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Abramo. 120 licenziamenti sotto l'albero di Natale

Riceviamo e pubblichiamo
CATANZARO 18 OTTOBRE 2015 - Mario Venuti cantava: “sembrava impossibile ma invece è successo veramente…”. Quando un tempo ti chiedevano dove lavori?
Tu orgoglioso rispondevi: “Nel gruppo Abramo”.  [MORE]

Azienda solida, paragonata al pubblico impiego senza il minimo sospetto di cedimento.
Invece poi ti accorgi che dopo aver orgogliosamente prestato il tuo servizio per svariati anni, a volte con turni massacranti fatti di 12 ore consecutive, domeniche rinunciate a passarle con i propri cari perché magari c’era un lavoro urgente da consegnare, accettato per anni di non avere ne un livello in più, ne una mansione specifica ma rimanendo operaio generico, perché si sa, è meglio non andare contro l’azienda perché siamo al SUD…

Tutta questa fiducia, improvvisamente crolla con una lettera, capestra, che pare redatta da uno sconosciuto e che asetticamente e cinicamente comunica 120 esuberi.

Io c’ero quando il titolare diceva “siete la mia famiglia”, io c’ero quando sempre lo stesso dal palco della festa dei 105 anni ribadiva “la famiglia Abramo non ha mai fatto licenziamenti e mai ne farà”, c’ero quando incalzava ripetendo “sacrifichiamoci per l’azienda, altri due anni e poi vi faremo anche partecipare agli utili perché ho intenzione di quotare in borsa l’azienda”. Ma c’ero anche quando vedevo costose macchine assegnate a dirigenti senza scrupoli, gli stessi che hanno dispensato telegrammi di messa in cassa integrazione, senza nessun criterio, il giorno di S. Silvestro, c’ero quando in questi due anni erano sempre gli stessi ad essere relegati in cassa integrazione con una palese discriminazione sotto gli occhi di tutti, c’ero quando all’ennesima riunione sempre il proprietario diceva che aveva numeri sottomano e che ci saremo ripresi, c’ero anche quando alla domanda sull’esistenza di un piano industriale gli stessi colletti bianchi facevano spallucce.

Cari proprietari, dirigenti, che vi aggirate per i reparti o per la holding con fare altezzoso, volevo comunicarvi che non siete immortali, che siete anche voi come canne al vento in balia della tempesta. E quando la tempesta imperversa coinvolge e stravolge tutto ciò che incontra.

Pensate a fare il vostro gioco, ma le carte sappiatele gettare con astuzia sul tavolo e soprattutto ricordate che anche un semplice “pedone” può fare scacco matto al RE.

Un “operaio generico” Abramo printing & logistics

Notizia segnalata da (Indaco)

Foto (lavoro.excite.it)