Il declino dell'Italia agli occhi di Angelo Polimeno Bottai: oggi presentato il suo nuovo libro
Interviste Sicilia Messina

Il declino dell'Italia agli occhi di Angelo Polimeno Bottai: oggi presentato il suo nuovo libro

giovedì 2 dicembre, 2021

MESSINA, 2 DIC. - Un perfetto quadro storico che vuole mettere in luce il vero declino dell’Italia. Questo è “Alto tradimento. Privatizzazioni, Dc, euro: misteri e nuove verità sulla svendita dell'Italia” (edito Rubettino), il nuovo libro di Angelo Polimeno Bottai, vicedirettore di TG1, presentato oggi presso la Sala multimediale dell’istituto “Cristo Re” di Messina.

Quello di Polimeno Bottai è stato l’ultimo incontro della rassegna nazionale “Messina e il Giornalismo, incontri a tu per tu con Giornalisti Scrittori”, in collaborazione con l'assessorato comunale alla Cultura, la Camera di Commercio di Messina ed il Gruppo Editoriale "GDS Gazzetta del Sud-Giornale di Sicilia".

Come ci presenta il suo libro?

Il libro è una raccolta di testimonianze di momenti nevralgici della storia. In particolare volevo mettere in scena quelli che sono gli errori commessi in passato che ancora oggi continuiamo a pagare. Bisogna aprire la mente a tanti passaggi. Durante il boom economico, le grandi aziende erano in mano allo Stato, che sapeva in quali investire e come pilotarne la produzione. Con il tempo, però, le cose sono cambiate. Il nostro è un sistema misto, che mescola il pubblico con il privato. Il sistema statale, però, con il tempo ha appesantito i bilanci. Di conseguenza molte aziende sull’orlo del fallimento vengono vendute alle imprese pubbliche dello stato e di conseguenza si guastano i bilanci. Poi, con Tangentopoli le cose sono peggiorate. L’interesse maggiore degli altri paesi europei era quello di indebolire l’Italia, prima in lista per il suo Made in Italy. Prima dell’euro, la grande forza italiana era la lira che si poteva tranquillamente svalutare e quindi, di conseguenza, i prezzi si abbassavano, creando una certa concorrenza sul mercato.

Qual è la sua visione dell’Italia in Europa?

Io sono un convinto europeista. Per me sarebbe una completa follia far uscire l’Italia dall’Unione Europea.

Con questo libro a chi vuole rivolgersi maggiormente? Al futuro dell’Italia, quindi ai giovani o vuole fare appello a chi può fare oggi qualcosa di concreto?

Io voglio rivolgermi agli italiani. Faccio il giornalista, lavorando in un telegiornale. In questo ambiente non è permesso fare approfondimenti proprio per la rapidità delle informazioni, quindi mi servo di strumenti come i libri. Essi, infatti, mi permettono di parlare di determinati argomenti in modo più approfondito. Esistono programmi televisivi che si occupano di queste cose, ma finiscono per trasformarsi in dibattiti che sfociano nella completa confusione e accusa reciproca tra gli interlocutori. Dovremmo fermarci e comprendere perché l’euro non funziona e come risolvere il problema. Il governo dovrebbe essere il primo ad ascoltare il suo paese e agire per il bene delle persone.

Secondo lei, l’Italia dovrebbe puntare al sud del mondo e verso il suo sviluppo, per esempio in Africa?

L’Italia è predisposta geograficamente verso l’Africa, si affaccia proprio al continente. Teoricamente si potrebbe puntare allo sviluppo del sud del mondo, come appunto il continente africano, ma ci sono dei problemi. Uno di questi è stata la crisi della politica che si è manifestata con Tangentopoli. Ci sono troppi interessi politici che non vogliono che nasca una cosa del genere. A questo si aggiunge il fatto che l’Africa è un continente difficile, con una popolazione fatta ancora di tribù non abituate a un lavoro diverso dai loro standard di vita.

A suo avviso, se l’Italia non fosse entrata nell’Unione Europea, cosa sarebbe successo?

Ci troveremmo in un disastro peggiore di oggi perché stare fuori da un sistema di alleanze non conviene. Probabilmente, al di fuori dell’Unione Europea, l’Italia avrebbe creato una classe dirigente completamente improvvisata. Quindi è importante capire perché facciamo parte di questa alleanza europea. È successo, però, che alcune regole dell’UE hanno favorito alcuni paesi e sfavorito altri. In più, la pandemia e la fine del mandato della Merkel hanno cambiato le cose. Proprio con la cancelliera tedesca si poteva garantire l’immobilità delle leggi europee, mentre adesso si è più disponibili a un cambiamento. Questo però non vuol dire che sia la soluzione migliore.

Quale può essere il futuro dell’euro con Draghi?

Draghi è stato il salvatore dell’euro. Sicuramente è stato partecipe alla costruzione dell’Europa. C’è stato però un momento in cui paesi come la Germania e l’Olanda hanno raggiunto livelli tali da mettere in pericolo non solo la stabilità dell’Europa, ma anche la sua pace. Quando si stravolgono gli equilibri in maniera forte, infatti, si rischia che gli stati raggiungano un livello di conflitto. Non dimentichiamo che la Prima e la Seconda guerra mondiale nascono da un problema di questo tipo. Draghi, in effetti, si è speso per fermare la crescente potenza di questi paesi, però è stato partecipe delle operazioni precedenti. È chiaro che se si mette Draghi in certi luoghi la mentalità è quella, ma l’alternativa qual è?


Mondello Merylaura

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