Il giornalismo “acido” di Carlo Verdelli: presentato stamattina il suo nuovo libro
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Il giornalismo “acido” di Carlo Verdelli: presentato stamattina il suo nuovo libro

sabato 27 novembre, 2021

“Un mosaico di grandi cronache, affrontate col rigore del mestiere e animate da una passione umana e civile”. Questo riporta la quarta di copertina del nuovo libro di Carlo Verdelli, “Acido. Cronache italiane anche brutali”, presentato stamattina presso la Sala multimediale dell’Istituto “Cristo Re” di Messina.

L’editorialista del “Corriere della Sera” è stato il protagonista del terzo degli incontri della rassegna nazionale “Messina e il Giornalismo, incontri a tu per tu con Giornalisti Scrittori”, in collaborazione con l'assessorato comunale alla Cultura, la Camera di Commercio di Messina ed il Gruppo Editoriale "GDS Gazzetta del Sud-Giornale di Sicilia". Presenti alla rassegna l’assessore comunale alla Cultura Enzo Caruso e il Direttore Editoriale della “Gazzetta del Sud” Lino Morgante.

Edito Feltrinelli, il libro di Carlo Verdelli è una raccolta dei migliori articoli del giornalista, riscritti in una chiave nuova, diversa dal passato. Il giornalista punta a un giornalismo di cultura e di approfondimento, perché solo così si può arrivare al sapere.

Come descriverebbe il suo nuovo libro?

“Acido” è un mosaico di quaranta storie che si uniscono ad una mia autobiografia personale e professionale. Gli articoli all’interno del libro sono stati riscritti con una voce nuova, una voce che prima non avevo. Ciò che voglio sottolineare è l’importanza dei dettagli perché sono quelli rendono una notizia ricordabile. Ogni articolo si può leggere indipendentemente dagli altri, come se fosse un giornale. All’inizio di ogni articolo c’è un’introduzione che contestualizza il tutto, in modo tale da far vivere la cronaca al lettore nel modo giusto.

Il primo articolo che ci viene presentato nel libro è quello sul caso Tortora. Perché questa scelta?

Ho scelto il caso su Enzo Tortora per due motivi. Innanzitutto perché questa storia contiene molti dettagli, che sono quelli che fanno davvero la differenza. Infatti, il caso Tortora è pieno di dettagli sott’ombra. Inoltre, la storia svela la parte peggiore del giornalismo.

Il modo di fare giornalismo oggi è cambiato. Si vogliono sapere tutte le notizie in tempo reale. La velocità è un mantra che si ripete in continuazione. Come si è arrivati a questo? Come si può, invece, indirizzarsi a un giornalismo più approfondito?

Rispondo riprendendo le parole del libro: “Nessuna nostalgia per come eravamo. Nessuna prevenzione su come saremo. Soltanto la speranza che, nel salto di specie, la debolezza dei vecchi giornali non si traduca in debolezza dei giornalisti e quindi del giornalismo.” La velocità è una caratteristica che è sempre stata presente nel mondo del giornalismo. Bisogna solo sapere come gestirla, in modo tale da dare le giuste informazioni, anche approfondendole successivamente.

Com’è cambiata la sua vita da quando è sotto scorta?

Sono sotto scorta dal marzo 2020, dopo aver ricevuto minacce oltre il limite della molestia. La vita cambia, naturalmente. Mi sono posto il problema se inserire questa cosa nel libro o meno. Ho deciso di raccontarla per rispetto verso i miei lettori, proprio perché all’interno c’è anche una mia autobiografia. Sono stato licenziato a causa di queste molestie, però questo fa parte del percorso professionale. Ecco perché non ho voluto ometterlo. Sono del parere che esiste la differenza tra il fare un buon giornalismo e un cattivo giornalismo. Non si parla, quindi, di giornalismo di serie A o di serie B. Il giornalismo è un servizio pubblico che si deve basare sulla qualità, che si ottiene attraverso la veridicità delle informazioni.

Perché tratta questi fatti di cronaca? C’è un filo conduttore? Quale messaggio vuole trasmettere?

Gli articoli che ho raccolto nel libro sono quelli che mi hanno colpito maggiormente, quelli che mi sono rimasti addosso. Scritti in questo modo non si trovano in nessun posto. Sono speciali. Il titolo del libro, “Acido”, è legato alla coppia della Milano bene che sfregiava i coetanei con dell’acido. Ma non indica solo questo. Acido deve essere anche il giornalismo, un giornalismo che disturba. La ragione di questo modo di fare è quella di fare passare del tempo al lettore che leggerà articoli affrontati dal giornalista secondo il suo punto di vista e i suoi approfondimenti. L’obiettivo principale non è far contento il protagonista del pezzo, ma proprio il lettore. Non si può essere acidi e basici, bisogna prendere una decisione. Il giornalista che decide di essere pirata un giorno resta pirata per sempre.

Come ha giudicato il suo operato precedente? Come concepisce il suo essere direttore?

Sicuramente non scriverei gli articoli come una volta. Li ho riscritti proprio per essere più coerente con il mio modo di scrivere attuale. In campo giornalistico si può sempre fare meglio e non si smette mai di imparare. Bisogna sempre trovare soluzioni per migliorare gli articoli. Io sono un direttore molto attento al giornale. Per me il giornale è fatto da tante viti che devono essere ben avvitate per essere efficaci. Ecco, le notizie devono essere così perché il lettore si fa un’idea di un determinato giornale anche dal più piccolo articolo che ha letto. È un mestiere privilegiato, ma ci vuole molto impegno e si fa molta fatica.


La rassegna nazionale continuerà giovedì prossimo, 2 dicembre 2021, alle ore 12:00, con Angelo Polimeno Bottai, Vicedirettore del TG1, con “Alto tradimento. Privatizzazioni, Dc, euro: misteri e nuove verità sulla svendita dell’Italia” (edito Rubettino).


Mondello Merylaura

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