler fornire «precisazioni e chiarimenti utili a comprendere che gli strumenti di protezione dal rischio di interesse oggi gestiti non comportano perdite».

Come puntualizza la nota: «La Corte dei Conti nel mese di marzo 2013, tramite la Guardia di Finanza, ha chiesto la documentazione inerente alla sola attività di chiusura di un gruppo consistente di operazioni con Morgan Stanley. Alla luce di tale richiesta abbiamo fornito tutta la documentazione richiesta, secondo tempi concordati con la Guardia di Finanza stessa, per ciascuna operazione, inclusi i contratti pregressi dai quali ciascuna operazione ha avuto origine, corredata da una circostanziata relazione esplicativa». [MORE]

Il Tesoro spiega poi come «la filosofia di fondo dell’operatività in derivati della Repubblica si basa su criteri ispirati al perseguimento dell’interesse dello Stato, mirando alla protezione dai rischi di mercato, primi fra tutti il rischio di cambio e il rischio di tasso di interesse». Nello specifico, aggiunge il Tesoro: «L’attività in derivati è stata mirata a conseguire l’allungamento della duration complessiva del debito, al fine di proteggere da un eventuale rialzo dei tassi, pagando tasso fisso e ricevendo variabile».

Detto ciò, il Tesoro sottolinea come sia «assolutamente priva di ogni fondamento l’ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l’entrata nell’euro. «Le operazioni poste in essere all’epoca sono state sempre registrate correttamente secondo una prassi consolidata, nel rispetto dei principi contabili sia nazionali che europei».

Infine, conclude la nota: «Icontrolli effettuati da Eurostat dalla seconda metà degli anni Novanta, «anche quelli conseguenti all’introduzione in più fasi di nuove linee guida sugli strumenti finanziari derivati, hanno sempre confermato la regolarità della contabilizzazione di queste operazioni».

(fonte: La Stampa)

Rosy Merola