Cronaca

Coronavirus. Primo giorno mini-stretta, tutti in coda ai supermercati

Raggi e Sala, ripristinare i vecchi orari. Città deserte
ROMA, 21 MAR - I parchi e le strade svuotati, il traffico quasi inesistente, nessuna fila verso il mare, città deserte, ma code ai supermercati da nord a sud sempre più lunghe. E' la fotografia del primo giorno della nuova stretta anticoronavirus decisa dal Governo.

Lo stop a qualsiasi attività ludica e ricreativa all'aperto, la chiusura di parchi, ville storiche, aree giochi per bambini e giardini pubblici e lo sport autorizzato soltanto nei pressi delle abitazioni hanno di fatto svuotato le città. Domani si conoscerà il bilancio delle trasgressioni. Quello di ieri è stato pesante: 10mila i denunciati (su 223.633 persone controllate) cifra record in un solo giorno dall'avvio dei controlli, l'11 marzo.

E la Procura di Milano sta valutando di applicare una norma più dura dell'articolo 650 del codice penale, ossia l'articolo 260 del testo unico delle leggi sanitarie, che punisce chi non osserva un ordine "legalmente dato per impedire la diffusione di una malattia infettiva" con l'arresto fino a 6 mesi non 'oblabile', come invece l'altro reato, cioè non si può pagare per cancellarlo. Ad aumentare sensibilmente sono state oggi le decine e decine di persone che si sono messe in fila per fare la spesa.

"In questi tre giorni sono ricominciati gli acquisti di massa", fa notare Giorgio Santambrogio, presidente dell'Associazione Distribuzione Moderna (Adm) che rappresenta la grande distribuzione in Italia, con circa 27 mila punti vendita da Nord a Sud. A suo giudizio "il caos" è stato determinato dalle diverse ordinanze che non hanno certo aiutato e così "gli italiani sembrano fare la spesa come prima di entrare in guerra". In effetti la situazione è molto frammentata: alcune regioni hanno ridotto gli orari e altre come la Sicilia, il Veneto e l'Emilia Romagna hanno chiuso supermercati ed ipermercati la domenica. Ma ad essere contrari a riduzioni e chiusure sono molti sindaci, in testa Sala, Raggi,

De Magistris. A Milano fuori dai punti vendita la gente ha cominciato a mettersi in fila alle 6.30 e le code hanno coinvolto interi isolati. "I supermercati devono rimanere aperti e sto facendo la mia parte", ha tuonato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala sostenendo "più si riducono gli orari e più le code aumentano e questo non va bene". Anche la sindaca di Roma Virginia Raggi ha chiesto al Governatore Nicola Zingaretti di ripristinare i consueti orari dei supermercati perché "si creano assembramenti che il personale non riesce a arginare efficacemente con la conseguenza che deve coinvolgere la polizia locale".

A Torino pochissime persone in giro e ancora meno le auto, assenza di assembramenti nei giardini e nei parchi della città: le uniche code, anche qui, c'erano agli ingressi dei grandi supermercati. In Veneto domani gli unici esercizi commerciali che resteranno aperti saranno le farmacie, le parafarmacie e le edicole. Anche l'Emilia-Romagna ha chiuso i supermarket e i negozi alimentari di domenica. "I lavoratori del settore hanno operato in queste settimane in condizioni molto difficili e in modo continuativo: mi pare sacrosanto - ha sottolineato il presidente Bonaccini - garantire anche a loro il meritato riposo". Non sono marcate le file anche davanti ai supermercati di Napoli "dove - evidenzia il sindaco Luigi de Magistris - c'è la tendenza ad avvicinarsi" e si dice "'d'accordo con le chiusure serali e notturne di supermercati ma non a comprimere troppo gli orari perché il rischio è assembrare le persone". Per tutta la giornata stesse le stesse scene si sono replicate a Bari e a Palermo agli ingressi di supermercati e ipermercati, dove il governo regionale ha adottato la chiusura domenicale per gli alimentari.