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"Deserto particular" di Aly Muritiba, il candidato brasiliano agli Oscar. Intervista al protagonista Antonio Saboia: "un film sovversivo e necessario"

Campania > Napoli

Per la rubrica UNCUT GEMS – diamanti grezzi, Deserto particular di Aly Muritiba: le interviste di Antonio Maiorino sui migliori film d’autore del cinema contemporaneo mondiale. Spesso, inediti (in Italia), non ancora “sgrezzati” dallo sguardo dello spettatore; spesso, autentici gioielli nascosti.

È questione di corse. C’è quella agli Oscar 2021, per cui il Brasile ha scelto di farsi rappresentare dal film Deserto particular di Aly Muritiba, visto in Italia alla 78esima edizione del Festival di Venezia nell’ambito delle Giornate degli Autori. C’è la corsa di Daniel (Antonio Saboia), con cui inizia il film: più che il footing di routine di un poliziotto che vuole tenersi in forma – per quanto sospeso per atti violenti – sembra uno sfogo autodistruttivo di una mente tormentata. E poi, correre da qualcuno: come fa lo stesso Daniel per raggiungere Sara, conoscenza virtuale da cui si sente fortemente attratto. Chi abbia sotto mano la scheda col cast del film, si renderà conto di un bug del sistema: il personaggio femminile di Sara è interpretata da Pedro Fasanaro, che ha un nome maschile. Si comprende precocemente, quindi, come Daniel scoprirà – o l’aveva già capito? – che la donna per cui si è imbarcato in un viaggio nel nord-est aperto e progressista del paese possieda un’identità sessuale e di genere più complessa. Facile intuire che nell’era del Brasile di Bolsonaro un film come quello di Aly Muritiba sia una polveriera. Da cui far esplodere preconcetti sessisti, patriarcali, machisti. Il centro della deflagrazione, pare, è nel personaggio di Daniel: ecco perché siamo corsi a parlarne col protagonista, l’attore franco-brasiliano Antonio Saboia, visto di recente anche nel pregevole Bacurau (2019).


LA TRAMA DI DESERTO PARTICULAR

Daniel, un agente di polizia quarantenne, è stato sospeso. È sotto inchiesta con l'accusa di aver commesso atti violenti. Quando Sara, la persona con la quale ha una relazione virtuale, smette di rispondere ai suoi messaggi, si dirige verso nord, intraprendendo un viaggio apparentemente insensato. Mostra la foto di Sara, ma nessuno sembra riconoscerla. Finché non spunta un tizio che a determinate condizioni potrebbe farli incontrare. (Sinossi ufficiale)


IL TRAILER DI DESERTO PARTICULAR




L'INTERVISTA: ANTONIO SABOIA RACCONTA DESERTO PARTICULAR

ANTONIO MAIORINO: il regista Aly Muritiba ha rivelato che per ottenere questo ruolo hai “lottato”: ne avevi sentito parlare e ti saresti offerto di interpretarlo. E di fatto, lo stesso regista riconosce che sin dall’inizio è stato convinto dall’energia che hai profuso nel progetto. Cosa ti aveva colpito al punto dell’idea iniziale di Deserto particular?

ANTONIO SABOIA: praticamente tutto. Il tema che affrontava e il contesto politico che lo produceva. La sceneggiatura mi è sembrata sovversiva e umanista. Ho sentito che la storia che proponeva aveva bisogno di essere raccontata con urgenza. Sono rimasto commosso dal percorso del mio personaggio e da come un uomo così fortemente condizionato da un ambiente conservatore sia portato a decostruire alcune delle sue più forti credenze.


A.M: il film inizia con Daniel, il tuo personaggio, che attraversa correndo gli spazi deserti e silenziosi della città. Non sarà l’unica scena “solitaria”. Com’è per un attore interagire con un ambiente vuoto, senza avere la possibilità di modulare la propria interpretazione drammatica sulla base del rapporto con un altro personaggio?

A.S: le scene silenziose e solitarie comportano un lavoro duro e complicato perché non ci sono battute della sceneggiatura e interazioni umane con cui farle fluire. Tutto ha bisogno di essere interiorizzato ed espresso in modi più sottili dal tuo corpo: è una danza con il vuoto.


A.M: mi ha colpito il fatto che il titolo Deserto particular appaia solo a 30 minuti dall’inizio del film. Secondo te, la storia di Daniel ha davvero inizio in quel momento, quando lascia la città per cercare Sara, oppure ritieni che nella prima mezz’ora ci sia già stata un’evoluzione del personaggio?

A.S: immagino che il percorso di Daniel nel mettersi in discussione e nel realizzare un’evoluzione di sé abbia inizio davvero solo quando appare il titolo. Prima di ciò, impariamo a conoscere la sua situazione, chi sia quest’uomo, le sue lotte, la violenza che si porta dietro ma anche la sua umanità, espressa per esempio da quanto sia legato alla propria famiglia. È un ex agente di polizia sollevato dall'incarico per aver mandato una giovane recluta in ospedale. La Polizia Militare è stata creata per lavorare in strada in Brasile ed è sempre stata un’istituzione molto conservatrice e violenta. Era quindi importante conferire umanità al personaggio di Daniel e dargli modo di poter vivere la propria evoluzione personale.



A.M: Daniel non ha mai un vero dialogo con suo padre, sia per le condizioni di salute mentale di quest’ultimo, sia per evidenti difficoltà di comunicazione. C’è una scena struggente di una telefonata di Daniel al padre, che si conclude in un frustrante e sofferto silenzio. Nella costruzione del personaggio, come descriveresti la relazione tra Daniel e il “lato maschile” della sua famiglia?

A.S: dovevo capire prima da dove venisse la sua violenza. Daniel è cresciuto senza una madre o una qualsiasi presenza femminile forte, ricevendo un'educazione molto severa da parte del padre poliziotto e del nonno militare. Anni di condizionamento sessista e lo stesso periodo nella polizia militare hanno contribuito, senza dubbio, a gettare le basi della sua personalità. Direi, quindi, che tutto il suo machismo e la sua omofobia siano strutturali, acquisiti, cioè, per via dell’educazione e attraverso un condizionamento socio-professionale. Non credo che sia davvero convinto da tutto ciò, conserva piuttosto una certa distanza critica che gli dà spazio sufficiente per decostruire le proprie convinzioni. Certo è che il suo punto di partenza è in una concezione molto conservatrice e machista di cosa sia la mascolinità e di cosa debba essere. Questo è anche uno dei motivi problematici per cui decide di attraversare il paese alla ricerca di Sara: è il tipo di uomo che non accetta un "no" come risposta.


A.M: Nella sua ricerca di Sara, Daniel s’imbatte in Fernando, senza nemmeno sapere esattamente chi sia, intuendone solo una qualche forma di conoscenza con la donna. Nella loro conversazione in barca, Fernando riferisce a Daniel che Sara lo considera “dolce ma anche pericoloso”. Hai dunque dovuto infondere questo doppio umore di dolcezza e brutalità nel tuo personaggio? L’hai vissuta come una potenziale contraddizione?

A.S: penso che la nostra personalità sia composta di molti strati in evoluzione, spesso contraddittori. Un’esibizione “sgargiante” di machismo potrebbe a volte nascondere una profonda fragilità emotiva. Il film si rivolge proprio a questo travestimento emotivo di Daniel, alla sua armatura psicologica e a come il protagonista si lasci andare per sperimentare qualcosa di completamente nuovo per sé.


A.M: quando Daniel scopre l’identità sessuale di Sara, la sua reazione appare rabbiosa, ma Sara gli risponde che lui si stava prendendo in giro, perché in fondo ha sempre saputo che è “lei”, in realtà, era un travestito. Come hai interpretato, allora, quella scena? Come un Daniel scioccato, o come un Daniel che finge di essere scioccato, ingannando sé stesso come dice Sara?

A.S: può darsi che in quel momento si stia onestamente ingannando. In fondo, dentro di sé, sin dal primo incontro in discoteca, doveva aver capito tutto. Il fatto è che per mesi ha avuto a che fare con il lato femminile di Sara e così ha coltivato quella fantasia di donna ideale. È stato accecato da tante cose: dalla sua passione, dal suo dolore, dalla sua educazione. Così, quando poi l’ha incontrata personalmente, semplicemente non ha voluto riconoscere ciò che invece allo spettatore appare immediatamente evidente. Penso che non abbia permesso a sé stesso tale possibilità. “Vuole” vedere una donna in Sara, perché quella è l’unica opzione giusta per un uomo come lui. La sua sorpresa è quindi genuina ma allo stesso tempo costruita dal suo stesso condizionamento sessista.



A.M: nelle scene più fisiche di Deserto Particular, come l’incontro tra Daniel e Sara in discoteca, è stato più utile per te abbandonarsi all’istinto attoriale o trovare un’intesa con Pedro Fasanaro (l’attore che interpreta Sara) attraverso molte prove?

A.S: un po’ tutte e due le cose. Abbiamo costruito l'inizio virtuale della relazione tra i nostri personaggi attraverso delle prove a occhi bendati in cui simulavamo per ore telefonate senza mai vederci. All’inizio avevamo dunque solo le nostre voci e le nostre storie, che abbiamo condiviso per costruire una massa di ricordi e creare lo spazio per sentimenti e desideri. Tutto questo ci ha sicuramente preparato per quella scena in discoteca. Sul set, però, lasciamo poi che fosse l’intuito a completare il lavoro.


A.M: “Chi sei?”, “Cosa vuoi?”. In generale, domande di questo tipo sono fondamentali per la definizione drammatica di ogni personaggio. Nel tuo caso, sono domande specifiche che Sara rivolge a Daniel. Credi che, a differenza dell’inizio della storia, alla fine Daniel sia in grado di rispondere a questi interrogativi?

A.S: Daniel finisce per accettare quello che ha appena vissuto ma non credo che abbia pienamente capito cosa gli stia succedendo e la portata di questi avvenimenti nella sua vita. Penso che la fine del film sia in realtà l’inizio di un lungo viaggio personale, una sfida rivolta a molte delle cose che pensava di sapere di sé Lo lasciamo all'alba di una nuova comprensione di sé stesso.


A.M: chiudo rifacendomi nuovamente alle dichiarazioni del regista Aly Muritiba, quando ha affermato che Deserto particular è un film di incontri in un periodo difficile: “con l'elezione di Jair Bolsonaro, tutte le minoranze, le donne, gli indigeni, la comunità LGBTQI+, i neri, sono perseguitate in modo sistematico e il paese è diviso tra il sud conservatore e il nord/nord-est progressista”. In quanto protagonista del film, hai condiviso questa visione, sottilmente politica, o ti sei concentrato solo sugli aspetti tecnici e cinematografici della storia, evitando riferimenti alla corrente situazione politica del Brasile?

A.S: non nasconderò il fatto che sono stato attratto da questo progetto anche per ciò che rappresentava nell’ambito del contesto attuale del Brasile. Ho sentito che la sceneggiatura fosse sovversiva in senso positivo e necessaria. Quindi, sì: sono d’accordo con ciò che ha detto Aly Muritiba a proposito di ciò a cui stessimo mirando. Daniel rappresenta di sicuro il tipico elettore di Bolsonaro ed è questo che rende la sua evoluzione così interessante e stimolante. Detto questo, una volta che t’immergi nell’universo del personaggio, in ciò per cui lotta e nelle sue motivazioni autentiche, non c’è più spazio per un giudizio di tipo politico. La sua umanità deve prevalere, così possiamo trovare la speranza al termine del suo percorso. Penso che Deserto particular sia proprio questo: la speranza del cambiamento. E Dio sa quanto ne abbiamo bisogno proprio adesso in Brasile.


SCHEDA DEL FILM

TITOLO ORIGINALE: Deserto particular
TITOLO INTERNAZIONALE: Private Desert
PAESE: Brasile, Portogallo
DURATA: 120'
GENERE: drammatico
REGIA: Aly Muritiba
SCENEGGIATURA: Aly Muritiba, Henrique Dos Santos
MONTAGGIO: Patricia Saramago
CAST: Antonio Saboia, Pedro Fasanaro
FOTOGRAFIA: Luis Armando Arteaga
MUSICA: Felipe Ayres
PRODUTTORE: Antonio Gonçalves Junior
PRODUZIONE: Fado Filmes, Grafo Audiovisual (BR)


(immagini: fotogrammi da Deserto particular. In copertina, Antonio Saboia e Pedro Fasanaro interpretano Daniel e Sara, dettaglio di fotogramma; all'interno: Antonio Saboia come Daniel; Antonio Saboia e Pedro Fasanaro come Daniel e Sara in una scena in discoteca. Si ringraziano Maria Lanfranchi, Gloria Zerbinati e Anna Luiza Muller)


Antonio Maiorino