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PNRR. Decreto semplificazioni. Nuove regole per gli appalti. Leggi i dettagli

Lazio > Roma

Contratti pubblici e semplificazioni: affidamenti diretti, rotazione, subappalto e PNRR. Gli aspetti salienti degli appalti pubblici “semplificati” in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza Ci siamo. Il PNRR è ormai cosa fatta e il legislatore è in fermento per consentire ai soggetti attuatori di darvi corso, rapidamente e con efficienza1. Parole d’ordine: semplificare e agevolare! Dal reclutamento nella P.A., alle modifiche alla L. 241 del 1990 e per finire agli appalti, per gli operatori del settore, verrebbe da dire, “…una parola!”.

dunque arrivato il momento di tracciare un primo quadro sugli aspetti salienti degli appalti pubblici “semplificati” orientando le riflessioni sui principali istituti introdotti dal D.L. 76/2020, convertito con L. 120 del 2020 e dal D.L. 77/2021 convertito con L. 108 del 2021 (e in parte già modificato dal D.L. 121/2021).

Il core della riforma: affidamenti diretti e rotazione sino al 30 giugno 2023

Già dal D.L. 76 il legislatore dell’emergenza ha introdotto nuove soglie per gli affidamenti diretti, derogando all’art. 36, 2° comma del Codice dei contratti nonché all’art. 157: 150.000,00 Euro per i lavori pubblici e 139.000,00 (come da ultima modifica del D.L. 77) per i servizi, forniture e servizi per l’ingegneria e l’architettura.

È bene, però, comprendere che non si tratta di un mero aggiornamento di soglie – viceversa non sarebbe stata necessaria la deroga – ma di un nuovo e più snello affidamento diretto. Oggi, procedere con un affidamento ex art. 36, 2° comma, è anacronistico e ciò per le evidenti conseguenze di dover applicare istituti ad esso collegati che mal si conciliano con le esigenze di speditezza di cui alla normativa emergenziale (si pensi al dover verificare il carattere transfrontaliero dell’affidamento, o al dover considerare l’esclusione automatica non con 5 offerte ma con 10).

Il M.I.M.S (Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile) nel parere n. 735 del 24.9.2020 ha espressamente chiarito che “Non si tratta di una disciplina facoltativa [quella dei DL Semplificazioni]; le nuove procedure sostituiscono, infatti, fino al 31 dicembre 2021 [ora giugno 2023], quelle contenute all’art. 36 del d.lgs. 50/2016. Si tratta di procedure di affidamento più snelle e “semplificate”, introdotte nell’ottica di rilanciare gli investimenti ed accelerare gli affidamenti pubblici. Tenendo conto di tale finalità, cui è sotteso il nuovo assetto normativo in materia di contratti pubblici, si ritiene che non sia comunque precluso il ricorso alle procedure ordinarie, in conformità ai principi di cui all’art. 30 del d.lgs. 50/2016, a condizione che tale possibilità non sia utilizzata per finalità dilatorie. Gli affidamenti dovranno avvenire comunque nel rispetto dei tempi previsti dal nuovo decreto e potranno essere utilizzate le semplificazioni procedimentali introdotte. In tal caso, si consiglia di dar conto di tale scelta mediante motivazione”.

Sempre il M.I.M.S. nel successivo parere n. 764 del 20.10.2020 reso in materia di affidamento diretto prima stesura D.L. 76/2020, ribadisce il concetto:

Si rappresenta che per gli affidamenti di importo inferiore a 150.000 euro per lavori e di importo inferiore a 75.000 per servizi, il d.l. semplificazioni ha previsto l’applicazione dell’affidamento diretto. L’affidamento diretto, in quanto tale, avviene sic et simpliciter e dunque non presuppone una particolare motivazione né, tanto meno, l’esperimento di indagini di mercato. Non è neppure prescritto l’obbligo di richiedere preventivi. Il legislatore, infatti, per appalti di modico importo ha previsto tali modalità di affidamento semplificate e più "snelle" al fine di addivenire ad affidamenti in tempi rapidi. Resta fermo che occorre procedere nel rispetto dei principi di cui all'art. 30 del d.lgs. 50/2016.

L’eventuale confronto dei preventivi di spesa forniti da due o più operatori economici rappresenta comunque una best practice, salvo che ciò comporti una eccessiva dilazione dei tempi di affidamento che, invece, sarebbe in contrasto con la ratio che informa l’intero decreto semplificazione. Giova inoltre precisare che, negli affidamenti diretti, non essendovi confronto competitivo, anche l’eventuale raffronto tra preventivi non presuppone l’utilizzo di un criterio di aggiudicazione. Quanto all'eventuale richiesta di preventivi ed alle relative modalità, rientra nella discrezionalità della Stazione appaltante, competente in materia, determinare le modalità attraverso cui addivenire all'individuazione del proprio contraente diretto”.

Il principio di rotazione “semplificato”

Appare chiaro, dunque, che dopo i tentativi del D.L. 32/2019 (c.d. Sblocca Cantieri), la crisi sanitaria ed economica ha sdoganato definitivamente l’affidamento diretto che, notoriamente, costituisce la percentuale più rilevante – e più attenzionata in termini di rischio anticorruttivo - di tutti gli appalti in Italia2. Tuttavia, per controbilanciare tale esigenza di politica economica con quella di ridurre i rischi legati alle politiche di prevenzione della corruzione e garantire, quindi, trasparenza ed efficienza, il legislatore ha operato in due direzioni:

Rafforzando il principio di rotazione;

Estendendo gli obblighi di trasparenza di cui all’art. 29 del Codice degli appalti anche agli atti esecutivi (accogliendo, nei fatti, le recenti interpretazioni del Consiglio di Stato – Ad.Pl. n. 10/2020 - in tema di accesso agli atti e accesso generalizzato).

Esaminiamo il primo aspetto che qui interessa in modo particolare.

I D.L. 76/2020 e 77/2021 hanno declinato in due modi il principio:

a) In riferimento agli affidamenti diretti: il D.L. 77, come anche il precedente, ribadisce che non sia necessaria la consultazione di più operatori economici ma ritiene che questi «siano scelti…in possesso di esperienze analoghe…nel rispetto del principio di rotazione»;

b) In riferimento alle procedure negoziate ex art. 63, estese sino alla soglia comunitaria di cui all’art. 35, il D.L. 76 ha introdotto il concetto di “dislocazione territoriale”.

Andiamo per ordine ed esaminiamo il caso a). Cosa vuol dire che occorre individuare un operatore affidatario “in possesso di pregresse e documentate esperienze analoghe a quelle oggetto di affidamento”? Il M.I.M.S. ha così risposto a tale quesito3:

In base a quanto previsto dall’art.1, comma 2 lett. a) del decreto 77/2021, come modificato dalla legge 108/2021, occorre che i soggetti affidatari siano “in possesso di pregresse e documentate esperienze analoghe a quelle oggetto di affidamento”, comunque nel rispetto del principio di rotazione. Appare corretto il riferimento ai requisiti di capacità tecnica e professionale di cui all’art. 83, co.1 lett. c).”.

A ben vedere, dunque, non sembra trattarsi di una modifica particolarmente rilevante dal momento che l’affidatario è scelto, di norma, non solo perché “operatore di fiducia” (nel rispetto sempre del principio di rotazione meglio declinato nelle Linee Guida ANAC n. 4, tutt’ora in vigore) ma anche perché in possesso dei requisiti di capacità tecnica e professionale. In ambito di lavori pubblici, quindi, si farà riferimento ai requisiti di cui all’art. 90 del D.P.R. 207/2010 se si è all’interno della soglia dei 150.000,00 € o del sistema SOA, per importi superiori.

Più incisivo, invece, appare il principio di rotazione nelle procedure ad invito laddove il legislatore ha ritenuto che si debba tenere conto “anche di una diversa dislocazione territoriale delle imprese invitate, individuati in base ad indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici” (Art. 1 D.L. 76). Si attribuisce, in buona sostanza, alle stazioni appaltanti il compito di trovare il punto di equilibrio nella modalità di diversificazione territoriale che garantisca il rispetto del principio comunitario di non discriminazione.

Il tema non è nuovo, in realtà, perché richiama la querelle sorta intorno alle procedure Me.Pa. e alla selezione degli operatori sulla base della c.d. clausola di territorialità. Appare utile, sul punto, richiamare la sentenza del Consiglio di Stato, Sez. III, del 18/10/2019 n. 5290 nella quale si sancisce che: «Non appare irragionevole la c.d. clausola di territorialità contenuta nel disciplinare di gara effettuata nell’ambito del MEPA laddove nel caso di specie l’ambito territoriale individuato dalla stazione appaltante non includa ambiti territoriali infra-comunali o comunque significativamente ristretti, bensì il territorio di tre regioni».

Si tratta, a ben vedere, di un principio di buon senso che invita le stazioni appaltanti ad applicare il principio di rotazione – prima – e la dislocazione territoriale – poi – in termini di “ragionevolezza”, ovvero più segnatamente, in termini serventi al principio di concorrenza.

Illuminante è certamente la lettura del recente Consiglio di Stato la cui Sez. V, del 17/ 03/ 2021, n. 2292, che ha chiarito come l’applicazione generalizzata del principio di rotazione trova due limiti, uno di carattere generale nel caso di selezione mediante procedura aperta che non imponga una preventiva limitazione dei partecipanti; ed uno di carattere concreto che richiede una valutazione rispetto alle caratteristiche del mercato di riferimento.

Deve, quindi, esserci chiaro che il principio di rotazione non va applicato come fosse una causa di esclusione (Tar Lazio, II, 09 dicembre 2020, n. 13184) ma va inteso come principio relativo, servente e strumentale a quello di tutela della concorrenza e deve, quindi, trovare applicazione nei limiti in cui non incida negativamente su quest’ultimo.

Il subappalto dal 1° novembre 2021: i chiarimenti del MIMS, ANAC e INAIL

Ed eccoci ad un altro aspetto di forte impatto sulla riforma del Codice degli Appalti: l’eliminazione del limite di subappaltabilità delle prestazioni di un contratto di appalto. Era ormai atteso da tempo, ovvero da quando la Corte di Giustizia Europea aveva sancito l’illegittimità della normativa italiana in materia rispetto ai principi comunitari (infrazione 2018/2273 inviata dalla Commissione Europea il 24 gennaio 2019).

L’art. 105, comma 1, in vigore dal 1° novembre 2021, prevede nella seconda parte:

I soggetti affidatari dei contratti di cui al presente codice eseguono in proprio le opere o i lavori, i servizi, le forniture compresi nel contratto. A pena di nullità, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 106, comma 1, lettera d), il contratto non può essere ceduto, non può essere affidata a terzi l’integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto, nonché la prevalente esecuzione delle lavorazioni relative al complesso delle categorie prevalenti e dei contratti ad alta intensità di manodopera. È ammesso il subappalto secondo le disposizioni del presente articolo.”.

Al netto delle considerazioni sulle “categorie prevalenti” che rivelano un probabile errore concettuale facilmente superabile in sede interpretativa e che non genera problemi applicativi, rileva in questa sede estrapolare per punti i concetti espressi in questo primo comma riformulato:

il contratto non può essere ceduto;

Non può essere affidata a terzi l’integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto;

Non può essere affidata a terzi la prevalente esecuzione delle lavorazioni relative al complesso delle categorie prevalenti;

Non può essere affidata a terzi la prevalente esecuzione dei contratti ad alta intensità di manodopera.

Il M.I.M.S., con il parere 998/2021, ha chiarito che: “prima di affidare un appalto occorre necessariamente individuare la/le prestazioni, le categorie per i lavori, indicando le prestazioni o le lavorazioni da eseguire direttamente a cura dell’aggiudicatario. Si rammenta, inoltre, che vige il divieto di cessione dell'appalto di cui all'art. 105, comma 1 del Codice, ribadito anche dall'art. 49 co. 1 del dl 77/2021 che prevede espressamente: […] Quanto alla possibilità di prevedere l'eventuale divieto di subappalto, questo deve essere espressamente previsto nei documenti di gara e dovrà essere adeguatamente motivato”.

Il comma 2 dell’art. 105, prevede poi che le stazioni appaltanti, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 30, previa adeguata motivazione nella determina a contrarre, indicano nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto da eseguire a cura dell’aggiudicatario in ragione:

delle specifiche caratteristiche dell’appalto, ivi comprese quelle di cui all’articolo 89, comma 11 (SIOS);

dell’esigenza, tenuto conto della natura o della complessità delle prestazioni o delle lavorazioni da effettuare, di rafforzare il controllo delle attività di cantiere e più in generale dei luoghi di lavoro e di garantire una più intensa tutela delle condizioni di lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori ovvero

di prevenire il rischio di infiltrazioni criminali, a meno che i subappaltatori siano iscritti nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori di cui al comma 52 dell'articolo 1 della legge 6 novembre 2012, n. 190, ovvero nell’anagrafe antimafia degli esecutori istituita dall’articolo 30 del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229.

Cosa succede, in sintesi, dal 1° novembre?

a) Nei capitolati di gara le Stazioni Appaltanti dovranno individuare le prestazioni o le lavorazioni che l’aggiudicatario dovrà eseguire direttamente, fermo restando che la categoria prevalente dei lavori (o le prestazioni prevalenti dei servizi) non potranno essere subappaltate per oltre il 49,9%;

b) Il divieto di subappalto deve essere adeguatamente motivato in ragione della specificità delle prestazioni;

c) Le categorie SIOS ex art. 89, comma 11, del Codice degli appalti rileveranno solo per il divieto di avvalimento, venendo meno il limite del 30% della loro subappaltabilità per effetto dell’abrogato comma 5 dell’art. 1054;

d) Sino al 30 giugno 2023 i subappaltatori non devono essere indicati in fase di gara con la conseguenza che è ancora sufficiente indicare nei DGUE le categorie/lavorazioni oggetto di subappalto senza indicare le imprese subappaltatrici. L’aspetto qualificatorio sarà, quindi, verificato – assieme ai requisiti art. 80 - al momento della stipula del contratto.

A tale forte liberalizzazione del subappalto, corrisponde una modifica di responsabilità. Il comma 8 dell’art. 105 introduce, infatti, la responsabilità in solido del contraente principale e del subappaltatore nei confronti della stazione appaltante in relazione alle prestazioni oggetto del contratto di subappalto.

Inoltre, anche il comma 14 del medesimo articolo è stato completamente riscritto, venendo meno il divieto per l’affidatario di praticare, per le prestazioni oggetto di subappalto, gli stessi pressi unitari risultanti dall’aggiudicazione con un ribasso superiore al 20%. Al suo posto è previsto che “il subappaltatore, per le prestazioni subaffidate a terzi, deve garantire gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto e riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e normativo non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l’applicazione dei medesimi contratti collettivi nazionali di lavoro, qualora le attività oggetto di subappalto coincidano con quelle caratterizzanti l’oggetto dell’appalto ovvero riguardino le lavorazioni relative alle categorie prevalenti e siano incluse nell’oggetto sociale del contraente principale”.

Sul punto, si segnala il chiarimento fornito dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 1507 del 6 ottobre 2021 che spiega le condizioni cui soggiace l’applicazione dell’obbligo di cui al comma 14. In particolare, segnala l’Ispettorato, le prestazioni in subappalto devono essere ricomprese nell’oggetto dell’appalto e risultare “caratterizzanti” nel contesto delle attività da eseguire; oppure, devono ricadere nell’ambito della categoria prevalente e, in tal caso, devono essere altresì incluse nell’oggetto sociale del contraente principale

Al ricorrere di tali condizioni, il subappaltatore sarà quindi tenuto ad assicurare ai propri lavoratori, nell’ambito del contratto di subappalto stipulato, “(…) trattamenti economici e normativi non inferiori a quelli che avrebbe riconosciuto l’appaltatore/subappaltante al proprio personale dipendente in ragione del CCNL dal medesimo applicato”.

La medesima nota richiama, infine, il principio sancito dall’art. 30, comma 4 del Codice secondo cui “al personale impiegato nei lavori, servizi e forniture oggetto di appalti pubblici e concessioni è applicato il contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quelli il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto o della concessione svolta dall’impresa anche in maniera prevalente”.

Anche su tale aspetto, l’Ispettorato – senza però chiarire concretamente le modalità operative - ritiene che “ciò che conta è essenzialmente l’oggetto del contratto di appalto ed è ad esso che occorre riportarsi nella selezione del CCNL”.

Gli appalti del PNRR, PNC e fondi Strutturali UE

Se quanto sin ora rappresentato trova applicazione sia negli appalti ordinari (se pur inquadrati nel sistema emergenziale del D.L. 76) che in quelli finalizzati all’attuazione del PNRR, il D.L. 77/2021 ha riservato talune norme di semplificazione ai soli appalti finanziati in tutto o in parte dai fondi in questione, tra cui anche quelli del PNC e dei fondi strutturali.

L’obiettivo è chiaro sin dalla lettura dei Dossier del 26 luglio 2021 della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica; realizzare i traguardi e degli obiettivi stabiliti:

dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR);

dal Piano nazionale degli investimenti complementari (PNC);

dal Piano nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030.

In tale ottica vanno inquadrati i principali istituti acceleratori come l’appalto c.d. “super” integrato ammesso per l’attuazione degli interventi del PNRR, PNC e fondi strutturali.

Vediamo dunque, in breve, gli istituti specifici per gli appalti legati all’attuazione del PNRR, PNC e fondi strutturali dell’UE.

Art. 44 - Semplificazioni procedurali in materia di opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto

Riguarda le sole 10 opere di cui all’Allegato IV del DL 77/2021. Per la loro attuazione, quindi, sono previsti termini e procedure ad hoc per l’acquisizione del parere del Consiglio dei lavori pubblici sul PFTE (Piano di Fattibilità tecnico ed economico); sull’attivazione e conclusione della Conferenza di Servizi e sull’indizione della gara per l’affidamento dei lavori.

Art. 47 - Pari opportunità e di genere, nei contratti pubblici PNRR e PNC - Art. 47 quater - tutela della concorrenza nei contratti pubblici finanziati con le risorse del PNRR, in favore delle piccole e medie imprese.

Una norma da forti contenuti politici che si pone l’obiettivo di tradurre in clausole di gara, i contenuti etici di tale scelta. Si comprende lo sforzo del legislatore che sembra, però, introdurre nuovi adempimenti che mal si conciliano – almeno ad una prima lettura – con gli intenti acceleratori e di semplificazione.

Cosa prevede in estrema sintesi l’articolo in questione:

In relazione alle procedure afferenti al PNRR e PNC, gli operatori economici che occupano più di 100 dipendenti sono tenute a redigere ogni 2 anni un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile. Gli stessi producono, a pena di esclusione al momento della presentazione dell’offerta, copia dell’ultimo rapporto;

Gli O.E. che occupano più di 15 dipendenti, entro 6 mesi dalla conclusione del contratto, sono tenuti a consegnare una relazione di genere, la certificazione ex art. 17 L. 68/99 e una relazione sull’assolvimento degli obblighi di questa legge;

I Rapporti e le relazioni, trasmesse alla RSA e ai consiglieri di pari opportunità, devono essere pubblicati nella sezione Amministrazione Trasparente.

Sono, inoltre, previsti requisiti premiali dell’offerta per promuovere imprenditoria giovanile, parità di genere e inclusione sociale, quali:

Punteggi aggiuntivi per mancati atti o comportamenti discriminatori accertati nell’ultimo triennio;

Punteggi aggiuntivi per l’adozione di misure per favorire le pari opportunità generazionali e di genere

Tra i requisiti necessari, invece, si riscontrano:

Assolvimento obblighi L. 68/99

Assunzione dell’obbligo di assicurare quota di almeno il 30% delle assunzioni necessarie all’esecuzione dell’appalto all’occupazione giovanile e femminile.

Da ultimo, il legislatore ha inteso prevedere - compatibilmente con il diritto dell'Unione europea e con i principi di parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità - anche criteri premiali per agevolare le piccole e medie imprese (art. 47 quater).

La definizione delle modalità e dei criteri delle misure riportate nell’art. 47 sarà oggetto di apposite linee guida a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Vedremo se e come tale articolato si confronti positivamente con i principi costituzionali e quelli comunitari.

Art. 48 - Semplificazioni in materia di affidamento PNRR PNC e fondi strutturali (modificato dal D.L. 121/2021)

La norma prevede la possibilità di ricorrere alla procedura negoziata senza pubblicazione di bando, di cui all'art. 63 del codice degli appalti (o 125 del medesimo codice per i settori speciali), nella misura strettamente necessaria, quando, per ragioni di estrema urgenza derivanti da circostanze imprevedibili, non imputabili alla stazione appaltante, l'applicazione dei termini, anche abbreviati, previsti dalle procedure ordinarie può compromettere la realizzazione degli obiettivi o il rispetto dei tempi di attuazione di cui al PNRR nonché al PNC (Piano nazionale complementare) e ai programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell'Unione Europea.

Come si nota, rimane l’impostazione del D.L. 76/2020 che introduceva l’urgenza e l’estrema urgenza richiedendo l’onere motivazionale solo nel secondo caso.

Il D.L. 121 del 2021 ha già introdotto una modifica all’articolato, disponendo – in una forma poco chiara – che “Al solo scopo di assicurare la trasparenza, le stazioni appaltanti danno evidenza dell’avvio delle procedure negoziate […] nei rispettivi siti internet istituzionali. La pubblicazione […] non costituisce ricorso a invito, avviso o bando di gara a seguito del quale qualsiasi operatore economico può presentare un’offerta”.

In buona sostanza, la norma obbliga le stazioni appaltanti a rendere pubblico, sin dalla fase di indizione, l’avvio della procedura di gara ad inviti senza che questo autorizzi gli operatori economici non invitati a voler comunque partecipare (in linea con la giurisprudenza del Consiglio di stato, sez. v, sentenza del 12 settembre 2019, n. 6160).

Inoltre, sono previsti:

L’anticipazione del prezzo sino al 30% del valore del contratto (per gli interventi che esulano dal PNRR, PNC e fondi UE, tale possibilità è, ad oggi, limitata sino al 31.12.2021);

È nominato per ogni procedura un responsabile unico del procedimento che valida e approva ciascuna fase progettuale o di esecuzione del contratto anche in corso d’opera;

la possibilità di prevedere un sistema premiale per l’uso nella progettazione dei metodi di modellazione digitale (BIM) la cui definizione è rimandata ad uno specifico D.M. del M.I.M.S.;

È ammesso l’affidamento di progettazione ed esecuzione dei relativi lavori anche sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica5:

Sul PFTE posto a base di gara, è sempre convocata la Conferenza dei Servizi di cui all’art. 14 comma 3 del L. 241/90 (Conferenza facoltativa);

L’affidamento avviene mediante acquisizione del progetto definitivo in sede di offerta o, in alternativa, mediante offerte aventi ad oggetto la realizzazione del progetto definitivo, esecutivo e il prezzo;

In entrambi i casi, l’offerta del prezzo indica distintamente il corrispettivo per le singole progettazioni e per i lavori;

Alla Conferenza dei servizi indetta per l’approvazione del progetto definitivo, partecipa anche l’affidatario ed è convocata entro 5 gg dall’aggiudicazione o dalla presentazione del progetto definitivo dal RUP;

Il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici è reso esclusivamente:

Sui progetti di fattibilità di lavori pubblici di competenza statale, o comunque finanziati per almeno il 50% dallo Stato, «il cui valore, limitatamente alla componente «opere civili», è pari o superiore a 100 milioni di euro». In tali casi il parere riguarda anche la congruità dei costi;

Decorsi 30 giorni (silenzio assenso) il parere si intende reso favorevolmente.

Art. 50 - Semplificazioni in materia di esecuzione dei contratti PNRR, PNC e fondi strutturali

Infine, l’articolo in questione prevede uno specifico potere sostitutivo qualora decorrano inutilmente i termini per la stipula, la consegna lavori, la costituzione del Collegio Consultivo Tecnico, nonché altri termini anche endoprocedimentali. In tali casi, il responsabile o l’unità organizzativa titolare del potere sostitutivo, d’ufficio o su richiesta, esercita tale potere entro un termine pari alla metà di quello previsto.

La norma, infine, prevede che siano sempre inseriti nei documenti di gara il premio di accelerazione e le penali per i ritardi, entrambi da computarsi in deroga all’art. 113 bis del D.lgs. 50/2016, tra lo 0,6 e l’1 per mille dell’ammontare netto contrattuale e la cui somma non può superare il 20% dello stesso.

1. Recenti sono le istruzioni tecniche fornite dalla Ragioneria Generale dello Stato con la Circolare del 14 ottobre 2021, n. 21 per la selezione dei progetti PNRR;

2. Si veda, ad esempio, quanto emerge dalla relazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato su “La gestione degli acquisti di beni e servizi da parte del Ministero della difesa e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca” relativa al periodo 2014-2017, approvata con delibera n. 5/2020/G.

3. Parere n. 987 del 2021;

4. In tal senso, il chiarimento dell’Anac del 6 ottobre 2021

5. Il comma 7 fa rinvio alle Linee Guida del MIMS sui contenuti del PFTE che sono state approvate il 31 luglio 2021. (Altalex)