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Green pass: pm Milano, No vax pericolosi con logiche branco

Lombardia > Milano

MILANO, 26 NOV - I No Vax e No Green pass nelle loro manifestazioni non autorizzate del sabato a Milano, e anche in quella del 13 novembre scorso in cui si è verificata un'aggressione ad un giornalista de La7 e al suo operatore, "agiscono in maniera compatta" con "logiche da branco e talvolta travisati" e la "pericolosità di tali frange" si manifesta anche nei confronti di "cronisti e reporter". Lo scrive il pm di Milano Enrico Pavone, del dipartimento antiterrorismo guidato da Alberto Nobili, nel decreto di perquisizione, eseguito stamani dai carabinieri, a carico del 62enne di Sesto San Giovanni (Milano) accusato di violenza privata aggravata per aver costretto "con violenza e minaccia" il cronista televisivo a interrompere il lavoro che stava svolgendo.

L'uomo, stando agli atti, avrebbe agito con "un gruppo di almeno dieci soggetti rimasti ignoti" rivolgendo al giornalista "frasi ingiuriose" e poi lo avrebbe accerchiato assieme agli altri. Avrebbe anche "violentemente" afferrato "la telecamera dell'operatore" spostando l'obiettivo verso il basso.

Queste forme di violenza nei confronti dei giornalisti, scrive la Procura, "appaiono particolarmente allarmanti". Le "frange oltranziste" dei manifestanti, infatti, di cui fa parte anche il 62enne indagato e perquisito oggi, non hanno capacità di autocontrollarsi, né dimostrano "un minimo contegno nei confronti delle Pubbliche Autorità presenti", né nei confronti di "cronisti e reporter" che svolgono il loro lavoro per permettere "un corretto diritto all'informazione".

Nella stessa manifestazione del 13 novembre, come in altre, ci sono stati "episodi di contestazione più o meno accesi che vedevano quale obiettivo i reporter" spesso chiamati "terroristi". Negli atti si legge anche che il 62enne con "indole aggressiva e sprezzante" è già stato denunciato pure per resistenza a pubblico ufficiale nell'ambito del corteo non autorizzato. Cortei in cui si inseriscono, spiega la Procura, persone "aventi scopi ben precisi finalizzati ad elevare il livello dello scontro" anche "con l'uso di armi improprie".

Da qui l'esigenza di proseguire le indagini sulla "rete organizzativa" attraverso la quale vengono compiute le "azioni di protesta", tramite un "assiduo scambio di contatti". Su questa linea va anche la perquisizione nell'abitazione del 62enne col sequestro di dispositivi informatici e altro materiale.