Al MGFF Alessandro Capitani presenta "I nostri Fantasmi". Intervista
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Al MGFF Alessandro Capitani presenta "I nostri Fantasmi". Intervista

giovedì 4 agosto, 2022

Catanzaro, 4 Agosto - Alessandro Capitani è un regista e sceneggiatore italiano di successo. Dopo una lunga gavetta da regista e sceneggiatore di cortometraggi, nel 2018 esordisce con il suo primo lungometraggio, In viaggio con Adele, che sarà il miglior film al Magna Graecia Film Festival 2019. Oggi torna in gara nella kermesse diretta da Gianvito Casadonte con la sua opera seconda I nostri fantasmi.

Saverio Fontana lo ha intervistato per la nostra testata.

Benvenuto al Magna Graecia Film Festival. Quanto è importante un festival che si prende cura delle opere prime e seconde?

È importantissimo. In Italia le opere prime e secondo hanno grande difficoltà a uscire, a essere viste in sala, e a riuscire a intercettare il pubblico. Il Magna Graecia riesce a dare visibilità e a far vedere dal pubblico opere bellissime ma poco conosciute. Sono stato qui 3 anni fa e oggi lo trovo ancora più efficiente e con una gran voglia di crescere e fare bene. Mi fa molto piacere essere ospite qui, accolto con grande entusiasmo.

 I nostri fantasmi, come nasce l’idea?

Nasce dal programma televisivo I dieci comandamenti di Domenico Iannacone in cui io facevo il film maker. Una volta ho dovuto raccontare la storia di un ufficiale giudiziario  che andava a casa delle persone per notificare gli sfratti. Tornato a Roma ho immaginato una storia in cui persone che ricevevano l’avviso di sfratto decidevano di non uscire. Ho iniziato a dare forma a quella idea ed è nato il film.

La storia è un vestito fatto indossare a un messaggio che l’autore vuole veicolare. Qual è il messaggio de I nostri fantasmi?

Al di là di ogni problema che può affliggerci nella vita, di ogni caduta, c’è sempre un’altra possibilità per ricominciare. Basta cercarla, magari osservando gli altri. In questo film i personaggi trovano negli altri lo stimolo per cambiare la propria vita. Un uomo e una donna, con i rispettivi fantasmi alle spalle, si incontrano e decidono di ricominciare insieme.

Dal soggetto alla sceneggiatura, il tuo metodo?

Per me il soggetto è la parte più bella. Sei libero da quelle regole a cui la sceneggiatura ti costringe. Io lo scrivo in prima persona, identificandomi nel personaggio che racconto. Circa 10 pagine con cui far capire il mood del film e suscitare l’interesse di chi legge. Prima della sceneggiatura passo al trattamento, che è un evoluzione del soggetto. Successivamente avviene la scalettatura, che è fondamentale. Quando la scaletta è pronta, scrivere la sceneggiatura è divertente; anche se bisogna rispettare una serie di regole.

Come si riesce, da un contesto sociale ben definito, a riuscire a estrarre valori universali che possano essere oggetto di discussione, elementi in cui ci si riconosce, in luoghi anche molto lontani e diversi?

Devi essere il più semplice possibile e raccontare le emozioni. Il personaggio affronta un viaggio, supera ostacoli, e tu lo devi raccontare attraverso le emozioni che prova, i desideri che ha.

 

 

Ti senti pienamente realizzato nella sceneggiatura o nella regia?

Quando ho diretto In viaggio con Adele io non avevo scritto la sceneggiatura e pensavo fosse molto più semplice. Ho scoperto, invece, che è difficilissimo curare la regia di un testo che non è tuo. Fortunatamente con Nicola Guaglianone, autore del testo, abbiamo lavorato in piena sintonia, abbiamo superato le difficoltà, ed è andata molto bene. Se uno sceneggiatore non si fida del regista si creano delle frizioni che possono compromettere il lavoro. Per questo motivo c’è sempre più la tendenza a essere sceneggiatore e regista della propria opera.

 

 

Consigli ai giovani che si accostano al mestieri di regista e sceneggiatore?

Di fare tanta gavetta. Di iniziare con i corti, cercando di essere originali. Molto spesso si tende a fare il verso a qualcosa che ha avuto successo. Bisogna invece ricercare una propria identità, un proprio stile riconoscibile.

 

Saverio Fontana


Foto di Antonio Raffaele

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