Parola e Fede

Il riscatto dell'anima

Il sacerdote don Antonio Fiozzo risponde alla domanda di Filomena:

D. Cosa vuol dire Il riscatto dell'anima:

R.  Riscattare la propria anima vuole dire liberarla da imperfezioni, problemi, affanni, ma più specificatamente per un cristiano vuole dire liberarla dal peccato e dalle sue conseguenze.
Ma come è ribadito nel salmo 49 nessun uomo non potrà mai riscattare se stesso dal peccato:[MORE]

« Certo, l’uomo non può riscattare se stesso né pagare a Dio il proprio prezzo. Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita: non sarà mai sufficiente»
.
E questo perché dopo la caduta nel giardino dell’Eden, la vita dell’uomo è della morte e nessuno uomo può rendere a Dio ciò che gli è stato tolto attraverso l’atto della propria insubordinazione. E a Dio appartiene tutto dell’uomo: anima, spirito, corpo, i quali devono essere ridati interamente al loro Proprietario, che è anche il Signore ed il Creatore. La via del riscatto o ritorno alla vita è impossibile all’uomo, perché la vita dopo il peccato è un dono perduto e la morte non restituisce ciò che gli appartiene, né lascia ciò che ha conquistato. Nessuno, perciò, può ridarsi la vita perduta, nessuno può percorre una via di riscatto dal proprio peccato. Il peccato può essere solo perdonato da Dio.

E difatti, l’amore di Dio per l’uomo lo porta a condividere, dal di dentro, la situazione di annientamento e di dolore che l’uomo causa in sé allontanandosi da Lui.
E lo fa mediante il Figlio suo Unigenito, Cristo Gesù, Signore dell’uomo.

Cosa avviene in Cristo Gesù? “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di Lui giustizia di Dio”(2Cor 5, 21).

Egli non conosce il peccato, ma non può liberare dalla morte se non entra nella sua signoria; però non può entrare attraverso la via del peccato, perché altrimenti sarebbe rimasto prigioniero per sempre di essa; deve entrare attraverso la consegna di se stesso alla morte e deve vincere il peccato attraverso la via della morte.

Sottrarre la vita alla morte significa, perciò, consegnare la vita ad essa, solo però la vita del corpo, non dello spirito, non dell’anima. È quanto opera Cristo. Egli offre e si consegna alla morte per vincere la morte nel suo stesso regno: il peccato del mondo si accanisce contro di Lui e lo conduce alla morte, ma conduce il suo corpo, la sua anima ed il suo spirito sono interamente del Signore.

Ecco che qui si spiega anche il motivo della sofferenza di Cristo e della sua morte ignominiosa sul legno della croce. Poiché bisognava liberare, riscattare, l’umanità dalla schiavitù del peccato, la consegna del corpo alla morte era l’unica via, perché la vita splendesse nel mondo in tutto il suo fulgore.

Il riscatto-espiazione è compiuta oggettivamente da Cristo Signore a favore di ogni uomo, resta ora da compierla soggettivamente. Il “riscatto” pagato da Cristo Gesù diviene soggettivo nel suo inizio di grazia mediante i sacramenti dell’iniziazione (Battesimo, Eucaristia, Confermazione), per poi svilupparsi nella sua divina potenzialità di trasformazione dell’uomo come uomo nuovo, santo, “divinizzato”, “spiritualizzato”, “cristiforme”. Rivestito di vita eterna ed incorporato a Cristo, il cristiano partecipa della sua stessa missione: vive di Cristo e, nello Spirito Santo, compie il suo cammino verso la casa del Padre. 
 
Sac. Antonio Fiozzo

Si ricorda che ognuno può porre i propri dubbi, i propri interrogativi scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica parolaefede@infooggi.it