Dipendenze in Sardegna: comunità a rischio. Intervista a Don Carlo Follesa
Salute Sardegna

Dipendenze in Sardegna: comunità a rischio. Intervista a Don Carlo Follesa

giovedì 8 dicembre, 2011

CAGLIARI, 08 DICEMBRE 2011- Il Piano Nazionale Antidroga 2010-2013 ispirato al Piano d’azione UE contro la droga 2009-2012 e alla V Conferenza nazionale politiche antidroga, non ha avuto risvolti efficaci in Sardegna. Si registra, infatti, un aumento del numero di tossicodipendenti e la diffusione di nuove tipologie di droghe e nuove dipendenze, come quella da internet e dal gioco d’azzardo on-line.[MORE]

In occasione del ventiduesimo anniversario dell’Aquilone, Centro sardo di solidarieta’, fondato l’8 dicembre 1989, la parola al suo presidente, Don Carlo Follesa, da sempre impegnato nella lotta all’emarginazione e al disagio sociale. A capo di una vasta associazione Onlus comprendente servizi di pronta accoglienza, comunità terapeutiche, strutture residenziali, l’unità di strada, centri d’ascolto, associazione famiglie, cooperativa reinserimento e cooperativa lavorativa.

Don Carlo crede che sia necessario un riadattamento della legislazione esistente?

Decisamente. Occorre rivedere la relazione istituzioni-comunità, la tipologia dei contratti tra comunità e Asl e , soprattutto, l’abolizione dei tetti di spesa massimi che equivalgono ad impedire l’accesso dell’utenza. Da settembre, infatti, non potevamo accogliere nessuno in struttura. L’accoglienza gratuita è attualmente possibile grazie al volontariato. I finanziamenti sono nulli.

Punto principale del P.A.N: riabilitazione e reinserimento lavorativo dei ragazzi che hanno ultimato positivamente il programma in comunità. Le istituzioni collaborano per garantire loro un reinserimento sociale e lavorativo dignitoso?

Assolutamente no. Non si accetta e non si finanzia l’accompagnamento sociale e lavorativo del ragazzo. Se vengono elargiti contributi questi vanno non alle comunità ma ai Comuni che nella maggior parte dei casi di disinteressano di utilizzarli .

Esistono sempre discrepanze di presupposti  e finalità tra s.e.r.t e comunità o la collaborazione si è rafforzata?Abbiamo diverse culture sugli obiettivi da raggiungere e sull’uso del farmaco sostitutivo. Con alcuni si collaboraproficuamente, ma esistono anche esperienze negative di collaborazione.

L’Aquilone è dotato anche di strutture specifiche per la cura delle cosidette “nuove droghe”?

Non abbiamo strutture specifiche perché riteniamo sia fondamentale lavorare non sulla sostanza , ma sulla persona e sulle cause che la persona ha dentro di sé.

È favorevole alla divulgazione di campagne informative sulla droga sin dalle scuole elementari?

Non sono favorevole in quanto credo che la vera prevenzione sia un sistema educativo familiare basato su valori sani e positivi e impartito sin dalla tenera eta’.

Don Carlo grazie  e buon lavoro


Le comunita’ terapeutiche  risultano  al giorno d’oggi lo strumento più efficace di cura da qualsiasi forma di dipendenza. Occorre, quindi,  una revisione urgente della legislazione, affinché venga garantito un sostentamento economico continuo senza tetti massimi di spesa, che grazie al lavoro di instancabili volontari e professionisti, garantisca un’ attività incessante nella lotta alla droga.

Federica Spiga


 


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