Estero

Giornata internazionale dei popoli nativi: Amnesty accusa i governi americani

9 AGOSTO 2012 - Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei popoli nativi, una giornata importantissima che celebra le comunità indigene che si trovano sempre più in difficoltà e rischiano di sparire. Oggi le popolazioni native sono presenti in circa 90 paesi in tutto il mondo, la più alta concentrazione riguarda il continente americano, l’Australia e l’Africa, e comprendono circa 370 milioni di persone. Ieri, alla vigilia della Giornata, il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon, ha rilasciato delle dichiarazioni sull’importanza di tutelare e valorizzare le comunità indigene. "Dobbiamo sforzarci di più per riconoscere e rafforzare il loro diritto di controllare la loro proprietà intellettuale e aiutarli a proteggere e sviluppare il patrimonio culturale e le conoscenze tradizionali, che sono in fondo a beneficio di tutti noi" ha detto Ban Ki-Moon. [MORE]

Ma il problema più grande che le popolazioni indigene devono affrontare, è riuscire a sopravvivere nei propri territori martoriati dalle grandi industrie e su cui, ormai, non riescono ad avere più alcun diritto. In merito a questo Amnesty International ha reso noto, proprio ieri, un importante documento, in cui muove delle accuse nei confronti dei governo americani. Secondo Amnesty i governi americani invadono impunemente i territori delle comunità indigene, senza interpellarle o rendere loro noti i progetti e, infischiandosene del territorio e di chi ci vive, badano solo ai propri profitti. "Gli stati hanno l'obbligo di coinvolgere i popoli nativi nelle primissime fasi di ogni processo decisionale che possa riguardarli” ha dichiarato Mariano Machain, coordinatore della campagna sui diritti economici, sociali e culturali di Amnesty. Machain ha anche aggiunto che "i megaprogetti possono avere un forte impatto negativo sulle comunità native e dovrebbero andare avanti solo se le comunità interessate esprimessero il loro consenso, libero, preventivo e informato". Spesso le industrie e le grandi compagnie parlano di progetti di sviluppo, facendo così intendere che lavorano per il territorio, ma in realtà gli oleodotti, le autostrade, le miniere o le centrali idroelettriche non portano alcuno sviluppo nei luoghi in cui sorgono, anzi li distruggono.

Non si tratta però solo dei danni al territorio, si tratta anche di rompere gli equilibri, di minacciare la cultura, le tradizioni, la religione, la dignità e la sopravvivenza di queste persone. Negli ultimi anni alcune popolazioni, stufe di vedere calpestati i propri diritti e di non riuscire a opporsi ai poteri forti, si sono rivolte alla Corte intramericana dei diritti umani. In Guatemala, nel dipartimento di San Marcos, nel 2003 è sorta una miniera della compagnia canadese Goldcorp Inc. La Commissione intramericana ha stabilito che in questi anni la miniera ha avuto un impatto, sia direttamente che indirettamente, su 18 popolazioni maya che vivono in quella zona. Nel dipartimento di San Marcos territorio ha infatti subito un forte inquinamento, inoltre fra le comunità e le famiglie sono sorti dei conflitti e chi si dimostra contrario alla miniera subisce delle azioni intimidatorie.

Ci sono moltissimi esempi di soprusi e di violazione dei diritti che le popolazioni indigene subiscono a causa dei poteri forti, la Giornata internazionale dei popoli nativi celebra perciò non solo le comunità ma soprattutto i loro diritti, in particolar modo il diritto a esistere.

(foto da www.asca.it)

Laura Lussu