Interviste

Berlino 25 anni dopo, il ricordo di chi c'era: intervista a Gaspare Antonio Lo Coco

BERLINO, 9 NOVEMBRE 2014Sono passati 25 anni dal crollo del muro di Berlino, eppure, per coloro hanno vissuto quel giorno, il ricordo non ha tempo. Si parla di oltre decine di migliaia di giovani, e non, che si sono precipitati verso il muro per cambiare la storia e per riunificare una città divisa da quasi trenta anni.

Gaspare Antonio Lo Coco, originario di San Mango D’Aquino (CZ), era lì quel giorno, quasi per una casualità, e ha raccontato ad Infooggi le sue impressioni e la gioia di vivere quel momento. Gaspare era ospite da amici berlinesi, quel famoso 9 Novembre del 1989, e si trovava nella parte Ovest per partecipare ad una competizione sportiva.

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Berlino, 9 novembre 1989. Che sensazioni ha provato quel giorno?

‹‹Ero con gli amici berlinesi nei pressi della porta di Brandeburgo, per puro caso. Stavamo facendo una classica passeggiata nel cuore di Berlino e la nostra presenza lì era occasionale. Quando mi sono reso conto di quanto stava avvenendo, non ho pensato a momenti storici o altro di eclatante, mi sono lasciato prendere dall´euforia che padroneggiava la folla immensa, saltavo e gridavo gioiosamente, come gli altri, si rideva ci si abbracciava: insomma, era una enorme e festante bolgia››.

C'erano molti italiani lì? Ritornando in Italia, le reazioni sono state diverse?

‹‹Ho saputo che gli Italiani presenti erano tantissimi e giovanissimi,che si sono fatti notare per il particolare calore, tipico nostro, di fare festa. Al ritorno in Italia, ho notato, che la notizia era stata presa come dato di fatto: giustamente il muro, a noi, riguardava poco››.

Berlino, dopo il crollo. La società tedesca, secondo lei, porta ancora nel cuore quel giorno oppure l’ha completamente rimosso, lasciandolo solo come cimelio storico da mostrare ai turisti?

‹‹Sono tornato a Berlino, mi pare per il 6 di gennaio, giorno più giorno meno, per una corsa simbolica tra le due Germanie. Il muro era caduto politicamente ma fisicamente esisteva ancora. Ricordo che nevicava e, dopo la corsa (dalla porta di Brandeburgo, a viale dei tigli sino alla torre e ritorno) mi sono recato sotto il muro, adiacente a dove mi trovavo, e ho notato, simpaticamente, che gli Ex Est - ancora adesso vengono indicati cosi - si erano accampati. Naturalmente erano personaggi singolari e vendevano, ai turisti che incominciavano ad arrivare, numerosi pezzettini di muro e, se volevi, ti fornivano di martello e ti sceglievi tu il pezzettino da staccare,ma costava di più››.

Se un evento del genere accadesse oggi, secondo lei, vedrebbe la stessa partecipazione? Sarebbe ancora plausibile pensare a decine di milioni di ragazzi pronti a distruggere un muro per la loro libertà?

‹‹I tedeschi hanno ancora un buon ricordo dell'evento, anche se gli è costato caro in termini di moneta e di ideologia. Per me, oggi, avrebbe forse più successo, visto l'evolversi delle comunicazioni e di un maggiore senso di comunità››.

Oggi, Berlino mostra i resti di quel giorno, è una città che porta avanti la sua storia: il muro è il suo passato, il suo presente e sarà, certamente, il suo futuro. Il muro rappresentava la divisione estetica di una nazione già diseguale e, oggi, dopo 25 anni dalla sua caduta, le divergenze non sono state ancora totalmente appianate.

Erica Benedettelli

[immagine da ilnuovoberlinese.com]